Da qui in avanti seguiranno post ben poco epopeici come lo sono stati per la maggior parte quelli finora scritti.
Non ho tempo. Questo è tutto. E mi sono decisa a sorvolare l’ossessione da post-monologo senza il quale non pubblico la ricetta. Mi sembra una cosa un poco sciocca (ok, molto).. a volte ci sono altre priorità e tutti lo sappiamo. Quindi torneranno i momenti in cui avrò possibilità di dilungarmi come amo fare. Intanto vi comunico che non ho modo di correggere le mie fotografie, perché ho il computer riformattato da poco meno di un mese e non sono riuscita (non avuto tempo, aridaje) a reinstallare tutti i programmi, tra cui photoshop. Quindi… vi accontenterete (imperativo) di questi obbrobri. Tra l’altro il portatile che uso ha i colori del desktop sballati, per cui non riesco nemmeno a visualizzare correttamente il colore e la temperatura delle fotografie che faccio. Pensate che bello per me: dal tentativo (mai neanche sfiorato però, s’intende) di perfezionare post e immagini, al decadimento più totale. No comment.
Questa che vi propongo oggi non è tra quelle che ho ‘archiviato’ in questi ultimi mesi, assieme ad altrettante fotografie (che posterò di giorno in giorno, più avanti; chissà perché vado sempre a ritroso). Risale appena a ieri …
Prima però alcune cose vorrei raccontarle, fintantoché il tempo me lo consente (almeno oggi…). Intanto l’altro ieri sera, ovvero domenica, ho passato una serata stupenda. Sì, voglio dirvelo perché per me da sei anni a questa parte (ve lo confido spudoratamente) non mi è più capitato di passare interessanti serate in compagnia di un ragazzo diverso dal quelli che comunemente mi capita di consocere. Chi mi conosce un pochino conosce, ahimè, anche la mia teoria sugli uomini (dovrei scriverne un libro forse?). Ci tengo però – scusatemi se lo faccio, potrebbe apparire cosa non gradita – che non vi affrettiate in conclusioni please, perché per ora vorrei specificare non c’è alcuna concluse da trarre. Ciononostante voglio scrivere quello che davvero è stato per me, ossia una serata speciale, con una persona altrettanto speciale e una sorpresa dopo l’altra che mi hanno colto impreparata e di conseguenza meravigliata, perché sono state graditissime e del tutto inaspettate. Trovo che le sorprese più belle siano proprio quelle che meno ti aspetti. Sapete, ogni tanto vi capita vi sia fatta una sorpresa ma che, bene o male, ve l'aspettavate già in modo o nell’altro. Io invece non mi aspettavo nulla di tutto ciò, nulla. Non starò qui a parlarvi di noi ovviamente, ma semplicemente della prima bellissima sorpresa che mi ha riservato la serata: il ristorante La Piazzetta di Montevecchia, in Brianza, premiato come miglior ristorante della provincia di Lecco. A parte il fatto che non mi faccio influenzare da guide, premiazioni, etc. Tant’è che lo conoscevo, sì, ma non bene come ora, essendomi documentata per ben benino soltanto una volta dopo esserci stata.
Così come la descrisse Mario Soldati, “E’ tra le più belle posizioni di tutta la Brianza: uno spalto altissimo, un balcone che si erge, fuori dalle nebbie" a 24 kilometri dal Duomo di Milano, questo borgo si trova in uno dei rari scorci intatti di Brianza.
l ristorante è gestito da Walter Stuerz, una persona davvero piacevole con cui parlerei per ore e sua moglie Marinella, dalla dolcezza unica, impossibile non percepirla appena la si incontra. Questa adorabile coppia ha aperto il ristorante nel vicino 1998 e dal 2003 collabora con loro lo Chef Riccardo Crepaldi.
Il ristorante è raccolto, accogliente, ordinato, pulito, luminoso; è composto da una saletta che offre all'incirca 25 coperti che variano a seconda delle stagioni, come ben i tiene sottolineare Walter: ogni stagione propone frutti, verdure e ortaggi diversi.
Non si può pensare di trovarvi accompagnamenti o dolci al melone in pieno inverno, oppure trovare un gelato di castagne o un piatto con funghi ad aprile o maggio. I piatti seguono le stagioni e non viceversa. Se dico ciò, è perché c’è gente che di richieste del genere ne fa e pretende PURE di arrabbiarsi capite? Sì, è così. E Walter lo ha confermato.
In ogni caso noterete, dal menù in pdf presente nel sito, che i piatti variano di giorno in giorno, magari non sempre tutti, ma variano in un modo tale da avere, nel giro di un mese, un menù completamente nuovo.
Nella bella stagione si può godere di un panorama mozzafiato sulla Brianza, da una piccola balconata sulla quale è possibile prendere posto. E che panorama! Lo si intuisce dalle foto che potete vedere nel sito, ma io stessa vi assicuro che anche in tarda sera, un fitto buio intriso di luci colorate è uno splendore, da lasciarci occhi e cuore.
La cordialità e la simpatia di Walter (mi ha concesso il "tu" informale, non me lo sono presa io! Quindi ne approfitto. Vero "Sig." Walter??:) ci ha permesso di vivere dei momenti da veri protagonisti, con tutte le attenzioni di cui un ospite/cliente è certo lusingato di avere in momenti come quelli, pur sempre con assoluta riservatezza. Si vede la sua competenza e la sua esperienza: è attento, capace, esperto. E' un’ottima persona, non c'è che dire, mi ha colpito sin da subito per il suo porsi con delicatezza e prestigio.
Ora passiamo al menù della serata. Non tutto, non lo ricordo purtroppo. Ma almeno quello che abbiamo ordinato noi... con tanto di vino - dal nome alquanto difficile da pronunciare - decisamente perfetto e secondo me molto azzeccato con le pietanze scelte (scelto esclusivamente da Roberto, mi sono lasciata tranquillamente consigliare e convincere).
Una volta entrati e diretti al tavolo, ho notato che aspettava solo soletto ma impavido, un sacchettino dalla bella carta, quella carta rustica, scura, proprio come piace a me, contenente dei grissini e del pane particolare, tipico del Trentino Alto Adige (rinomato quello della Val d'Ultimo): pane di segale al cumino. Croccante, simile ad una schiacciata. Davvero buono. Io non mangio mai pane, o quasi, ma quello mi ha proprio tentato.. dal colore dorato, dal profumo deliziosamente speziato.
Come pre antipasto ci è stato portato un assaggio di trancetto di pesce spada tiepido, appena scottato su dell'insalatina condita con dell'olio (secondo me) aromatizzato e pinoli, con uno spicchiettino di arancio e un assaggio di mousse di barbabietola.. divino.
Antipasto. Entrambe abbiamo scelto un carpaccio di orata del mediterraneo tiepido, con pesto di sedano e salsa di pomodoro e capperi; un incanto di bontà. Tiepido e di una morbidezza indescrivibile che era un piacere assaporarne ogni singola fettina. D'un sapore estremamente buono il pesce, certo, ma anche il pesto al sedano l’ho approzzato moltissimo e che, suppongo, fosse fatto con le FOGLIE del sedano, perché era molto buono e profumato.

Il Primo non lo prendo mai, quindi sono passata al secondo: per Roberto un zuppa di pesce con crostini di Plenta di Storo credo si chiamasse, e se vorrà renderci partecipi del suo parere sulla zuppa gliene sarei infinitamete grata (nonostante io sia a conoscenza della sua riservatezza:).
Io invece: triglia farcita con patate, carciofi e capperi con capesante panate, il massimo che potessi desiderare. Il
sapore forte e deciso della triglia che racchiudeva una purea delicata e piacevole di patate. Attorno, delle capesante panate – tra le mie preferite dopo il mio viaggio in Francia a Sain Malo – e altri carciofini con gambo, sottili, insieme a capperi e cubetti morbidi di patate.


Per finire in dolcezza, Robi ha scelto, tra i vari dolci, un gelato di castagne proposto con un accompagnamento di sciroppo di mosto e sfoglia di caramello. Semplicemente delizioso - ha detto - perfetto come dolce autunnale.
Caffè, pastine varie…
Cosa dire... ero sazia in tutti i sensi. Sazio il palato, lo stomaco, la mente, l'olfatto... e la vista. I miei sensi erano letteralmente e completamente sazi. E poi una bottiglia di vino, Tipico del Trentino Alto Adige, Gewürztraminer “Kolbenhof” (sù coraggio dai, pronunciatelo! E con l’accendo/cadenza in dialetto però, sennò non vale). Come dicevo, l'ho trovato delizioso. Dal color giallo paglierino, dal sapore complesso. Non estremamente secco ma nemmeno il contrario, di un dolce floreale, infine equilibrato.
Ieri sono stata a Golosaria, bellissimo evento ma, scusatemi, non ho tempo di parlarvene. Ho fatto molti incontri interessanti, tra cui il piacevole re-incontro con Walter e sua moglie Mirella: aveva detto a me e Roberto che ci sarebbe stato anche lui a Golosaria, lunedì, ma non mi sarei mai sognata di incontrarlo nuovamente.. E’ stata una bella sorpresa e una piacevole occasione per un’altra interessante chiacchierata.
Una nota di merito va in particolare ad un produttore della Lombardia che ha attirato la mia attenzione: la macelleria Da Pinuccio, che vanta di carne di altissima qualità come la borroeula, uno dei piatti tipici della Brianza, che ricorre nel periodo in cui si insacca il maiale. Per questo piatto popolare della Brianza contadina, è necessario il focolare perché la borroeula va cotta sotto la brace, in bornis proprio come la castagne arrostite, chiamate boroeul. Poi lardo aromatizzato, patè di fegato di vitello, bresaola… e che bresaola! E che lardo! Assaggiato persoinalmente ma non prima di aver ascoltato attentamente e con meraviglia tutte le attenti note che Carlo raccontava sulla produzione, sulle particolarià del tipo di taglio, sulla conservazione.. e tante altre preziose informazioni.. E’ un personaggio, un vero e insolito, raro personaggio! E’ senza dubbio il migior artigiano che abbia mai incontrato e avuto il piacere di conoscere e sfido chiunque avesse occasione di conoscerlo a dire il contrario. Carlo Casati, questo il suo nome, è capace di proporre nella sua bottega – situata nella razione di Sartirana, a Merate (Via Cavour, 7; chiuso domenica e lunedì pomeriggio) – un inno goloso alla norcineria tradizionale briazola. Come dice la Guida Critica Golosa 2010 di Paolo Massobrio e Marco Gatti. E ancora: prodotti a partire dall’inimitabile Borroeula, come dicevo prima, ovvero pasta di salame crudo snervata e non insaccata, ideale per essere spalmata su fette di pane, per un aperitivo sontuoso e di qualità. E’ una preparazione antica, che i Casati si tramandano da genereazioni, e che realizzano partendo da carni di qualità assoluta e scupolosamente selezionate. Lo stesso avviene per il salame crudo, la pancetta, il lardo lavorato caldo e per altre specialità a base di carne bovina tra cui il paté di fegato di vitello conservato in gelatina, l’hamburger di vitello con erbette, le valdostane ripiene di formaggio e, soprattutto, l’eccellente (confermo al 100%) bresaola, ricavata dalla sola coscia di manze allevate nella Bergamasca e nutrite esclusivamente a latte. Tutto questo e molto altro.. parlando con lui dal vivo direttamente, si ha l’insolita grande occasione come di ‘partecipare’ attivamente ad un percorso gastronomico delle carni da macello. Un grande personaggio.
Altra nota la meritano quelli di cioccolato di bruco, brave persone e molto alla mano, simpatiche e disponibili soprattutto. Uno di loro mi ha fatto praticamente fare un percorso di assaggi del cioccolato, briciole oserei dire, briciole di cioccolato ma che, insieme, degustavamo fino all’ultima nota, fino all’ultimo residuo di sapore che permaneva in fondo alla lingua e sul palato… fino alla fine, fintanto che il cioccolato era oramai del tutto sciolto e finito ma il sapore, quello no, le note, quelle no. E sono quelle che si aspettano in un assaggio, sono le note, il retrogusto, la parte finale, quella che ti lascia a fatica, che non ti abbandona, che permane a lungo.. Ecco, quella è essenziale. Così ho assaggiato del cioccolato puro al 75%, molto buono, ma ancor di più lo era il cioccolato fondente al sale, con un mix di sale di Cernia e un altro tipo che purtroppo non ricordo. Poi tanti altri tipi tra cui il gianduia, buonissismo, ma non è il mio ideale (preferisco i puri o comunque i fondenti. Il cioccolato che disprezzo di più? Quello bianco. E lui era d’accordo con me:). Poi Praline al Ciocc’olio: praline di cioccolato Puro Extra Fondente: colore bruno, sapore ricco, complesso, e persistente.
”Ciocc’Olio” unisce il sapore del fondente ad una goccia di Olio Extra Vergina di Oliva, ottenuto dalla spremitura meccanica delle migliori olive delle cultivar Frantoio, Leccino, Ascolana. Molto buono, assai delicato. Non parliamo poi delle Praline Cabosse, un Peccato chiamato Fondente, Gianduia e granella di nocciole. E le Praline Lonzetta di Fico?, cioccolato puro extra fondente al 71% con ripieno di fichi, mosto d’uva e frutta secca. Esterno cacao National 71%, interno composto da un fine impasto di fichi bianchi, mandorle, noci, semi d’anice, dolcificati con mosto d’uva. Il tutto aromatizzato con rum e anice. Ottimo, anzi eccellente, retrogusto. Avrei continuato ad assaggiarlo ancora e ancora solo per sentirlo nel suo peccaminoso ed eccellente “finale”, da applauso.
Orbene.. quasi me ne dimenticavo. La ricetta!!
Confettura di susine e spumante (senza pectina, né mele e senza zucchero)
Proprio ieri ho fatto una confettura di susine come vi dicevo che .. originariamente non doveva essere una confettura ma semplicemente susine cotte, perché a crudo mi erano sembrate troppo acerbe, non buone. Così ho cominciato a cuocere con circa 450 gr di acqua, le susine erano poco più che 4, forse 5, piccole, tagliate a pezzi. Cuociono, cuociono... fino a che l'acqua si riduce quasi della metà... lì per lì le guardavo… e poiù le guardavo più trovavo insignificante quella cottura. Povere – dicevo tra me e me.
Il resto è venuto da sé: ho aggiunto del TIC, dolcificante senza aspartame, il migliore secondo me, poiché non si altera alle alte temperature e non ha retrogusti (vero Vale?:). Una volta dolcificato.. ho pensato al KUZU riposto nell’armadietto che mia mamma mi aveva preso in sostituzione dell'agar–agar… Niente da fare, non mi era piaciuto come sostituto, l’ho provato nelle mie preparazioni quotidiane ma non ho ottenuto il mio solito risultato. Per farlo avrei forse dovuto usare una dose di maggiore (di molto!) dell’agar e non mi andava sinceramente. In quel quantitativo usato ho ottenuto una gelificazione di gran lunga diversa dalla solita. Non che non fosse bella o buona, semplicemente non come la volevo io. Così l’ho lasciato lì nell’armadietto in attesa di bisogni futuri. A distanza di non troppo tempo – neanche una settimana - ecco che si presenta l’occasione che sembra cascare proprio a pennello! Una preparazione che non volevo gelificasse in modo consistente, ma proprio in quel modo lì, tipico del kuzu… a metà tra addensante e gelificante. Perfetto come sostituzione alla pectina! – ho pensato.
… detto, fatto …
Ho preso un buon mezzo cucchiaino di kuzu, l'ho stemperato in due cucchiai di spumante brut (Pinot Chardonnay) quindi sciolto per bene. Una volta sciolto l'ho versato dentro la composta già ridotta a metà e in continua ebollizione. Ho mescolato bene, sciacquato la scodellina che conteneva il kuzu con un altro goccino d’acqua e versato anche quella nella composta (sono maniacale, anche i ‘goccini’, i rimasugli, i pezzettini sulle pareti di una ciotola… oddio, guai a lasciarli! Non so chi mi sopporterebbe in cucina a parte… me! Ho 3 spatole da cucina, le cosiddette leccapentole … vi dice qualcosa?:D).
Ho continuato a mescolare fino alla consistenza che più mi piaceva.. tenendo in coinsiderazione che poi si sarebbe compattato ancora un po' una volta freddo.
Et voila'.

Non pensavate mica vi avrei lasciato una ricetta così vaga, vero? E’ da me?? :D
Confettura di susine
Ingredienti per un vasetto piccolo:
450 ml di acqua circa (usatene 420 ml e poi aggiungetene, in caso, dell’altra, poca alla volta, fino a che le susine finiscono la cottura)
5 susine (4 se grandi)
dolcificante TIC (q.b., circa 5 – 6 gocce) oppure zucchero (sempre q.b. a seconda dei vostri gusti ma suggerirei non troppo, non deve essere stucchevole di dolcezza, anzi)
due cucchiai di spumante brut (io Pinot Chardonnay)
1/2 cucchiaino abbondante di kuzu
Procedete come ho più o meno descritto sopra. Quindi mettete l’acqua in e le susine tagliate a pezzetti in un pentolino: portate ad ebollizione e lasciate bollire fino a che l’acqu si riduce della metà di quantitativo. Aggiungete il tic o lo zucchero (anche o zucchero di canna starebbe molto bene o della melassa). Assaggiate per regolarne la dolcezza (nel caso dello zuchero aspettate almeno che questo si sciolga! Nel caso del tic non ce n’è bisogno perché è liquido e dolcifica all’istante:).
Sciogliete in una scodellina piccola il kuzu con un goccino di acqua. Aggiungetelo alla composta e lasciate bollire ancora un po’ aggiungendo infine, un minuto o due prima di spegnere il fuoco, lo spumante.
Se prima di aggiungere il kuzu l’acqua dovesse sembrarvi ancora troppa o al contrario troppo poca, aggiungetene qualche goccio ancora oppure lasciate che evapori per un altro po’.
Ho continuato a mescolare fino alla consistenza che più mi piaceva.. tenendo in coinsiderazione che poi si sarebbe compattata anora un po' una volta raffreddata.
Tolto dal fuoco, travasate in un barattolo di vetro a chiusura ermetica (W l’IKEA!).
E' veramente squisita... non me l'aspettavo. A dire il vero non mi aspettavo nemmeno avrebbero fatto questa dolce fine le mie belle susine :) mi è piaciuta tanto come vi piace l’idea delle susine con lo spumante? Beh a me si, moltissimo. E non solo l’idea, ma soprattutto il sapore :) Dopo aver provato lo spumante con una confettura di lamponi extra, polvere di fragole e cioccolato bianco come ripieno di praline di cioccolato fondente, date in dono a Laura non molte settimane fa, ho pensato che non sarebbe stata male la mia confettura di susine con spumante… e infatti, eccezionale!
Con questa ricetta partecipo alla raccolta Con le dita nel barattolo di Martina e in collaborazioine con Giallo Zafferano