fiOrdivanilla | il Senso del Gusto: novembre 2009

sabato 28 novembre 2009

Non solo sushi: la cucina giapponese

Altro corso di cucina presso l’associazione Casa di Mela. Questa volta si viaggia più lontano che della scorsa Toscana… verso Oriente.

Non solo sushi: la cucina giapponese, un corso interamente mostrato, eseguito e spiegato con maestria dallo chef Umberto Zanassi.
Vorrei, con l’occasione, menzionare anche un suo libro a mio parere molto interessante benché non l’abbia ancora comperato perché sprovvista della pentola in questione, ma sembra molto bello e ricco di particolari spunti:
Passione e Pressione.
Chef Umberto Zanassi - foto di Giuliano Ubezio di Casa di Mela
Ci ha raccontato molto sulle usanze del Giappone, la cultura della sua gente, soprattutto della loro mentalità… dalle cose più verosimili a quelle più assurde. Uno chef simpaticissimo, Umberto Zanassi, una persona disponibile e attenta che ci ha soddisfatto e deliziato con il suo corso, risultato molto utile grazie all’insolita chiarezza e alla disponibilità a cui si sottoponeva alle nostre domande, senza dare alcuna impressione di intolleranza o di fastidio anche per quelle domande apparentemente più semplici e scontate. E scusatemi se è poco eh, ma io a certe cose faccio molto caso.
E poi c’è da dire che non lasciava nulla al caso, non dava niente per scontato. Spiegava ogni cosa.

E’ stata una serata perfettamente bilanciata tra risate, momenti di relax e degustazione, domande, commenti e discussioni…

Vuoi per sua natura, vuoi per l’esperienza maturata presso molti ristoranti tra i più rinomati d’Italia e non… fatto sta che non ho potuto fare a meno di notare la cura meticolosa che ha dedicato all’estetica del piatto o meglio –questa volta permettetemi di far uso del “francese gastronomico”- al dresser. Che non significa letteralmente “apparecchiare”, “impiattare”, ma è un termine che implica molte più cose. Come scrive Oldani nel suo libro “La mia cucina Pop”, dresser significa disporre in maniera armoniosa, con gusto, una preparazione culinaria finita e ben fatta su un piatto di servizio prima di servirla. Cosa sarà mai, direte voi. Beh, per quanto mi riguarda è una cosa a cui presto molta attenzione. Una pietanza potrà pur essere buonissima… ma è vero che l’occhio vuole la sua parte, sempre.

Tornando alla parte tecnica, il corso mi ha soddisfatto molto. Mi rendo sempre più conto di quanto i corsi presso Casa di Mela siano organizzati alla grande.. Mi si obietterà che l’organizzazione è il minimo che un’associazione dedicata ai corsi di cucina deve avere. Certamente, vi rispondo io, ma non è solo questo: è l’organizzazione di qualità quella a cui mi riferisco.

Per ora ho avuto occasione soltanto di conoscere Laura Giusti e Umberto Zanassi. Di Laura Giusti vi avevo già parlato qui. Di Umberto Zanassi ne ribadisco la bravura e in particolare sottolineo l’eccellente chiarezza con cui ha diretto l’intero corso, durato quasi oltre quattro (piacevolissime) ore. Credo non sia così semplice spiegare le tecniche della cucina giapponese, eppure lui lo ha fatto magistralmente, spiegando e al tempo stesso mostrando come eseguirle.

Sono una patita di sashimi e più in generale della cucina giapponese, sono solita preferire il sashimi al sushi infatti, così buono, morbido, naturale… il cibo perfetto per i miei gusti e il mio palato, ve l’assicuro. .. con le bacchette porto alla bocca quel piccolo trancetto di pesce, bianco o rosso che sia, intinto nella salsa di soia oppure no, e sulla lingua questo sembra sciogliersi all’istante tanta è vellutata e morbida la sua consistenza, incredibilmente cedevole. E vogliamo parlare delle zuppe? di miso, con alghe o senz’alghe, con pesce o senza, con funghi giapponesi, germogli di soia, verdurine… saporitissime. Sapore spesso conferito da un brodo leggero di pesce chiamato dashi; trattasi esattamente di scaglie di tonnetto essiccato (katsuobushi). Noi questo brodo lo abbiamo utilizzato per la soba, pasta tipica giapponese simile a spaghetti ma molto più corti, fatta di farina di grano saraceno e farina 00. Il tonnetto essiccato all’olfatto risulta molto forte, ma il brodo è di una bontà…

Ecco le portate proposte (e degustate) e alcune delle tecniche visionate nel corso della serata…
#Tempura soba
La tempura è una frittura di gamberi, verdure e pesce bianco, che i cuochi giapponesi hanno saputo renderla leggerissima con maestria e tecnica.
La leggenda narra che questa specialità risale al XV secolo quando un monsone fece naufragare dei monaci portoghesi provenienti dalla Cina.
I giapponesi li accolsero cordialmente, sebbene fossero sorpresi dalla loro barbara abitudine di mangiare con le mani anziché utilizzare i bastoncini.
Fu così che adottarono il loro sistema di friggere i gamberi con la pastella che i portoghesi cucinavano soprattutto durante le “Quattro tempora”, i giorni di digiuno e preghiera che ricorrevano in corrispondenza delle stagioni. Da qui il nome “Tempura”.
Tempura
#Preparazione del brodo per la soba
Con tonnetto essiccato, Mirin (un liquore dolce e molto alcolico), alga Kombu, soia e un poco di zenzero grattugiato.
Soba
#Preparazione del riso per sushi
- Pulitura e sfilettatura di alcuni pesci
- Esecuzione del sushi
(con branzino, rombo, tonno, salmone, gamberetti, avocado… )
Sushi 2
#Maki sushi (mi spiace ma niente foto:)
#Tamagoyaki (frittata) è quella che vedete nella foto qui sotto, ormai divisa già a listarelle poste sopra al riso SushiE’ la frittata tipica giapponese, ha un procedimento piuttosto elaborato nella preparazione, apparentemente semplice ma praticamente occorre un po’ di pratica. Occorre peraltro un padellino apposta per questa particolare frittata che risulta alla fine tipo “a strati”, come se fossero tante sottile frittatine sovrapposte.
Il padellino si può trovare ormai anche nei grossi centri come Auchan ad esempio. E’ di piccole dimensioni, di forma rettangolare o quadrata e dai bordi piuttosto alti.
Qui vedete com’è il pentolino apposito e come si adopera passo per passo. Naturalmente si può cucinare anche con una padella normale (preferibilmente piccola di teflon).

#Quenelle di crema di castagne su salsa di fagioli azuki (eccezionale)
Il sapore delicato, denso, intenso e particolare delle castagne sotto forma di crema dolce e in formato quenelle, adagiate su una gentile e consistente crema semi dolce di fagioli azuki, corposa, gustosa, in perfetto accompagnamento delle castagne, due sapori che non entrano in contrasto tra loro, ma che si trascinano l’un l’altro in un sapore che è al palato bello pastoso, un delirio di bontà, un tutt’uno di cremosità, di gran gusto, di quel rinomato e amato
dolce-non-troppo dolce … Ma la nota di contrasto c’è. Doveva esserci: in cima alla quenelle di castagne, una listerella sottile di prugna in salamoia, tipicamente chiamata umeboshi, che la ricetta la indica come ‘facoltativa’ ma che io oserei dire invece indispensabile!


-News-
Colgo l’occasione per comunicare, a chi fosse interessato, il prossimo corso a cui parteciperò:
Prepariamo i nostri regali, dolci, salati e... è il corso ideale con l’arrivo delle feste, del Natale ma non solo! Questo corso lo consiglio a chiunque possa partecipare, perché prevede tantissime preparazioni(*) (e degustazioni;P) quindi idee da sfruttare e replicare per cesti-regalo natalizi e non!
Per info contattatemi e chiedete pure! (il mio contatto lo trovate nel mio profilo e nella scheda in alto nell’Header “Casa di Mela”.

Prepariamo i nostri regali, dolci, salati e...
(*) In questo corso potrete avere tante piccole idee per preparare dolci natalizi o per regalare dolci o salati pensieri per le feste…
* Tiramisù da viaggio.
* Savoiardi al riso.
* Tortina soffice mandorle e frutta.
* Fette biscottate ai cereali.
* Misto di aromi sotto sale.
* Aceto alle erbe.
* Olio aromatizzato.
* Confettura ananas e rosmarino.
* Conserva di castagne al contreau.
* Marmellata, cipolla di tropea.
* Liquore al cioccolato e peperoncino.
* Tartufi all'armagnac.
* Rhum nel cocco.
* Terrina di carciofi ai porcini.
* Interpretazione della zucca.

Costo: 55 € Lezione + Materiale Didattico + Degustazione

mercoledì 25 novembre 2009

Baicoli veneziani a lievitazione naturale

Apro il post con una comunicazione che ritengo ben più importante:
una persona, Laura, che per me è da tempo diventata una grande amica, è stata colpita da un grosso dispiacere: la perdita del suo papà. Non oso immaginare né pensare cosa può significare una simile perdita, un vuoto incolmabile, inesprimibile, quasi inconcepibile. Credo che non ci siano parole adatte per esprimere il mio dispiacere, né parole adatte per lei in grado di esprimere il suo dolore. Il silenzio è forse il grido più forte, la “parola” più adatta, il discorso più sentito che possa compensare tutto ciò. Ma un abbraccio fatto con tutto il mio cuore e tutto il mio affetto non potevo evitarlo.
Perciò cara amica, ti porgo il mio più sentito silenzio ma con l’abbraccio più forte e più grande che tu possa immaginare. Ti stringo forte Laura, con l’affetto di un’amica che in questo momento ti è più vicina che mai.

Mi viene quasi difficile andare oltre, ma… mi tocca.

I baicoli non li avevo mai provati, né assaggiati, né visti, né fatti… poi li ho visti qui e qui, ma il “qui” non basta a rendere l’idea di chi sia l’autore e l’autrice meritevoli: Paola, di profumo di biscotti  e Albertone, di La cucina di Albertone (da cui vi consiglio di fare un salto a proposito dell’ultima interessante iniziativa intitolata Briciole di bontà, nata con lo scopo di sostenere il progetto di ricerca promosso e finanziato dall'Associazione La vita è un dono).

Vederli lì quei biscotti dalla palese e invitante fragranza, mi è bastato a solleticare quell’istinto irrefrenabile che mi fa partire in quinta e schizzare dritta in cucina a preparare gli ingredienti: niente e nessuno potrebbe fermarmi, non ci sono freni che tengano. Non è la prima volta che mi capita. E’ capitata la stessa cosa con la
Pie ai mirtilli, con la Torta alla mousse di cioccolato e cardamomo e tante altre ricette. Baicoli veneziani con pasta madre © image by Manuela VielLi avete visti no? Sono “nudi”, questo il termine che per primo mi viene in mente guardandoli nella loro assoluta semplicità. Come una rosa spoglia dei suoi petali, tenera e comunque preziosa anche nella sua nudità. Essenziale. E i biscotti? Solo vestiti del loro intenso e autunnale color nocciola. Càpitano anche nella giusta stagione allora. Si intonerebbero bene là sugli alberi, insieme alle foglie cadenti dai colori rosso  arancio  giallo  marrone… sì ce li vedo.

L’autunno è una delle mie stagioni preferite.. non che ce ne siano tante, sono solo quattro! L’altra è l’estate ovviamente.
I giorni che precedono e seguono l’equinozio d’autunno, che capita nel giorno del 22 o 23 settembre (a seconda dei Calendari e delle tradizioni), sanno un po’ di nostalgia, questo è vero - l’estate ci saluta, il freddo ci spinge a tirar fuori piumoni e cappotti, le giornate si fanno più “corte”… – ma ad esempio guardando e scrivendo ora di questi biscotti, mi sono tornati in mente i bei colori che questa stagione ci regala, inconfondibili, inimitabili… che sono un vero regalo della stagione. L’autunno ha un non so che di particolare. Non è l’inverno freddo, gelido, nebbioso, piovoso… né il caldo torrido e umido di giugno e agosto. E’ autunno. Le foglie si staccano delicate dai rami, silenziose… i vialoni camuffati di foglie sono come arcobaleni terreni dai caldi colori che non si può non percorrere in una tarda mattinata festiva, libera da impegni lavorativi, o nel tardo pomeriggio di una domenica, con le mani inguantate e infilate nelle tasche del cappotto, oppure nella fossetta che si forma tenendo le braccia strette e conserte, o più romanticamente una mano stretta nella mano del proprio uomo  e l’altra che lo tiene avvinghiato a sé per il braccio. Tutto questo passeggiando per il viale, inebriandosi di quei profumi fossero anche immaginari… ma i colori sono capaci anche di questo. A favore di questo ‘viaggiare per immagini’ mi viene in mente il noto fotografo Robert Doisneau, con le sue opere fotografiche, romantiche, personali, uniche. Come la serie di fotografie che immortalano due innamorati … in particolare il famoso "Le baiser de l'Hotel de Ville"

fonte > http://stabiae78.leonardo.itfonte > http://www.poster.net
Vedete quanto mi portano lontano dei semplici biscotti dal colore così profondo? ::)

Come dicevo, non li avevo mai assaggiati prima quindi non sapevo a che risultato dover attingere, nel senso che non avevo un modello di riferimento, se non puramente estetico e fotografico. Quindi molto spudoratamente, come i bambini che riempiono di infiniti perché i genitori (ma non solo!) senza limiti, chiedo a
Paola 
“mi dici più o meno le caratteristiche tipiche dei biscotti baicoli? Come sono originariamente? Croccanti, morbidi… come? Croccanti suppongo, a ben vedere! Solo.. è normale che il filoncino appena sfornato sia morbido? Perché l’ho appena sfornato e così è!   E ancora… “come mai si fa riposare per un giorno? E quando si vanno a tagliare il giorno dopo li ritrovo ancora morbidi oppure cosa?

E sempre gentilissima e disponibile come non è da tutti (e lo stesso vale per il formidabile Albertone) …
"Eccomi qui prontissima per risponderti: il filoncino appena sfornato è morbidissimo (ci aggiungo anche che in casa mia vanno nascosti alla vista dei miei figli perché piacciono moltissimo anche così, in questa prima fase – io, aggiungo, nella preparazione dei miei baicoli ho difatti tenuto un filoncino senza trasformarlo in biscotti; la mattina seguente l’ho usato per preparare la colazione a mia mamma, velando alcune fette con del burro e poi marmellata… è come un pan dolce, tipo pan brioche si può dire? Buono buono e morbidissimo
), poi si lasciano riposare un giorno ma giusto perché si compattino un attimino (ti confermo comunque che sono morbidi pure il giorno seguente). A questo punto vanno affettati il più sottile possibile e infornati finché assumono il colore tipico della fetta biscottata. E infatti hanno la stessa consistenza e un po' anche il sapore della fetta biscottata dolce, quindi decisamente croccante e friabile.

Copioincollo
qui la ricetta di Paola e vi consiglio davvero di farli per diverse ragioni:
- sono decisamente buoni, sanno di quel sapore tostato che io adoro, croccanti senza il rischio che si rammolliscano come accade per molti biscotti; sono particolari, almeno per me, che non li avevo mai assaggiati e considerato anche che non mi piacciono le fette biscottate da spalmare di marmellata perché troppo friabili e al primo morso di disintegrano… ed è più quello che si perde sul tavolo in briciole che quello che si riesce a tenere intero in mano; quindi questi sono perfetti da mangiare in un sol boccone per biscotto, senza problemi :)
- da quei filoncini ne vengono una quantità inverosimile… quindi perfetti da confezionare e regalare a più persone, un’idea-regalo davvero deliziosa, in tutti i sensi :)

Ecco la ricetta, che Paola ha preso da un corso
con le mitiche Sorelle Simili e che ho poi ritrovato anche nel loro bellissimo libro La buona cucina di casa:

Baicoli veneziani (con pasta madre)
Ingredienti
350 gr di lievito madre
350 gr farina di forza (va benissimo la manitoba da supermercato)
130 gr acqua naturale
90 gr zucchero
90 gr burro morbido
1 cucchiaino sale

Fare la fontana e fondere bene la pasta madre con l'acqua. Aggiungere lo zucchero, il burro morbido e il sale (ho imparato da Margherita e Valeria che il sale, con il lievito naturale, può andare a diretto contatto senza che questo ne impedisca la lievitazione, cosa che invece succederebbe utilizzando il lievito chimico). Procedere come un normale impasto sul tavolo, senza battuta. Deve risultare un impasto morbido. Formare 4 o 5 filoncini e far riposare 4 ore in luogo tiepido. Cuocere a 200° statico per 10 minuti; quando saranno freddi metterli in un sacchetto per alimenti fino al giorno dopo.Tagliarli a fettine molto sottili utilizzando un coltello a lama liscia e tagliente oppure l'affettatrice e tostarli a 150° ventilato per 10 min o più finché avranno raggiunto un bel colore nocciola.

*°*°*°*°

concludo con un breve ritorno alla poeticità della stagione, lasciandovi con una poesia a me molto cara… ma non prendetela come pessimistica (come nella sua realtà effettivamente è) ma come pura e semplice poesia

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d'accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali,
dei viali d'ippocastani.

Nazim Hikmet

mercoledì 18 novembre 2009

Il Cuuc dell’Hotel San Michele

Domenica sono stata a Pavia per alcune faccende. Faccende che si sono concluse proprio verso l’ora di pranzo, quando già sentivamo, nessuno escluso, un certo languorino. Così abbiamo deciso di fermarci da qualche parte.. abbiamo girato un po’ prima di trovare un ristorantino…

sotto

domenica 15 novembre 2009

Panini alla ricotta con farina di Kamut (a lievitazione naturale)

Questi panini hanno la loro storia (ma non la racconterò per filo e per segno, sta volta no GIURO!)… tempo fa ero capitata su una delle tante belle pagine del sito di FrancescaV. Attratta da quei panini così belli, sono stata ulteriormente colpita dagli ingredienti. Pochi, gustosi e buoni. Ricotta, strutto (o burro), semi di sesamo… la prossima volta proverò senza burro, magari aggiungendo un poco più di ricotta, credo verranno ugualmente buoni (ormai ho capito più o meno come lavorare con la pasta madre:).
Panini alla ricotta con farina di Kamut (a lievitazione naturale) - image @ Manuela VielAlla fine del post di Francesca mi sento direttamente (e involontariamente) chiamata in causa:

A chi va di riprovare questa ricetta sostituendo il lievito di birra con la pasta madre?

Ed è così che mi sono cimentata in questi buoni e morbidi panini, dall’ottimo risultato, saporiti e sostanziosi, adatti per una golosa merenda perfetta anche per i bambini (li vedo bene anche da usare in versione merenda-dolce) o da accompagnare ad un pasto, oppure da mangiare (ancor meglio) così, in tutta la loro naturalezza e bontà. Perché hanno gusto, non c’è che dire. Io ve li consiglio vivamente.
In origine questa ricetta prevedeva una
treccia, ma io li ho preferiti così, monoporzione, da regalare o da portare in tavola della serie… ‘ad ognuno il suo’!

Io li ho fatti un po’ più grandicelli rispetto a quelli di Francesca; inoltre la ricetta l’ho modificata un po’, sia per la presenza della pasta madre anziché del lievito chimico, sia perché lì per lì mi andava di apportare qualche mio piccolo personale accorgimento, anche in fatto di farine utilizzate :)
Ed eccola qua dunque la mia ricetta… Franci, è per te :)

Panini alla ricotta con farina di Kamut (a lievitazione naturale)
Ingredienti:
350 gr di farina 0
150 gr di farina di Kamut (*)
270/280 gr di pasta madre (*)
circa 200/220 di acqua naturale tiepida (circa 150 subito per sciogliere la pm e il resto a poco a poco fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo) (*)
125 gr di ricotta light
25 gr di burro
1 cucchiaino di miele (meglio il malto se lo avete)

2 rametti di rosmarino o più, precedentemente staccato dal gambo e frullato fino a renderlo fine fine e a questo punto frullato ulteriormente con
2 cucchiaini abbondanti di sale

Fate una piccola fontana e sciogliervi al centro il lievito e lo zucchero con l’acqua intiepidita; scioglietelo schiacciandolo bene con le dita meglio che potete prima di aggiungere gli altri ingredienti.
Una volta sciolto al meglio il lievito, aggiungete un po’ di farina dai lati e impastatela un poco; aggiungete ora la ricotta e continuate a impastare con il resto della farina.
Aggiungete ora il resto della farina e impastate per bene lavorando a a lungo. quando l’impasto si sta formando aggiungere il sale al rosmarino, amalgamare ed infine aggiungere il burro (o lo strutto). L’impasto finale risulterà liscio e morbido, o almeno così dovreste ottenerlo.
Mettete l’impasto in una ciotola e copritelo con un canovaccio inumidito di acqua calda (inumidito, non bagnato). Riponete in un luogo tiepido e al riparo da correnti d’aria (il forno con sportello chiuso va benissimo, magari tenendo accesa la lucina così che ci sia un minimo di innalzamento della temperatura), altrimenti appoggiato sopra al frigorifero o altro apparecchio ‘in funzione’ che abbia il motore che emette calore.
Lasciate lievitare fino a raddoppio (occorreranno circa 3 ore ma anche di più o può darsi di meno, dipende tutto dalla temperatura).
Una volta raddoppiato di volume, riprendere l’impasto e formare dei panini della grandezza che desiderate (ricordate che i tempi di cottura ovviamente cambieranno!); appoggiateli ad una certa distanza l’uno dall’altro su una teglia da forno ricoperta di carta forno. Fate attenzione davvero a distanziarli, altrimenti vi ritroverete dopo la seconda lievitazione dei panini lievitati simili a gemelli siamesi.
Formando i panini ricordate che la parte “ripiegata” dell’impasto è quella che dovrà poggiare sulla carta da forno. Quindi in poche parole la parte ripiegata dell’impasto deve essere sotto e la parte ‘liscia’ sopra. Coprite i panini e lasciateli lievitare ancora. 

Portate il forno a 200°.

Scoprite i panini, pennellateli con del latte e ricopriteli di semini di sesamo (anche quelli di lino ci stanno molto bene). Io per ricoprirli bene li ho capovolti delicatamente poggiando direttamente la parte sopra su un mucchietto di semini. Sempre molto delicatamente!

Quando il forno avrà raggiunto la temperatura,  infornate i panini e portate subito il forno a 180°. Cuocete per circa 35 minuti. La cottura di riferimento è 35 minuti, ma può essere terminata poco prima se i panini sono più piccoli. Tenete presente che dovranno apparire un poco colorati sulla superficie, quindi regolatevi anche da questo dato : )

-°-°-°-°-°-°-

Note(*)
Kamut: per la farina potete tranquillamente usare al 100% quella di kamut o variare le dosi di una e dell’altra a vostro piacimento. Io ne ho usata in una piccola parte perché non sapevo gli “effetti” della farina di Kamut.. ora che la conosco meglio (ha un’ottima lievitazione ad esempio) so per certo che è un’ottima farina da usare nei lievitati.

Pasta madre: potete usarne anche solo 250 oppure 300, a seconda di quanto tempo volete/potete lasciar lievitare. Per lievitazioni più brevi = più pm; lievitazioni più lunghe meno quantitativo di pasta madre. Io personalmente vi consiglio lievitazioni più lunghe e meno pasta madre.

Acqua: la quantità dipende dall’assorbimento della vostra farina.

Considerate, inoltre, che se usate una farina integrale, per esempio, userete un po’ più di acqua (perché ne assorbe di più di quella normale)
e avrete delle lievitazioni un po’ più brevi.

*

Consigli
Prima di adagiare i panini appena formati sulla carta da forno, ho cosparso questa di farina di mais fine (non quella precotta ovviamente!) così al momento di ‘spostarli’ per appoggiare la superficie dei panini sui semini di sesamo, non mi avrebbero dato problemi di
‘appiccicamento’ :D E poi anche per un altro motivo: prima di infornare il pane io adotto sempre un mio rito: sollevare un po’ le forme del pane per staccarle un po’ dalla placca sulla quale si saranno appiccicati per bene durante la seconda lievitazione (dalla placca o, per dire, dalla carta da forno). In questo modo ritengo cuociano meglio.

venerdì 13 novembre 2009

Corso di Cucina toscana (le zuppe)

Laura Giusti.

Laura si è raccontata parlandoci un po’ di sé. E sapete, mi ci sono ritrovata in molte cose. Lei, laureata in Lettere, io non ancora laureata ma nella stessa facoltà, con la sola differenza che io ho deciso di seguire il corso di Laurea in Sc. Umanistiche per la Comunicazione. Il resto della storia ha più o meno il suono della stessa musica.

Tra gli archivi storici della sua università (presso l’Università di Siena) si imbatte in libri di cucina, iniziando così a ricercare ricette, soprattutto ricette antiche. E’ bellissimo saperla così, ricercatrice di ricette ‘storiche’, millenarie, dagli antichi sapori, tradizioni e culture. Mi piace pensarla lì ad un grosso tavolo in legno, color ebano, con la mente quasi isolata dal resto del mondo e persa e concentrata tra le pagine ingiallite di quei libri, sfogliando, leggendo, segnando pagine, prendendo appunti, trascrivendo note.

Si appassiona a questo mondo, senza sapere che in fondo la passione per la cucina era nel suo DNA, riconoscendo successivamente il suo amore incondizionato per il mondo gastronomico che ben presto si manifesta ed evolve in una “vera e propria vocazione per il cibo e l’arte di ricevere gli ospiti”
.
Laura Giusti è una chef … anzi no, prima che chef è donna fenomenale. Con uno spirito e carica coinvolgenti. Una simpatia contagiosa. Un sorriso splendente e una tale passione per la cucina, in particolare per la sua cucina toscana, che non lascia spazio alla neppur minima possibilità di rimanere annoiati o disinteressati di tutto ciò che spiega e che fa.
Non solo si è data alla spiegazione della preparazione di ogni ricetta – sarebbe stato poco utile se così fosse stato, almeno per me che non è la sola cosa che cerco in un corso di cucina, onestamente – ma anche alla storia e alla tradizione di ogni piatto proposto nel menù della serata. Ero attenta a piacevolmente coinvolta.

Le zuppe toscane apparentemente semplici, povere, sono invece una sinfonia di sapori e di consistenze. Nella Toscana di 50 anni fa si cucinava senza fretta ciò che orti e raccolti offrivano, in base ovviamente alle stagioni.
Se si pensa alla zuppa, si pensa al contempo e quasi involontariamente al pane, ingrediente principe ed essenziale di questa portata. La cucina del pane a Firenze per esempio non è mai stata abbandonata nemmeno nell’Ottocento da monsù francesi… parliamo certamente della squisita e saporita zuppa di cavolo nero e della ribollita - sua prosecuzione – della pappa col pomodoro, resa nota dalla bellissima novella di Gian Burrasca, preparata con pane, aglio, prezzemolo, sale, basilico, olio e pomodoro, della panzanella, realizzata con pane inumidito nell'acqua e sminuzzato con verdure, del cavolo con le fette, del pan con l’olio e il pan con l’aglio, la fettunta , i cento e cento crostini…
Dico Firenze perché è qui che è possibile gustare sì la cucina tipica fiorentina ma specialmente la cucina Toscana. Firenze fin dai Tempi è sempre stata un'eccellenza culinaria basata sulla semplicità delle preparazioni e sul rispetto dei sapori naturali di materie prime di ottima qualità. Gli elementi cardine impiegati per accrescere di sapore e di profumo i piatti sono l'aglio e le erbe aromatiche, come ad esempio il rosmarino che, in Toscana, trova uso e ornamento in quasi ogni preparazione (persino nel castagnaccio).

Ultima nota di ‘carattere’ va al pane toscano e all’olio. Il primo caratterizzato dalla sua pastosità e sapore, essendo completamente privo di sale, sicché la cucina toscana (e quella umbra) sono caratterizzate da cibi molto saporiti. Ecco dunque che il pane, ‘neutro’, tende ad esaltare e valorizzare tali sapori.
E l’olio di oliva? Un grande interprete della cucina toscana, con il suo sapore corposo esalta ogni pietanza senza mai tradirne e alternarne il sapore. Così risulta essere condimento ideale per verdure crude e cotte, soprattutto lessate, ma anche per minestre e zuppe di legumi tipiche.

I piatti toscani – ergo, zuppe – della serata sono stati: la carabaccia, la zuppa dei vescovi tarlati, la garmugia, la sbroscia…..
Dovrei vergognarmene forse, ma non è così, sono sincera: non ne conoscevo neanche uno sotto questi nomi … poi leggendo, leggendo… qualcosa ho riconosciuto! Però si sa, luogo che vai, piatto (e nome) che trovi…
La carabaccia …
Quando si parla di zuppa di cipolle viene subito alla mente la famosa “Soupe à l’oignon”. Tuttavia, capostipite di tutte le moderne zuppe di cipolle può essere considerata la fiorentina Carabaccia.
Pensare che la ricetta originale – che risale al Rinascimento – è stata quasi dimenticata poiché si crede che oggi non sarebbe più tanto gradita: infatti l’antica e originale ricetta prevedeva mandorle, zucchero e cannella.
Sapete che vi dico… a me invece ispira tantissimo! E poi la cipolla bianca con la cannella e le mandorle.. hmm! Dev’essere proprio deliziosa!! Invito Dada e Patrizia a provarla! :) Già così in tutta la sua semplicità, è comunque fantastica a dir poco. L’accortezza suggerita dalla Chef Laura per addolcire la cipolla mi è stata di grande utilità. Non conoscevo questa ‘tattica’, per me è stata una novità. Sapevo dell’ammollo nel latte, ma questa no… Bisogna incidere la cipolla con una croce e immergerla in acqua fredda, portarla poi a ebollizione e lasciarla cuocere lasciandola al dente, cotta ma assolutamente al dente. La si scola, si lascia raffreddare e infine la si taglia a listarelle sottili come richiede la ricetta. Così la cipolla rimane gustosa ma non lascia quel sapore decisamente ‘tagliente’, troppo forte, caratteristico della cipolla ‘a crudo’. Rimane “solo” tutta la dolcezza del suo sapore e perché no… delicatezza a questo punto. Una cipolla delicata e amabile oserei dire, sì, proprio come un vino. Messa in brodo, non troppo, il giusto, senza neanche arrivare alla totale copertura delle cipolle e poi accompagnata dal abbondante formaggio grattugiato (parmigiano e/o gruvyère – che io però non ho fatto aggiungere) infine gratinata al forno… sensazionale.

La zuppa dei vescovi Tarlati …
La ricetta di questa zuppa di pollo ha forse dato origine alla francese soupe à la reine .
Ha un gusto delicato e gli elementi che la compongono sono tipici del periodo nel quale si suppone sia nata, il 1300. Guido Tarlati, un potente vescovo aretino, caposaldo del mangiar bene, pare abbia portato alla Corte Papale Avignonese la ricetta di una zuppa che si dice fosse proprio questa, la zuppa di pollo.

'mamma mia quanto sa di pollo e quanto è buona!" non so bene come spiegarvelo, ma il sapore del pollo e non altro si sente, pollo in stato liquido anzi, vellutato (così come la chef tanto desiderava! Infatti si può non passarlo a mo’ di crema e lasciarlo in pezzetti oppure, come abbiamo fatto noi, passarlo benissimo al setaccio dopo averlo frullato a lungo e ottenere una crema perfetta senza un minimo di grumo). Una prelibatezza, giuro. Mi è piaciuta da morire.
Insomma si tratta di una vellutata (o zuppa, se lasciate il pollo in pezzi), impastata on panna fresca e con una besciamella ottenuta con un roux bianco e del brodo quanto basta per ottenere una buona consistenza. Viene infine servita con pezzetti di pane (teoricamente) fritto (praticamente io lo eviterei e lo farei semplicemente arrostire… ^-^) e con un’ulteriore aggiunta alla crema di filetti sottilissimi di pollo.
La descrizione delle altre preparazioni la lascio segreta : ) scherzo.. semplicemente non ho ulteriore tempo da dedicare a quelle prelibatezze che descriverei molto molto volentieri… Vi lascio solo dicendovi dell’ultima preparazione, la sbroscia: è un’antica zuppa che pare ancora in uso nei conventi francescani. E’ un piatto molto povero ma tra i piatti poveri credo il più gustoso. A base di zucca mantovana (quella buona quindi, più scura, carnosa e dalla buccia spessa) e fagioli borlotti… poi un soffritto leggero di sedano, carota, cipolla… dell’aglio… e poi prezzemolo, salvia e del pane casalingo. Una bontà, corposa, gustosa, saziante.. è – per i miei gusti – quella che ho preferito.
Per quanto riguarda la zucca si può passarla insieme ai borlotti con un frullatore ad immersione (i borlotti vanno levati dalla fastidiosa pellicina se lasciati interi) oppure lasciata a pezzettoni (così come io amo gustarla)… ma l’avevamo capito tutti: Laura l’avrebbe volentieri passata tutta al setaccio anche questa come quella di pollo! Solo che questa volta la maggioranza la voleva a pezzi! Laura perde, 1-1 palla al centro :)


Verso le 22.20 cominciamo ad accomodarci stanchi ma contenti e soddisfatti alla tavolata, sfarzosamente arredata e adornata da colori, piatti, bicchieri e ornamenti favolosi, il tutto in tema assolutamente autunnale. Quindi castagne, foglie dai colori giallo-arancio-marroni… Tra una portata e l’altra, chiacchiere, risa… e chi più silenzioso, chi meno, chi assaggiava le zuppe scottandosi ad ogni cucchiaiata e, non contento, continuando a scottarsi anche al successivo e a quello dopo ancora (qualcuno si riconoscerà in questo, vero G.!?!?)… ed io che mi divertivo come una matta a guardarlo ustionandosi palato, pareti della bocca, lingua e tutto ciò che poteva! .. non ne voleva sentirne mica di andare più adagio! “Colpa” sicuramente delle zuppe, della loro irresistibile bontà :)
Per finire, una torta di crema al cioccolato fondente accompagnata con salsa di lamponi, la famosa torta – squisita – che fecero ‘in real time’ le Sorelle Simili alla
presentazione del loro ultimo libro, sempre a Casa di Mela.
Il tutto si è svolto, devo dirlo, in un clima di perfetta armonia. Complice l’allegra e piacevole compagnia, che hanno trasformato le ore trascorse insieme in una piacevole, divertente e interessante serata. Ma a Casa di Mela, questi sono solo alcuni dei tanti ingredienti che non vengono mai a mancare.

° – ° -° – ° - 
Ultima news a Casa di Mela: per chi fosse interessato (come me), a grande richiesta Mela e Giuliano, insieme a Laura, sono riusciti a incastrare orari e tempi e riproporre il corso di Laura Giusti “Buoni, facili, soprattutto… rapidi!. E con questo sono al quarto appuntamento sullo stesso tema.
Il corso è previsto per il giorno sabato 14, ovvero domani, alle ore 9.30 della mattina. Per partecipare contattatemi o scrivete a Mela e Giuliano andando sul
sito dell’associazione. 
° – ° -

mercoledì 11 novembre 2009

Ristorante La Piazzetta + Golosaria

Qualche giorno fa un amico mi ha fatto un gran bel regalo. E’ stata una serata speciale insieme ad una persona altrettanto speciale. Una sorpresa dopo l’altra, che mi hanno piacevolmente stupida e meravigliata. Trovo che le sorprese più belle siano proprio quelle che ti aspetti meno. Ogni tanto capita ci venga fatta una sorpresa ma che, bene o male, già la si immaginava. Io invece non mi aspettavo nulla di tutto ciò. Una cena quasi a lume di candela presso il ristorante La Piazzetta di Montevecchia, in Brianza. Un certo Mario Soldati ne descrisse il posto dov’è situato il ristorante come ”tra le più belle posizioni di tutta la Brianza: uno spalto altissimo, un balcone che si erge, fuori dalle nebbie" a 24 kilometri dal Duomo di Milano, questo borgo si trova in uno dei rari scorci intatti di Brianza.

martedì 10 novembre 2009

Confettura di susine e spumante

Proprio ieri ho fatto una confettura di susine come vi dicevo che .. originariamente non doveva essere una confettura ma semplicemente susine cotte, perché a crudo mi erano sembrate troppo acerbe. Così ho cominciato a cuocerle con circa 450 gr di acqua; le susine erano poco più che 4, forse 5, piccole, tagliate a pezzi. Cuociono, cuociono... fino a che l'acqua si riduce quasi della metà... lì per lì le guardavo… e più le guardavo più trovavo insignificante quella cottura. Povere – dicevo tra me e me. Confettura susine e spumanteIl resto è venuto da sé: ho aggiunto del TIC, dolcificante senza aspartame; non si altera alle alte temperature e non ha retrogusti (vero Vale?:). Ho pensato al Kuku come addensante perché dà un ottimo risultato, proprio quello che cercavo, a metà tra addensante e gelificante.
Detto, fatto.
Ho preso un buon mezzo cucchiaino di kuzu, l'ho stemperato in poca acqua quindi l’ho sciolto per bene. Una volta sciolto l'ho versato dentro la composta già ridotta a metà e in continua ebollizione. Ho mescolato bene, sciacquato la scodellina che conteneva il kuzu con un altro goccino d’acqua e versato anche quella nella composta. Ho continuato a mescolare fino ad aver quasi raggiunto la consistenza che desideravo, tenendo in considerazione che poi si sarebbe addensata ulteriormente con il raffreddamento.
Et voilà.
Confettura susine e spumante

Confettura di susine

Ingredienti per un vasetto piccolo

450 ml di acqua circa (usatene 420 ml e poi aggiungetene dell’altra poca alla volta, fino a che le susine non saranno giunte a cottura)
5 susine (4 se grandi)
dolcificante TIC (q.b., circa 6 gocce) oppure zucchero (sempre q.b. a seconda dei vostri gusti, ma non troppo; questa confettura non dev’essere troppo dolce)
2 cucchiai di spumante brut (io Pinot Chardonnay)
1/2 cucchiaino abbondante di Kuzu

Mettete l’acqua e le susine tagliate a pezzetti in una pentola: portate ad ebollizione e lasciate bollire finché l’acqua non sia ridotta della metà. Aggiungete il Tic o lo zucchero (anche lo zucchero di canna starebbe molto bene, oppure della melassa). Assaggiate per regolarne la dolcezza.

Sciogliete in una scodellina piccola il Kuzu con un goccino di acqua. Aggiungetelo alla composta e lasciate bollire ancora un po’ aggiungendo infine, un minuto o due prima di spegnere il fuoco, lo spumante.
Se prima di aggiungere il kuzu l’acqua dovesse sembrarvi ancora troppa o al contrario troppo poca, aggiungetene qualche goccio ancora oppure lasciate che evapori per un altro po’.

Continuare a mescolare fino ad ottenere una composta lenta ma non troppo, tenendo in considerazione che con il raffreddamento si addensa ulteriormente.

Travasare in un barattolo di vetro a chiusura ermetica.

Non mi aspettavo avrebbero fatto una così dolce fine le mie belle susine :)
Vi piace l’idea delle susine con lo spumante? A me sì, moltissimo. Dopo aver provato lo spumante con una confettura di lamponi extra, polvere di fragole e cioccolato bianco come ripieno di praline di cioccolato fondente, date in dono a
Laura non molte settimane fa, ho pensato che non sarebbe stato male usarlo per una confettura ;-)

Con questa ricetta partecipo alla raccolta Con le dita nel barattolo di
Martina e in collaborazione con Giallo Zafferano

aggiornamento: Questa ricetta vince il concorso "Con le dita nel barattolo"!
Grazie a infinite a tutti coloro che mi hanno votato!

Per i dettagli e per visualizzare le altre ricette, qui e qui!

martedì 3 novembre 2009

Casa di Mela – corsi di cucina, eventi, aperitivi…

Oggi vi parlo dei corsi di cucina (e non solo) che si tengono presso la Casa di Mela, sita in Arese, paesello alle porte di Milano eppure apparentemente così lontano, via dallo smog, dal caos.. immerso nel verde, comodamente e facilmente raggiungibile dalle autostrade (uscita Arese).
Casa di Mela Casa di Mela è molto più che una serie di “corsi di cucina”, offre molto altro, sempre relativamente al cibo e alla gastronomia. Associarsi a Casa di Mela dà l’opportunità di partecipare ad eventi, corsi, degustazioni, aperitivi e incontri in Villa…
Ne avevo già parlato qui raccontandovi l’emozionante incontro con le sorelle Simili, uno degli eventi proposti
nel periodo di ottobre; ora ci tengo dare dei tratti più distintivi a questa associazione, che definirei più che una “scuola” .. una Casa. E mai nome sarebbe stato più appropriato che questo, Casa di Mela. Perché è così che ti senti in mezzo a quelle persone e in quel luogo, un luogo ricco in tutti i sensi, di amore e passione per la cucina, che percepisci non appena oltrepassata la porta della Casa.
Sempre nel posto sulle Sorelle Simili avevo parlato anche di Mela, l’iniziatrice di tutto questo, una persona che trasmette solarità già solo col sorriso, fantasiosa, eclettica, creativa.. una persona deliziosa, cordiale e disponibile. 
Mela gestisce l’associazione e i suoi corsi insieme al Dr. Giuliano Ubezio, nonché dietista che lavora nel campo della nutrizione ed alimentazione da 9 anni. Un ottimo e indispensabile supporto in un ambito come quello della cucina e del cibo e dove non vi è sempre il pregio di averlo.

Ci sono poi gli chef naturalmente, tutti altamente qualificati
"offrono sapori e sapere, rendendo i corsi un'esperienza di apprendimento tramite il gusto, il tatto, la vista ed i profumi".

Insomma, l’avete percepito anche voi vero? Un bellissimo ambiente con un team davvero eccezionale. Il
calendario dei corsi offre una vastissima possibilità di scelta; i corsi sono tanti e vari, per tutti i gusti. Come dicevo non si organizzano solo corsi di cucina, ma anche incontri, eventi, degustazioni.. e per citare qualche corso: corso di conoscenza del vino, corso su antipasti, stuzzichini e piatti "Buoni, facili, soprattutto…rapidi!", “Zuppe toscane”, “Torte da forno”, “Pasticceria mignon”, “Pranzo di Natale”...  Per prendere visione di tutti i corsi andate direttamente sul sito, dove troverete tutto spiegato nel dettaglio, compresi prezzi, giorni, orari ed eventualmente i contatti.

Prima di elencarvi i corsi di cucina più imminenti (di questo mese) vi comunico che nei contatti qui sotto indicati, troverete anche il mio indirizzo mail, questo perché è nata una piccola collaborazione con Casa di Mela: per prenotazioni quindi potrete rivolgervi a loro, naturalmente, oppure scrivere a me che vi farò avere di persona, o più comodamente tramite e mail, un invito personale per il tesseramento, indispensabile per poter partecipare ad ogni appuntamento… con la cucina!

Vi basterà stampare e presentare l’invito direttamente in sede oppure è possibile iscriversi comodamente via mail mandando l’invito che vi avrò dato. Il tesseramento prevede una quota di 10 euro.

Contatti:
Manuela (fiOrdivanilla)
fiordivanilla@hotmail.it

Manuela Ducoli
Via S. Pertini 3/24 20020 Arese Milano
casadimela@fastwebnet.it
Tel. e Fax 0293581524 cell.3393881386

Un consiglio che vi do è quello di registrarvi al
sito così da ricevere le newsletter e rimanere sempre aggiornati!


* Alcuni dei corsi di questo mese… *
- Schede prelevate direttamente dal sito -

#Cioccolatini…che passione!

n. lezioni: 1

Il nostro Mastro cioccolataio Giorgio Grilli, mostrerà la tecnica perpreparare deliziosi cioccolatini in casa
Cosa vedremo realizzare: 
    * Mon amour con cuore di passito di pantelleria.
    * Cubo al caffè.
    * Vertigo alla nocciola.
    * Imperial al rhum.
    * Ricci di cornflackes.

Costo: 50 €        Lezione + Materiale Didattico + Degustazione

Buoni, facili, soprattutto…rapidi!
n. lezioni: 1
Le ricette buone e veloci della Chef Laura Giusti, che offre due possibilità di menù in due giorni diversi… a voi la scelta!
1  * Crostone caldo allo speck.
    * Zuppetta autunnale di ditalini e ceci.
    * Penne integrali alla salsiccia e crema di broccoletti.
    * Bauletti di tacchino con bacon e salvia.
    * Entrecote ai tre pepi.
    * Cavolo bianco, rosso e mele in insalata.
    * Tortino di pere con salsa alla cannella.
    * Mele al rosmarino con gelato di crema.

2  * Tagliere di salumi.
    * Pere al camembert.
    * Insalata di bosco.
    * Maccheroncini ala speck e zafferano.
    * Bavette alla crema di zucca e salsiccia.
    * Spiedini di pollo all'alloro.
    * Filetto di maiale con uva e noci.
    * Spuma di marroni con salsa di cachi.
    * Crema di ricotta e mascarpone.

Costo: 55 €    Lezione + Materiale Didattico + Degustazione

#Zuppe Toscane
n. lezioni: 1

Un corso alla scoperta delle vecchie tradiazioni culinarie toscane, grazie alla nostra Chef Laura Giusti ( toscana DOC ) che mostrerà ed insengerà le zuppe toscane di una volta, semplici  e povere ma al tempo stesso ricche di tradizione e sinfonie di sapori.

Infatti nella toscana di 50 anni fa, si cucinava con pazienza e senza fretta ciò che offrivano le stagioni e cio' che cresceva nell'orto, tant'è che dicendo zuppa pensiamo automaticamente al pane, ingrediente fondamentale e alla portata di tutti, in particolare quello toscano, pastoso e saporito, pur essendo sciocco, meglio se cotto a legna.
Altro ingrediente fondamentale per una buona zuppa è l'olio d'oliva ... il grande interprete della cucina toscana, che con il suo sapore corposo esalta ogni pietanza senza mai alterarne il sapore,  l'olio "novo" sarà quello che si sposerà meglio con le zuppe.

Ecco perciò i titoli di questo corso: 
    * Carabaccia.
    * Zuppa dei vescovi tarlati.
    * Zuppa di fagioli e baccala'.
    * La garmugia.
    * La sbroscia.
    * Zuppa di carne
    * Zuppa lombarda

Costo: 55 €     Lezione + Materiale didattico + Degustazione

#Torte da forno
n. lezioni: 1

Le mani magiche e la fantasia del pasticcere Caludio Venturini, mostreranno la preparazione di diverse torte... 
    * Torta di sorrento alle noci e caffè.
    * Torta integrale di sfoglia al farro e amarene.
    * Torta soffice di grano duro, zucchero di canna e pepite di cioccolato.
    * Torta lievitata e farcita ale mandorle e limone.
    * Torta di riso al cacao con marmellata di lamponi.
    * Sbrisolona.
    * Crostata di mele all'americana ( extra ).

Costo: 55 €         Lezione + Materiale Didattico + Degustazione

#Pasticceria Mignon
n. lezioni: 1

Vedremo come si potremmo realizzare in casa i più famosi e classici pasticcini, tra i quali: 
    * Cannoncini alla crema.
    * Diplomatica.
    * Bigne caramellati.
    * Ricottine.
    * Mignon al vino rosso.
    * Tartellette di mele flambate.
    * Crostatine al limone meringate.
    * Mignon al semolino.
    * Ventagli e sfogliatine ( extra ).

Costo: 55 €     Lezione + Materiale Didattico + Degustazione

#Pane all’agricola
n. lezioni: 1

Questo corso sarà presso il "Ristorante Latteria Agricola di Lainate " e grazie alla Chef Adriana Cardin, metteremo le mani in pasta,  impastando tutti insieme  alcuni tipi di pane, come: 
    * Impasto base per pane.
    * Pane di mais.
    * Pane di zucca.
    * Pan brioche.
    * Pane con patate.
    * Plumcake salato.

Costo: 60 €      Lezione + Materiale Didattico + Degustazione

#Sushi e cucina giapponese
n. lezioni: 1

Una serata all'insegna della cucina giapponese grazie allo Chef Umberto Zanassi, che tra le sue diverse esperienze lavorative ha trascorso diversi anni presso rinomate cucine giapponesi, scoprendo ed imparando la filosofia e la tecnica della loro cucina.
Ecco cosa insegnerà... 
    * Tempura soba
    * Crema di castagne e salsa di fagioli azuki
    * Sushi
    * Tamagoyaki

Costo: 60 €        Lezione + Materiale Didattico + Degustazione

#Fornelli in linea - Franco e Giuliano - Autunno
n. lezioni: 1

Una lezione dove lo chef executive Franco Luise illustrerà e spiegherà splendide ricette, mentre il dott. Giuliano Ubezio spiegherà le proprietà degli alimenti cucinati, così da poter dimostrare che si possono cucinare e mangiare piatti deliziosi e nello stesso tempo sani ed equilibrati. Ecco le ricette della serata: 
    * Gamberi cotti nel loro sale con insalata di rucola e soncino
    * Rotolo di patate e funghi , scamora affumicata e olio aromatico.
    * Filetti di spigola in crosta di patate, olive e basilico
    * Parfait di caki

Costo: 65 €     Lezione + Materiale Didattico + Degustazione

… tutti questi solo nel mese di novembre! Se siete interessati a dare un’occhiata sulle proposte dei prossimi mesi, trovate tutto nel
calendario!

Contatti:
Manuela (fiOrdivanilla)
fiordivanilla@hotmail.it

Logo melaManuela Ducoli
Via S. Pertini 3/24 20020 Arese Milano
casadimela@fastwebnet.it
Tel. e Fax 0293581524 cell.3393881386

Approfitto per rendere noto che già da un po’ di tempo nello Head ho tolto il progettino “Post In Kitchen”  perché pochissimo utilizzato, e non ero interessata a continuarlo poiché non trovavo utile lasciarlo in forma di post… e di aprire un Forum proprio non ho il tempo. L’ho invece sostituito con la “scheda” Casa di Mela, dove troverete in modo permamente gli indirizzi e numeri utili per poter chiedere informazioni ed eventualmente iscrivervi.