fiOrdivanilla | il Senso del Gusto: ottobre 2009

giovedì 29 ottobre 2009

Nasce La Compagnia del Fornello. E… il primo incontro

Vi piace la storia? A me no, mai piaciuta perché non ho mai trovato un insegnate che abbia saputo trasmettermi la passione per questa materia, purtroppo.
La struttura di questo post richiama alla mente gli schemini che noi tutti ci siamo ritrovati a fare anni orsono... (orsono.. per chi molti, per chi un po’ di meno.. ;PP hihi non mi maledite dai ;P) ma spero che questa lettura sarà più divertente e piacevole che un testo di storia…
25.10.2009 - La Compagnia del Fornello
Tutto nasce da un nonnulla: una sera di tanto tempo fa, dovevo uscire a cena con degli amici. Scrivo nello status di facebook: "stasera cena al giapponese: Hama stiamo arrivando!" Qualcosa del genere.
L’Hama è un ristorante giapponese che a me piace molto e da molto tempo. Non dico sia uno tra i migliori di Milano. Ma con tutti i ristoranti giapponesi che ci sono sfido chiunque a stilare una lista dal migliore al peggiore. Questo, a mio parere, unisce un discreto, se non addirittura buono, rapporto tra qualità, prezzo e, ultimo ma non ultimo per ordine di importanza, cordialità. Assolutamente cordiali i camerieri e Toni, il proprietario. Gentili come pochi, sorridenti, disponibili (e preparati!! Tant'è che un cameriere, specifico: un malcapitato, continuava ad essere sottoposto a insistenti domande da parte mia e di Laura tra cui "cos'è la salza Ponzu?").

Dicevo.
Tutto nasce da uno Status che ha in seguito generato molti commenti... "che invidia!" "anch'iooo!" "quanto mi piace il giapponese!" eccetera eccetera.  Da qui l'idea di organizzare una cena non mi poteva sfuggire di certo. Io amo il giapponese, ma soprattutto amo frequentare i ristoranti, proprio non ce n'è. E' una passione un po' particolare penserete. Ma mi piace, mi piace troppo, mi piace cambiare e provare nuovi ristoranti o anche ripetermi negli stessi, mi piace variare, provare, alternare cucine, tra italiane e etniche... vedere nuovi volti, entrare in nuovi mondi, atmosfere, ambienti, “relazionarmi” con i camerieri, chiedere consigli, consultarmi, conoscere – magari – lo chef (anche se per ora non mi è mai capitato purtroppo (ricordo l’importanza che Paolo Marchi ha dato a questo atto, quello di conoscere lo Chef del ristorante ché, altrimenti, si conclude la serata pervasi da una certa sensazione di ‘incompletezza’. E sono d’accordissimo. Ne parlava alla presentazione della guida Identità Golose 2009 e queste sue parole mi sono rimaste impresse.

Ora vorrei un attimo ricordare – a proposito di ristoranti ma anche di “persone conosciute” – il giorno giovedì 22 quando, insieme alla mia amica
Nicole, ho finalmente conosciuto Cinzia e con lei anche la sua amica Rossana.
Quel giorno ci siamo incontrate all’ora di pranzo direttamente al ristorante
Gattò di Milano (via Castel Morone, 10. Zona Porta Vittoria), un luogo un po’ particolare, un posto “solare”, anche in inverno… sì, solare, perché i proprietari sono napoletani e portano con loro tanto calore percepibile già sin nei modi di fare e di presentarsi dei camerieri. Adiacente ad un'agenzia di viaggi della madre, le figlie hanno dato vita a questo ristorante che rivisita con fantasia le ricette napoletane. E’ un luogo dove tornare con piacere, per mangiare e sentirsi bene. Entrati al Gattò non si accede subito ad ristorante ma c’è un specie di ‘atrio’, chiamiamolo così. Trattasi di una boutique atipica, per metà bazar e per metà atelier, dove gli articoli cambiano con le stagioni ma soprattutto in conseguenza delle scoperte, idee e desideri delle donne di casa, dei suggerimenti delle clienti e delle proposte di chi ci offre prodotti originali.
Non tanta roba, ma essenzialmente quello che ci piace e che non troverete altrove, tra cui vestiti, cappelli, borse, scarpe, bijoux, accessori, trovati in giro per il mondo, e l'abbigliamento con il nostro marchio (
fonte).
Al ristorante io ho preso un Ancienne Regime, egregiamente pronunciato da Cinzia (io temevo di sbagliare pronuncia e mi sarei vergognata alquanto! :DD), ovvero gulasch di vitello all’italiana, stufato con pomodoro e paprika dolce. Cinzia ha preso (posso Cinzia?:) Pol Pot, petto di pollo al curry e mele, servito con riso basmati (“tutto qui??ahahah). Nicole ha scelto per lei una semplice Cime tempestose, orecchiette fresche con cime di rapa e ricotta. Infine Rossana ha scelto il piatto che più mi sfiziava: Lou Baccalou, ovvero baccalà alla provenzale ma senz’aglio, mantecato al latte e all’olio extra vergine. S q u i s i t o. Lo dico perché con la forchetta, nel suo piatto, ci siamo passate tutte (ma anche nel mio ahahahah) :D

Cinzia era a Milano per via del corso di Maurizio Santin, finalmente ho avuto l'opportunità di incontrarla. Questo post è l’occasione buona per ringraziarla di tutto, sia per la bella mezza giornatina, per la simpatia e tutto quanto il resto, sia il ben di Dio che mi ha regalato: sapeva che volevo trovarli da qualche parte per il mio pane, sicché da quando ho la pasta madre panifico molto (mai quanto lei però!) e spesso al mio pane amo aggiungere semini di ogni genere. Peccato io dalle mie parti non ne trovi granché se non i soliti che si trovano al supermercato a prezzi perlopiù stratosferici (in rapporto alla quantità): semini di sesamo, semini di papavero. E così.. si presenta con un sacchettino pieno di vasi di vetro contenenti uno semi di zucca, l’altro semi di papavero, un altro ancora con un mix di semini di lino e sesamo, poi un altro tipo di semi che ci sembravano semi di anice (ma eravamo prese da qualche dubbio, rimasto irrisolto. Avevano l'aspetto dei semi di cumino, ma non era cumino..), semi di papavero... e poi, meraviglie delle meraviglie: il suo Sale Aromatico!! Che non ho impiegato più di due secondi ad aprirne la confezione, metterci la punta dell'indice inumidito sulla lingua e assaggiarlo... BUONISSIMO. Il Suo sale. Che onore e che piacere! Lo userò prestissimo, magari proprio nel pane... vorrei provarlo!! Chissà che buono. In abbinamento magari ai semini di lino e sesamo... già ce lo vedo! La ricetta del sale la trovate anche sul suo sito credo, insieme a una miriade di ricette di ogni tipo e qualità di pane e non solo!! =)
Con Cinzia devo dire la verità, mi sono trovata bene sin da subito. Ho percepito una grande positività nel suo carattere, grande determinazione. E ciò mi trasmesso buon umore. Per me caratteri così sono assai contagiosi e non può essere che un bene ! Quindi di nuovo, grazie Cinzia per tutto.

Tornando al famoso Status di facebook che ha generato molti commenti tra cui "che invidia!" "anch'iooo!" "quanto mi piace il giapponese!" :)
L’idea nasce da quel momento e
a seguire arrivano parecchie approvazioni.
Seguono da lì molti altri status che incitano a partecipare ad una ipotetica cena (idea ancora molto vaga).
Nasce il gruppo di
Laura, che a sua volta mi nomina vice-capogruppo (grazie! :): "FoodBlogger di Milano e zone Limitrofe", a cui aderiscono foodblogger di Milano, zone limitrofe... e non !! ... napoli, roma, toscana, bologna, verona... francia! (scusate le lettere minuscole ma sto cercando di risparmiare millesimi di secondo per poter scrivere questo post, a parte questa digressione.. Che avrei potuto non scrivere e mettere invece quelle benedette maiuscole. E va beh. Questione di scelte :D) .
Nel gruppo nascono "Nuovi Argomenti" (simili a quelli presenti nei Forum dei comuni siti) tra cui: "cena/raduno foodblogger al ristorante giapponese" appunto, e successivamente "brunch domenicale a Al Papiniano" trasformato di recente in "brunch domenicale al Sempione 42" ristorante dello chef Andrea Alfieri (per adesioni al brunch scrivete direttamente a Laura che ha scritto un
post apposito sull'Evento).

Passa il tempo e l'organizzazione si fa sempre più meticolosa e interessante.

Arriviamo a qualche giorno dall'evento e contiamo una decina di persone.

Ci siamo ragazzi, ci siamo finalmente! La grande serata si avvicina, l’incontro dei primi componenti de La Compagnia del Fornello è arrivato!! (capirete alla fine di che si tratta:)

Laura e Marco passano a prendermi e insieme ci avviamo verso il ristorante.
Una volta arrivati, Gianluca F. ci aspettava già a La Cantina di Manuela.. (il link su Gianluca F. vi rimanda al suo sito anche se è ancora in costruzione. Vi consiglio di rimanere sincronizzati per quando sarà accessibile perché è assolutamente da non perdere! Noi de La Compagnia, che ne abbiamo avuto un’anteprima, ve lo consigliamo vivamente, parlo a nome di tutti anche senza previa consultazione:). Ci incamminiamo verso La Cantina facendo i "cinquecentometri" dal ristorante (che era il punto di incontro) verso la "Cantina" (qualcuno capirà la storia dei cinquecentometri..:). Ad un tratto ci sentiamo chiamare... O_O erano loro!!
Chiara, Andrea (il fidanzato) e Valentina! Finalmente ci conosciamo! Poche chiacchiere lì per lì; andiamo tutti verso sta benedetta cantina di Manuela e conosciamo anche Gianluca (si, anche lui era una “nuova conoscenza”).
25.10.2009 - La Compagnia del FornelloLa Cantina di Manuela è un piccolo locale ma decisamente apprezzabile per l'ottima qualità dei prodotti che offre e al giusto prezzo, innovando per quanto riguarda i vini alla mescita e poi la possibilità di gustare un vino pregiato in un ambiente accogliente e informale. Aperitivo con "bolle" per questa nostra prima volta, suggerite da Gianluca e da me approvate senza esitazioni (per Laura idem :D), Qui rimaniamo a bere la nostra bottiglia di bollicine, stuzzicare con delle bruschettine, chiacchierare, ridere e scherzare e conoscerci un po'...  già, perché la maggior parte di noi era la prima volta che si incontrava.

Abbiamo atteso l'arrivo di Sarah AKA Pupina di
Fragola e Limone che è arrivata poco dopo le 20 con Marco, il suo ragazzo. Siamo rimasti ancora un po' per finire la bottiglia di bolle (guai  lasciare bollicine nella bottiglia!! Sacrilegio!) e poi ci siamo incamminati verso il ristorante.
Purtroppo non abbiamo visto arrivare Claudio per un brutto inconveniente: non aveva preso il mio numero e si è ritrovato in zona De Angeli senza sapere dove andare. Mi dispiace tantissimo, sarei stata felice di rivederlo e averlo con noi! :( sarà per la prox volta Clà!

Alle ore 21 finalmente ci sediamo al nostro tavolo (prenotato per le ore 20 ... ma che vuoi che sia un'oretta di ritardo, orsù...). Ordiniamo... e c'era chi (Sarah??) titubante e con qualche timore di poter prendere qualcosa di altamente disgustoso (peccato sapeva già la storia del Wasabi.. altrimenti le avrei fatto un dolcettoescherzetto :D) e chi invece andava sul sicuro, come me: sashimi misto bianco e insalata di alghe... e all'ultimo ho deciso insieme a Laura anche la capasanta in salsa.. PONZU

Qualcuno dei partecipanti nel loro post sulla serata/raduno magari racconterà qualcosa di più sulla cena, non lo so... la cosa in effetti mi incuriosisce, mi diverte pensare che ognuna di noi scriverà cose diversissime nel proprio post.. mi diverte questa cosa e non vedo l‘ora di leggere il piccolo racconto che ognuna di loro avrà da raccontare. Io invece vorrei dire qualche parola in più loro, sulle persone che avuto il grande piacere di conoscere a questo raduno. Purtroppo non ho avuto modo di chiacchierare molto con gli uomini, in particolare Marco (di Sarah:) perché era lontano anni luce dalla mia ‘postazione’. Marco (di Laura) lo avevo già conosciuto prima di quella sera, quindi bene o male.. :) lui sembra timido e riservato ma a mio parere sotto sotto riesce anche lui ad essere abbastanza tosto. Magari anche per merito del caratterino di Laura..!
Per fortuna Sarah non era così lontana e di tanto per socializzare il più possibile, sbucavo fuori da dietro la schiena di Laura – seduta alla mia destra - per scambiare due chiacchiere! Io e Sarah abitiamo tra l’altro molto vicine e mi farebbe molto piacere chissà, se riuscissimo a vederci qualche volta senza dover parlare da dietro una schiena :) 
Laura invece ... beh, lei la conosco più di tutti gli altri componenti del “Gruppo”, l’ho conosciuta la prima volta all’
incontro con le Sorelle Simili. Come ha detto lei di noi due: "Ci siamo proprio trovate"! E non posso che concordare appieno su questa frase. Laura è sprintosa, divertente, alla mano, simpatica.. Magari mi sbaglio, ma credo sia anche molto ottimista come persona. E’  positiva. E poi è schietta, diretta. Se una cosa vuole dirtela te la dice e basta, senza mezzi termini. E a me piace così. 

E che dire di Valentina e Chiara.. sono così dolci.. ! Tutte e due, sì! Appena scese dalla macchina, ci sono venute incontro.. non appena i miei occhi hanno incontrato i loro, da subito mi hanno ispirato un’infinita dolcezza e simpatia, voglia di socializzare, di stare insieme.
Non so come mai associo ad entrambe caratteristiche molto simili, ma di fatto ho trovato una tale profondità nei loro occhi.. Hanno un sorriso bellissimo e sono persone piacevolissime, allegre, con le quali di sicuro non ti stancheresti di passare il tempo.

Infine Gianluca e Andrea, seduti alla mia sinistra e per questo “ultimi” nella mia ‘narrazione’. Non possiamo negarlo come nemmeno lui si sentirà di farlo: Gianluca è un tenerone! Timido e tenerissimo ma che dopo aver preso confindenza (saranno state le bolle? ma no dai..!) diventa un gran simpaticone. Davvero un personaggio brillante. E con la sua ricca e interessantissima cultura sul cioccolato e non solo, ci ha catturati e interessati con le sue infinite conoscenze. Grazie Gianluca per essere stato presente in questo raduno; spero (e ci conto!) nella tua presenza anche nel prossimo.
Andrea .. è stato il fotografo della serata! Eggià! Senza di lui non avremmo queste bellissime foto-ricordo che vedete qui, sparse qua e là! C’è chi le ha già viste su facebook, chi le ha viste sulla copertina di Vogue del mese di ottobre, chi sui giornali di Gossip… ahhahaah sto scherzando!! Solo su facebook, davvero :)
Andre trovo sia una persona abbastanza estroversa, nei limiti però. Anche in lui traspare qualche tratto di timidezza, ma forse è solo la mia sensazione. Comunque molto cordiale, allegro anche lui e sorridente! Anche con lui non ho avuto modo purtroppo di dialogare moltissimo, ma poco mi è bastato per capire che come persona mi è piaciuta.

Signori e signore, foodblogger e non, compaesani e non…

Ho avuto la grande fortuna di conoscere persone davvero squisite. Poteva capitare ce ne fosse qualuna un poco più riservata, o qualcuno un po’ “menosetto”, qualcun altro un po’ eccentrico… sapete, capita no? Nulla da dire, anzi… il mondo è bello perché vario, come si dice (…) . Ma non è stato così. Con grande piacere ho incontrato queste
persone, stupende, “tranquille”, alla mano, che sapevano mettere a proprio agio, cosa per me di fondamentale importanza ve l’assicuro.

Concludo nel modo più breve possibile perché si è fatto tardi per me.

Settimana scorsa il gruppo facebookiano “Foodblogger di Milano (e zone limitrove) ha cambiato nome. Grazie ad un intervento di Chiara su un mio Status (ehh... siamo foodblogger ma sempre facebook dipendenti, non neghiamolo...!) nasce La Compagnia del Fornello! Se volete entrare virtualmente nel gruppo collegatevi a facebook e digitate il nome della Compagnia! Per il resto… per far parte della Compagnia basta semplicemente essere “attivi” nei nostri futuri incontri e proposte!
25.10.2009 - La Compagnia del Fornello 
ah. Quasi dimenticavo. La salsa Ponzu è una salsa con la quale servono le capesante: un mix di soya, lime e saké.
Buonissima.

25.10.2009 - La Compagnia del Fornello25.10.2009 - La Compagnia del Fornello

sabato 17 ottobre 2009

Pane noci e nocciole con pasta madre | Yes we bake - World Bread Day 2009

Qualcuno di voi mi ha seguito su facebook e sa come ho delirato quando mi è saltata la luce e con sé anche .. il computer, ovviamente. Non vi dico altro, solo che avevo dei dati importanti (appunti di università) e la mia ricetta del pane (questa che ho finendo di scrivere ora per la seconda volta). E' già difficile mettere per iscritto una ricetta propria, anche se hai tutto lì nella testa scriverlo non è così semplice come pensarlo. E mi spiace dirvelo ma proprio mi era passata la voglia di scriverla di nuovo, tanto che avevo pensato di rinunciarci.
Poi ieri sera ho visto a catena, una dopo l'altra, diverse persone che hanno partecipato al "World Bread Day 2009 - Yes we bake", a partire da Cristina, con i suoi profumati e particolari
bocconcini all'Gawain, poi Giovanna, col suo buon pane di farro ai semini e infinte Dada, con la sua pagnotta alla mela verde, sidro e speck (uso!) … e non poteva mancare la mitica Cinzia, con le Frenelle.
Grazie a voi ho portato a termine il post con la foto del pane mancante di ricetta :) grazie!
Con l'occasione "World Bread Day 2009 - Yes we bake", arrivato alla sua quarta edizione, e considerato che questo è il mio primo anno di blog, non me la sentivo più di tirarmi indietro..
Stamattina allora mi sono messa di buona volontà e con una bella tazza di tè fumante e qualche pavesino da sgranocchiare, ho cominciato a ricordare e a riscrivere tutto quanto - o quasi. Infatti ammetto che certe sottigliezze le ho tralasciate (sapete bene quanto sono precisa e minuziosa nel 'raccontare' e descrivere preparazioni, procedimenti, ecc.... ).. questa volta proprio non sono riuscita a fare di più, per mancanza di voglia e altro.
Però almeno la ricetta dovevo lasciarvela, sia per condividerla con voi, sia perché è il mio primo pane con lievito madre, sia per l'occasione del World Bread Day 2009.

Per i dettagli trovate tutte le informazioni da Zora, ideatrice e creatrice dell’Evento.
Riporto qui le informazioni più importanti tratte dal suo post.

Come partecipare:
siete pregati di leggere e seguire attentamente le istruzioni che seguono. L'invio dell'email e il link che fa riferimento a questo post sono requisiti fondamentali per poter partecipare; se uno dei due viene omesso il vostro post non apparirà nel Roundup. Grazie per la comprensione.

    * Preparate o acquistate il pane, fate delle foto (se possibile) e pubblicate un post venerdì 16 Ottobre 2009 (Il post può essere scritto anche in italiano)
   * Il post dovrà essere nuovo e dedicato unicamente a questo evento, quindi non potrà partecipare ad altri eventi promossi nel mondo dei food blog.
   * Compilate questo formulario e la propria ricetta verrà inserita nella raccolta finale.
   *
Nel post aggiungete un link a questo post e possibilmente anche al Roundup quando quest'ultimo sarà pubblicato.
   * Le ricette saranno accettate fino a sabato 17 Ottobre.


Ecco qua dunque, la ricetta scritta e finita. Il mio primissimo pane con pasta madre.
Pane noci e nocciole con pasta madre - immagine © Manuela VielPane integrale noci e nocciole con lievito madre
Ingredienti:
120 gr di pasta madre rinfrescata la sera prima
200 gr di farina manitoba + 150 gr farina integrale
230 gr di acqua tiepida (ma anche di meno o di più se occorre, tutto dipende dalla farina che usate voi. Voi usatene 100gr sicuri, più il resto aggiungendola poco per volta)
150 gr di tra noci e nocciole
2 cucchiaini colmi di sale
2 cucchiaini di miele d'acacia (o altro miele senza sapore troppo particolare e deciso)

Spezzettate la pm (pasta madre) e mettetela in ammollo nell'acqua tiepida (circa 100ml o poco più, perché potrebbe non servirvi tutta) in cui avrete già disciolto il miele. Mentre resta in ammollo per una decina di minuti unite le farine sulla spianatoia e formate la solita fontana al centro. Passati dieci-quindici minuti versate la pasta madre con tutta la sua acqua e iniziare a schiacciarla bene con le dita. Pian piano integrate la farina prendendendola a partire dal centro e impastate bene fino ad ottenere un impasto liscio e teso; aggiungete acqua poco a poco fino a che la l'impasto lo richiede: non deve essere troppo molle e appiccicoso.

Potete decidere se aggiungere ora noci e nocciole o farlo dopo la seconda lievitazione. Solo che io vi consiglio di aggiungerle subito per il semplice fatto che: aggiungere frutta secca (od altro) significa lavorare per più di qualche minuto l'impasto. Dopo la seconda lievitazione è invece consigliabile non lavorarlo moltissimo, giusto un paio di minuti.

Aggiungere le noci e le nocciole pestate grossolanamente con un batticarne (o qualunque altro sfogo troviate e che vi piaccia.. ma già impastare il pane dovrebbe aiutarvi a scaricare molto stress:), impastare ancora formando una palla. Mettete l'impasto in una ciotola, incidetelo con una croce abbastanza profonda e coprite con un canovaccio leggermente inumidito. Lasciate riposare tutta una notte + qualche ora ancora la mattina (circa 12 ore in tutto; visto che la temperatura sta iniziando ad essere polare, mettete a riposare nel forno precedentemente scaldato a 40 gradi per 4 minuti; la mattina togliete dal forno, riscaldatelo ancora a 40° per 4 minuti, spegnere e rimettete dentro fino allo scadere delle ore di lievitazione).

Dopo questo tempo riprendete la pasta e sgonfiatela lavorandola per qualche minuto, Ora si può dare alla pasta la forma desiderata: si può dividere in tre parti e formare dei filoncini, oppure fare delle pagnotte. Io ho fatto 4 pagnotte di medie dimensioni. Non eccessivamente grandi e non piccole, così una l'ho potuta congelare e le altre due consumate a pranzo e a cena.
Sistemare il pane su un foglio di carta da forno per una seconda lievitazione, avendo avuto l'accortezza di aver fatto 3-4 tagli obliqui con un coltello, per favorire la lievitazione e di averlo messo ad una certa distanza per evitare che durante la lievitazione si attacchi.
Lasciate lievitare ancora 2 ore circa o comunque fino a raddoppio inoltrato. 

Accendere il forno a 220° e riscaldatelo per una ventina di minuti con dentro le teglie e mantenete umido il forno introducendo un recipiente con acqua già bollente sul ripiano in basso.
Prima di infornare il pane alzate la temperatura a 240 gradi. Adagiate il pane sulla placca bollente, mettetelo in forno e dopo qualche istante riportate la temperatura a 220°. Cuocete per 5 minuti e abbassare ulteriormente a 200° e cuocere ancora per 25 minuti circa (non occorre molto tempo siccome poiché le pagnottelle non sono di grandi dimensioni).
Abbiate l’accortezza di non aprire il forno durante la cottura o almeno non prima di 20 minuti, per evitare bruschi abbassamenti di temperatura.

Una volta estratte le pagnotte le ho messe in un canovaccio umido e avvolte con questo fino a raffreddamento, affinché la crosta non diventasse dura (con questo metodo è venuta buonissima infatti, morbida come piace a me). Se preferite la crosta croccante e la mollica morbida, allora non avvolgete nel panno umido.

Buon World Bread Day 2009 a tutti quelli che hanno partecipato ieri e che parteciperanno anche oggi, data ultima di adesione!

world bread day 2009 - yes we bake.(last day of sumbission october 17)

lunedì 12 ottobre 2009

Rose di pane con feta e zucchine (tanti auguri a Genny!)

Questa dovevo scriverla assolutamente entro oggi. L’ho fatta ieri con l’intento di postarla in occasione del suo compleanno e allora con questo post voglio proprio augurare buon compleanno a Genny! Mi sembrava carino farle gli auguri così, in un modo un poco diverso, oltre a scriverle sulla bacheca di Facebook (anche se ho fatto pure quello eh, e con tanto di abbraccio Trudy:)… rifacendo una sua ricetta tra le ultime che ha postato. Ne ho guardate diverse (anche se le proverei tutte detto sinceramente), alla fine ho scelto questa, che mi aveva già ispirato moltissimo. Lei l’ha chiamata in un modo che rende poco onore a queste meravigliose ‘rose’ e io gli ho conferito un poco più di valore al titolo... e se lo meritano proprio! Sono ottime, soffici, croccanti fuori, morbidissime dentro...
L’ho modificata leggermente, ma
la dedico a te Genny, auguri di buon compleanno : )
Rose di pane con feta e zucchine - image © Manuela Viel Rose di pane con feta e zucchine
Ingredienti per riempire una teglia da circa 23/24 cm
per la pasta
6 gr lievito di birra
1/2 cucchiaino di zucchero (o miele o malto)
1 cucchiaino di sale
250 gr di farina 0
135 gr acqua
un cucchiaio d'olio
*
il ripieno
2 zucchine piccole (o una grande)
1 peperoncino secco (con tutti i suoi semini, sì!)
uno spicchio d'aglio
1 fetta di feta (circa 60gr ma se volete anche di più, o di meno)
6 rametti di timo fresco (lavati e asciugati)
2 cipollotti rossi (anche un abbondante pezzo della parte verde)
grana grattugiato

Tagliate a julienne le zucchine insieme all'aglio e al peperoncino (io ho usato il robot da cucina con l'adattatore per-julienne mettendo l'aglio e il peperoncino in mezzo ad una zucchina tagliata a metà per qualche cm, così da tagliare tutto insieme).
Dopo aver tagliato a julienne le zucchine mettetele in un canovaccio e coprirle premendo un po', in modo da asciugarle. Lasciarle da parte.

Sbriciolare il lievito in un bicchiere, unire lo zucchero e metà del totale di acqua. Mescolare con un cucchiaino e lasciare riposare 10-15 minuti.
Setacciare la farina e mescolare 1 cucchiaino di sale. Unirvi il lievito e a poco a poco l'altra acqua (solo quella necessaria, non è detto che serva tutta) per avere un impasto morbido e omogeneo. Lavorare a lungo l'impasto e con forza.
Formare una palla e praticare un taglio a croce. Metterla in una terrina leggermente unta d'olio e ungere appena appena anche la superficie della pasta, per evitare che si secchi. Coprire con un canovaccio lasciare lievitare fino a quando avrà raddoppiato il suo volume, lontano da correnti d'aria (riponete in un forno o nel microonde con lo sportello chiuso). Ci vorrà circa un'ora o poco più.
Mentre lievita, mettere le zucchine in una ciotola e amalgamarle alla feta sbriciolata e ai cipollotti tagliati a rondelle sottili (con un buon pezzo anche della parte verde); salare, pepare, sfogliare il timo e aggiungerlo. Lasciare da parte, coperto.

Riprendere la pasta dopo la lievitazione e sgonfiarla lavorandola qualche minuto (questo serve a far riprendere poi la lievitazione). Stenderla bene in un rettangolo con un matterello (io con le mani proprio non ce la facevo a stenderla!!) spolverare abbondantemente con del grana, mettere le zucchine sopra e stenderle bene su tutto il rettangolo. Arrotolare la pasta e chiudetela bene (ossia, fate dei pizzicotti laddove si “chiude” la pasta, così da sigillare bene il 'salsicciotto').
Tagliare con un coltello ben affilato delle girelle abbastanza spesse e metterle in una teglia rotonda dal diametro di 24 cm, ricoperta di carta da forno. Disporre le rotelle distanziate le une dalle altre di mezzo cm circa o meno.
Lasciar lievitare un’altra oretta scarsa (anche mezzora andrebbe bene, basta che le rose siano ben lievitate e che siano, quindi, “attaccate” le une alle altre). Portare il forno a 180 gradi; intanto versare il cucchiaio d’olio sulle rose ben gonfie e spolverare ancora con del grana.
Infornare per 30 minuti più altri 5 minuti finali con il grill.

Che dire… semplicemente favolose. Mi sono piaciute da matti.. A me e anche alle altre donnine (mamma e nonna:)! squisita.. e poi, ha un effetto estetico bellissimo. Fa un figurone.
La cosa bella è anche il fatto di non doverla tagliare a fette come una torta… basta seguire la forma tonda di ogni “rosa” per servine una o più ad ognuno. Il sapore e la morbidezza del pane appena sfornato, con questo delizioso ripieno (o anche altro con cui il pane caldo ben si addice), non può che soddisfare davvero ogni palato.


e anche con questa ricetta.. partecipo alla raccolta di Laura di Profumo di Libri e Cannella: ricette con la feta
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Giornata con le Sorelle Simili

Il 10 ottobre (il sabato appena passato) sono stata all'evento "Giornata con le Sorelle Simili", presso la nuova sede “Casa di mela”, dove si svolgono principalmente Corsi di di cucina.
Mela, una persona solare, fantasiosa, eclettica.. una persona deliziosa, cordiale e appassionata di tutto ciò che è creatività, che non perde occasione per sfruttarla al massimo. Mela coordina la Casa di Mela con la collaborazione del Dr. Giuliano Ubezio, dietista che lavora nel campo della nutrizione ed alimentazione da 9 anni e gli chef, tutti altamente qualificati e che "offrono sapori e sapere, rendendo i corsi un'esperienza di apprendimento tramite il gusto, il tatto, la vista ed i profumi" -
http://www.casadimela.it/ -
Un ottimo ambiente, fatto di persone appassionate, simpatiche e soprattutto disponibili.
Il calendario dei corsi offre una vastissima possibilità di scelta; i corsi sono tanti e vari, per tutti i gusti insomma. Dai corsi di cucina Base di primo livello, agli incontri, eventi, degustazioni.. e per citare qualche corso: Gran buffet autunnale sia dolce che salato, Decorare con il cioccolato , Pane all’agricola, corso di conoscenza del vino, corso su antipasti, stuzzichini e piatti "Buoni, facili, soprattutto…rapidi!", Zuppe toscane, Torte da forno, Pasticceria mignon, Pranzo di Natale... uh, siamo già arrivati a Natale. No, no, di corsi ce ne sono molti altri. Andate direttamente sul sito per prendere visione di tutti quanti i corsi disponibili.. Se avete domande o volete iscrivervi, potete contattare direttamente CasaDiMela o, se volete prima delle informazioni o delle risposte in qualità di 'partecipante' e non di 'responsabile', sono a vostra completa disposizione.
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... Al ricordo della giornata trascorsa quasi mi emoziono ancora.
Sono come pane da lievito naturale, il massimo della sua semplicità ma al contempo è anche il massimo che si possa avere, un cibo squisitamente semplice, genuino e "ricco" al tempo stesso. Queste sono loro. La purezza fatta in persona; tutto ciò che la tradizione del cibo-fatto-incasa può tramandare, lo ha fatto e continua a farlo in gran parte attraverso loro.

Sorelli Simili - image © by Laura Monticelli (http://profumodilibriecannella.com/)


Sorelli Simili - image © by Laura Monticelli (http://profumodilibriecannella.com/)
Sorelli Simili - image © by Laura Monticelli (http://profumodilibriecannella.com/)Il clima era magico. Io mi sentivo come una bimba, beatamente tranquilla e serena. Mi sentivo come "a casa".  Come ha scritto Cinzia in una "mail" in risposta al mio messaggio dove le raccontavo delle sensazioni percepite in questo bellissimo incontro [...] "questo sono Margherita e Valeria, purezza e semplicità in persona" [...]. E' proprio così. Loro così sono: vere, genuine, semplici e al contempo speciali. Se-fossero un'Epoca, sarebbe sicuramente un'epoca d'altri tempi, "antica", di quell'antichità di cui ormai non ve n'è più nemmeno l'ombra, se non la loro, personificazione di quel gusto antico di cui amaramente qualcuno ne sente davvero la nostalgia. Ma oltre che al cibo è la loro personalità in sé ad essere suggestiva, personalità che le rende persone speciali, uniche, rare.

Hanno una capacità talmente grande di comunicare che sembra quasi innata, la "forza magica con cui riescono a comunicare vibra nell'aria e trasmette amore ed emozioni anche in un semplice impasto" (grazie Cinzia).
Sì, vibra nell'aria. Le loro parole e il loro amore riecheggia e vibra come fosse un'emozione che sta prendendo forma.

Tanti i momenti che mi hanno entusiasmata, a partire dalle spiegazioni dettagliate e minuziose della Mita (Margherita), che è colei che cucina propriamente, ma anche quelle di Valeria che altrettanto carina e deliziosa, aiutava la sorella; c'è stato ovviamente più di un momento in cui anche lei ha preso a parlare, a raccontarci, a spiegare… a indirizzarci con consigli preziosi, spiegazioni interessanti e chiare.. Erano insieme due complici: sorelle, amiche, amanti, compagne. Vederle chiacchierare, ridere e scherzare, fare battute, le rendeva ai miei occhi davvero giovani di spirito. Hanno un viso dolce e vissuto, non tanto per l'età, quanto più per ciò che porta scritto: una storia. La Loro storia, che è sicuramente come un bellissimo romanzo d'epoca. Tornando al gioco "se-fossero", se fossero una storia... sarebbe una fiaba per bambini, piccoli e grandi. Perché 'bambini' si può essere anche da grandi, no? ("Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi lo ricordano." da Il Piccolo Principe. Loro certamente non l'hanno dimenticato.)

La giornata prevedeva anche la preparazione di una loro ricetta: è stata la volta della "Torta al cioccolato", pare semplice, penserete voi. Ma assistere alla preparazione della frolla è stato come osservare la realizzazione di un’opera d’arte più che di una torta. Che poi, era di una bontà indescrivibile. Deliziosa. Mentre eseguivano la preparazione, ne stavano già sfornando una, preparata precedentemente... e dopo un po' di tempo ancora un'altra..
Sarò banale a dirlo, complici l'emozione e il fatto che fossero proprio loro a farla davanti ai miei occhi... ma di fatto, l'ho trovata davvero eccezionale la torta. Una torta, perdonatemi se esagero, ma ricca di emozioni oltre che di gusto. Perché ogni loro impasto ed esecuzione era prima di tutto ricco di passione ed esperienza.

Osservavo scrupolosamente Margherita mentre preparazione la frolla.
Sulla ricetta trovo scritto "Fate la pasta frolla". Punto. Dapprima leggendo così, mi sono sorti diversi quesiti effettivamente, del tipo "ma fare la pasta frolla come? non c'è un modo tutto loro? Io pensavo dessero dimostrazione che..." ecc. Come ho osato farmi queste domande non lo so.. perché poco dopo l'inizio della "lezione" mi sono vergognata anche solo d'averlo pensato: ha cominciato a preparare la frolla in un modo a me totalmente sconosciuto. Vi starete chiedendo di quale alchimia si trattasse mai... Nessuna alchimia, solo la quintessenza del metodo di impasto della frolla. Margherita aveva appena appena le dita delle mani "imbrattate" di pasta, la destreggiava con cura, padrona di ogni singolo elemento che andava a comporre quella che poi sarebbe diventata la base squisitamente buona e friabile di una deliziosa crema di cioccolato al rum.

E pensare che io, quando impasto, se mi va bene mi impasto letteralmente per ben benino anche le mani, completamente, nessun dito escluso. Quando "mi va male" arrivo a  sporcarmi persino i polsi. Devo smettere di usare il robot da cucina e fare molta più pratica con le mie manine. Non sono obbligata, certo che no, ma voglio farlo. Penso che il contatto diretto col cibo - gli impasti in particolare ma delle materie prime in generale - sia un passaggio fondamentale.

E che dire di quando Valeria ha fatto girare quella grossa ciotola in pirex (penso) trasparente, contenente una massa spropositata di pasta madre.. ero incantata e Laura non era da meno (leggete anche il suo post, ve lo consiglio:). Laura l'ho invitata ad unirsi a me proprio all'ultimo. E’ stato innanzitutto bellissimo per me conoscerla, secondo partecipare anche all'evento in sua compagnia. Che tra una cosa e l'altra ci siamo anche divertite parecchio :) ma il termine 'incantata' rende ben poco l'idea se penso a come mi sentivo dopo aver appreso che ci avrebbero donato una parte della loro pasta madre da portare a casa! non ci potevo credere.. io che negli ultimi tempi l'ho desiderata ogni giorno di più. Ed ora eccomi qua, con la mia (per ora) piccola pasta madre, il mio neo-bambino, da curare, accudire, crescere, addormentare, rinfrescare... amare. Il mio Pi-Emme (PM).. e per di più, regalato proprio dalle mitiche Sorelle. Potevo avere di meglio?
Eccolo qui, il mio piccolo, appena arrivato nella sua nuova casa appena di rientro dalla giornata con le sorelle Simili, ancora nella vaschetta in cui mi è stato dato (sostituita poi subito, ovviamente, da un contenitore in vetro)…
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giovedì 8 ottobre 2009

Tortini di zucchine, feta e basilico

Tortini zucchine, feta e basilico - image @ by Manuela VielL’idea era quella di proporvi un giochino, ma non sapendo a quanti sarebbe piaciuto ho preferito evitare. Il giochino consisteva nel farvi preparare – a chiunque di voi ne avesse avuto l’occasione il tempo e la voglia di farlo – questi tortini. Far fare a voi la stessa ricetta, senza variazione alcuna.. e aspettando di confrontare la percezione di gusto di ognuno di noi.
Un modo diverso di vivere la ricetta proposta – questa in particolare ma anche per qualunque altra in genere – che si trasforma di conseguenza in giochino in quanto ognuno di noi/voi eseguirebbe la medesima ricetta, preparandola, sfornandola e gustandola per poi descriverne infine le percezioni sensoriali personali dettate dai propri gusti, sicuramente diversi gli uni dagli altri anche solo per pochi piccoli aspetti, oppure decisamente del tutto diversi. Ma è proprio questo quello che definirei il punto più bello del gioco. Con la descrizione messa a punto da ciascuno di noi si potrebbe arrivare sfiorare quella che potrebbe essere.. La descrizione perfetta. ..alcune più ‘materiali’, più concrete, altre aspirando a qualcosa di più intangibile e surreale, paradisiaco e poetico; qualche d’uno potrebbe addirittura considerare inadeguato un accostamento, associando al sapore una sensazione repellente, di totale disgusto. Mica siamo tutti inclini alle stesse soddisfazioni e piaceri in fatto di gusto.  …insomma, ognuno di noi ha differenti modi di esprimersi ma soprattutto ha gusti diversi da chiunque altro.

Perciò non è che fosse proprio un giochino quello che volevo proporvi, piuttosto il richiamo della vostra attenzione in una maniera diversa dal solito, più “diretta” e partecipativa.

Questa proposta voleva proporsi non tanto per il solo desiderio di giocare insieme in cucina, ma pensandoci il termine giocare ben si addice alla filosofia del mio blog che è principalmente quella di …
c
oinvolgere,
interagire,
appassionare,
condividere
che casualmente noto si potrebbe abbreviare in Ciac (si gira!), formando un acronimo anche carino che richiama la funzione interiettiva enunciata dal regista prima di iniziare le riprese della scena di un film. Il che, tutto sommato, non mi dispiace affatto: il richiamo di questa interiezione non dice forse molto, se non tutto, sul “coinvolgimento” da parte di più persone?

Avete presente i ‘ritrovi di lettori appassionati’ di un certo scrittore, che si danno appuntamento dopo che tutti hanno letto l’ultimo romanzo dell’autore, per discutere sul libro ? Esistono questi gruppi, lo sapete anche voi, ma sono cose generalmente più.. “americane”. Fate una breve ricerca  qui affianco con google: “Il club di Jane Austen”. Leggete la trama. Molto brevemente.
… E perché non trovarsi tra blogger, di sera o in una domenica pomeriggio, a casa di qualcuno o semplicemente in uno spazio idoneo dove discutere, parlare e quant’altro… magari non saremmo un gruppo di fans di “Jane Austen”, ne tantomeno tratteremmo dei suoi libri né di libri di alcun genere magari… ma l’idea di base è quella di confrontarsi direttamente e parlare senza freni di quella grande passione che più ci accomuna: la cucina, la gastronomia.

Il nostro set cinematografico? Quello di una cucina virtuale + uno spazio-salotto… sempre virtuale (ma anche non…).

Comunque. Torniamo un po’ indietro e andiamo con ordine, torniamo verso l’origine vera e propria della proposta (che vi sto spiegando pian piano ma che alla fine nemmeno vi propongo più, a meno che siate voi a darmi l’ok, se vi sembra un’idea carina), quindi del perché e per come mi è venuta in mente. Avevo semplicemente il timore di non riuscire a definirli esattamente, così come meriterebbero. Temevo di non riuscire a fare una descrizione degna del loro essere superlativi, eccezionali, rischiando in tal modo di cadere nel banale. E non posso permettermi di banalizzare questi tortini, proprio no.
Peccato non mi possa esprimermi per versi, ovvero con “emissioni sonore” (anche se non credo lo farei, dato che, fino a prova contraria, non sono un animale)... non saprei come scriverle, non sono nemmeno mai stata una fanatica del genere fumettistico a parte topolino, quindi non me ne intendo di onomatopee :D
Però... se solo potessi, esprimerei almeno la mia meraviglia e la grande soddisfazione per questi ingredienti che hanno dato vita a tortini che (mi) sono piaciuti in modo esagerato.
Molto semplicemente (ma non banalmente) avrei potuto pensare ad un antipasto del tipo… dei cubotti di feta fresca appoggiati su un lettino di zucchine alla julienne (magari schiacciata o sbriciolata con una forchetta e mescolata insieme alle zucchine), un po’ di basilico fresco e un pizzico di sale (quel sale, il sale al limone!)… ma riuscite ad immaginare la diversità tra un piatto così proposto e la bontà di gustarlo in “un” sol boccone in tutta la ricchezza dei suoi sapori? - beh non proprio uno, ma intendevo suggerirvi il senso del “tutto in uno” nel formato-toro. A partire dalla feta, predominante, ad arrivare al basilico… ma le dosi sono calibrate a tal punto da non ostentarsi a vicenda, da non ostacolarsi … dando spazio a ciascun sapore di essere sentito e … “vissuto”.

La cottura a puntino, controllata e minuziosa, mi ha consentito di sfornarli esattamente come li desideravo: morbidi e per nulla asciutti, come temevo risultassero. In questo modo mantengono inalterati tutti i profumi e i sapori, dal formaggio, al basilico… e la consistenza è straordinaria. Un vero piacere da mordere. Morbidi erano e morbidi sono rimasti.. ma solo fino a sera, non di più. Credo tuttavia si conservino benissimo per diversi giorni se tenuti in un contenitore a chiusura ermetica.  
Il giorno dopo ho replicato. La dose usata mi aveva consentito di sfornare “solo” 12 tortini, fatti cuocere nello stampo per comuni muffin.

Tortini zucchine, feta e basilico - image @ by Manuela VielTortini di zucchine, feta e basilico
Ingredienti per 12 tortini:
1 uovo + ½
50 ml di olio (io ne ho usato anche una parte al tartufo bianco)
50 ml di latte fresco intero
90 gr farina
5 gr di polvere lievitante*
50 gr di provolone
100 gr di feta
1 cucchiaio e mezzo o 2 (a seconda dei gusti) di basilico fresco tritato fine
1 piccola zucchina (se molto grande usarne mezza)
sale al limone (usate altrimenti sale normale) e pepe
*la polvere lievitante è quella che si trova alla LIDL. Io ho usato quella perché quella avevo, ma credo che sia pari ad un qualunque altro lievito per torte purché non-vanigliato/non-zuccherato!

Sgusciate un uovo, pesandolo. Sbattetelo con una forchetta e metà di questo (sempre pesandolo) mettetevelo via, non vi servirà. Versate l’altra metà in una ciotola con l’uovo (intero). Sbattete le uova con l’olio e il latte. Setacciate la farina insieme al lievito direttamente nel composto; poi aggiungere anche la feta sbriciolata, il provolone grattugiato, il basilico e la zucchina anch’essa grattugiata. Aggiungete un cucchiaino di sale al limone e il pepe e mescolate, senza troppe attenzioni e con l’aiuto di un cucchiaio suddividete l’impasto negli stampi da muffin. Dovete ottenere uguale quantità suddivisa in ogni stampino: risulteranno non molto alti ed è così che devono essere. Proprio come tortini.
Fate cuocere in forno già caldo a 180° per 18 minuti circa: i primi 15 minuti potete stare tranquilli, dopodiché il mio consiglio è di osservare quando questi cominciano a dorarsi, perché i nostri forni sono diversi quindi i miei 18 minuti possono per voi essere 19, 20, 21… Devono essere come vedete in foto, non troppo dorati. Una volta raggiunta la cottura ideale, sfornateli e metteteli su una griglia fino a raffreddamento.


Con questa ricetta partecipo alla prima raccolta indetta da Laura nel suo
nuovo sito: Ricette con la feta
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sabato 3 ottobre 2009

Grissinotti di focaccia all’uvetta

Non ricordo né come né perché ci sono finita, ma li trovati e mi sono stranamente piaciuti: parlo dei grissini di Fiordisale, grissini di focaccia alle olive liguri
Grissinotti di focaccia all'uvetta sultanina

Prima di ogni altra cosa, dovete sapere che se c'è una cosa che trovo poco piacevole da mangiare, nel senso che non mi soddisfa minimamente, sono i grissini e cracker che si trovano ai supermercati e… dal panettiere non ci vado poi così spesso sinceramente, quindi è raro che abbia occasione di prendere quelli lì, quelli buoni buoni. Detto questo.
Questi grissinotti sono davvero spettacolari. Me ne sono non dico innamorata (ci sono tante altre cose che mi piacciono più dei grissini ma questi, nel loro genere, per essere dei lievitati - e soprattutto 'grissini'! - meritano. E tanto anche.

Meravigliosi, prelibati e particolari questi grissini di focaccia all’uvetta, con quel tocco di polverina magica che li ricopre leggermente così come si presenta una pasta fresca di ottima qualità: ancora velata da un leggero pulviscolo di semola. In questo caso è invece la farina di mais a velare magicamente il grissino, così come ha suggerito di fare Fiordisale grazie al consiglio del suo panettiere.

I grissini che vi propongo io sono tuttavia leggermente diversi, grissini di focaccia sì, ma con l’uvetta. Questi grissini si fanno spazio sulla tavola per essere gustati sia come accompagnamento di un dolce-nondolce (uva per esempio; sì, avete capito bene.. un pezzetto di questo grissino masticato assieme ad alcuni chicchi di uva bianca privata di semi è da sogno. Provato. Oppure pollo all'uva)... o ancora, li vedrei bene avvolti da un manto sottile di lardo. A voi la scelta... a seconda dei vostri fantasiosi, creativi e sfiziosi gusti o, molto più semplicemente,  secondo quelli più tradizionali.

Vi assicuro una cosa però, non ho mai assaggiato dei grissini così. Sarà perché non li mangio praticamente mai, anche questo è vero. Di fatto questi sono i primi che gusto con piacere. Con vero piacere. E credo che per la loro fattibilità (ho detto ‘fattibilità’, non 'velocità', ché a causa del tempo di lievitazione non è che siano proprio veloci. Ma basta organizzarsi) li farò molto spesso in occasione di qualche cena non per forza particolare, ma semplicemente di compagnia; saranno sicuramente apprezzatissimi degustati come antipasto con qualche accompagnamento  particolare (con dell’uva bianca appunto, o anche con dei formaggi e porzioni di confetture di cipolla e arancia ben abbinabili sia ai grissini che ai formaggi... sarebbero sensazionali abbinamenti secondo me).
Vi consiglio di provare questo mix di dolce-leggermentesalato, buono, gradevolissimo, ottimo. Dopo averli tolti dal forno ho dato un po’ di macinate di pepe sopra e un pizzico di sale ancora. Li ho lasciati raffreddare sulla teglia e solo poi mangiati.

Erano - secondo i miei gusti - belli a vedersi, ma dovevo lasciarli raffreddare prima di confermarne la buona riuscita: non li volevo durini, del tipo che si spezzano ("tac”!) ma ‘normali’, croccanti fuori e ancora leggermente leggermente morbidi dentro.. ma leggerissimamente eh, quel giusto che basta per riuscire ad assaporare anche l'interno senza che fosse un tutt'uno di croccantezza. Questi sono riusciti a rispettare appieno le mie esigenze.

Le mie variazioni rispetto ai grissini di fiordisale sono state apportate nelle dosi (dimezzate), nell'uso di uvetta anziché di olive liguri e quindi di parte del procedimento.

Grissinotti di focaccia all’uvetta sultanina
Ingredienti (per 8 grissini grossi e cicciotti lunghi circa 28cm)
210 g. di farina 00
10,5 g di lievito di birra
87 g. di acqua tiepida
4 o 5 g. di sale
21 g di olio extravergine
70 g di uvetta sultanina

Impastare la farina con il lievito di birra sbriciolato e sciolto nell’acqua tiepida.
mescolare sale e olio insieme e mescolare affinché il sale si sciolga (almeno un po'). Aggiungere la soluzione di olio all'impasto e impastare ancora per bene fino a che sia tutto ben assorbito.
Mettere l'impasto in una ciotola (meglio se di acciaio) e coprirlo con un asciugamano da cucina.  Lasciare lievitare per almeno 2 ore in un luogo senza correnti (io l'ho riposto nel microonde con sportello chiuso; se non avete il microonde potete metterlo nel forno).
Trascorso il tempo, rompete la lievitazione e impastate ancora. Fate lievitare di nuovo per un’altra ora. Nel frattempo mettete l'uvetta in uno scolapasta e sciacquatela sotto acqua corrente calda lasciandocela per 1-2 minuti. Chiudete l'acqua e rovesciate l'uvetta su un canovaccio. Tenete da parte.
Trascorso il tempo di lievitazione, unite l'uvetta e impastate bene spingendo una parte di impasto verso l'esterno e ripiegandolo al centro dell'impasto, rispingete fuori "prendendo" un altro punto dell'impasto e ripiegatelo sempre nel centro e così via, fino a che vi sembrerà "bello" (ci vuole solo qualche minuto eh, non pensate tanto).

Ora organizzatevi così:
> prendete una teglia dal vostro forno, estraetela e ponetela su un piano (non quello su cui lavorerete). Foderatela di carta da forno e cospargetevi una manciata di farina di mais (consiglio che suggerisce il panettiere di fiordisale e, non so per come né per perché, trovo sia un consiglio che ha fatto il suo magico effetto sul risultato finale!)
> dividete l'impasto in palle più o meno piccole - regolatevi con la grandezza dopo aver provato a prelevare una pallina di impasto e a farne un salsicciotto - per un grissino della lunghezza di circa 28/30 cm. Tenete presente che poi bisognerà lasciar lievitare di nuovo, quindi non fateli giù troppo cicciotti, che poi si 'incicciottiscono'  (??) da soli :D
> mano a mano che formate i grissinotti, appoggiateli sulla teglia facendoli rotolare leggermente sulla farina di mais, girandoceli solo un poco, giusto per far aderire la farina di mais sul grissino. Una volta allineati lasciate lievitare ancora per 30 minuti.
Infornate in forno già caldo a 210° per circa 20/25 minuti o poco più (nota!)

Note
#Io non li ho portati fino a doratura come previsto dalla ricetta originale (per alcuni cibi da forno, preferisco una cottura minore affinché rimangano leggermente umidi, morbidini. Infatti anche per alcuni biscotti la cottura la fermo circa 2 minuti prima del previsto). In questo caso ho mantenuto uguale il tempo di cottura ma ho abbassato la temperatura (210° anziché 220°). In ogni caso, dopo circa 15-20 minuti teneteli d’occhio per regolarvi secondo il vostro gusto.

#A differenza di quanto ho scritto nel procedimento, io l'olio e il sale li ho aggiunti solo dopo la prima lievitazione: la ricetta originale non diceva quando metterli (non è "colpa" di fiordisale, ma è l'autore stesso ad averlo omesso. Quindi cos'è successo: benché sia quasi ovvio capire da sé quando aggiungere olio e sale ad un impasto, seguendo passo passo la ricetta e non leggendoli nel procedimento non mi sono proprio venuti in mente! Dopo aver messo a lievitare però, siccome gli ingredienti li avevo comunque precedentemente preparati tutti su un ripiano, me li sono ritrovati lì davanti, soli soletti, inutilizzati. Ecco perché li ho aggiunti solo successivamente).
Quindi dopo la prima lievitazione, ho versato sull’impasto l’olio con il sale disciolto e ho reimpastato per bene fino a che non fosse del tutto assorbito. Non ero del tutto convinta
di ciò che stavo facendo, ma ho voluto provarci lo stesso. L’impasto mi sembrava veramente bello! Speravo non si trattasse di sola apparenza..
.. Per fortuna l’apparenza estetica non mi ha affatto tradito. La lievitazione è venuta benissimo e i grissini altrettanto.