fiOrdivanilla | il Senso del Gusto: agosto 2009

sabato 29 agosto 2009

Temperaggio con metodo Mycryo (anche per Bimby)

Queste info vogliono solo essere un aggiornamento del precedente post, sulla parte che riguarda il temperaggio del cioccolato. Lo scrivo qui in un nuovo post e lo aggiungo anche nel “vecchio”, poiché molti magari si perderebbero l’“edit”.

Temperare il cioccolato con il Bimby
Si critica spesso il temperaggio al microonde in quanto non consente di monitorare costantemente la temperatura, controllo di per sé necessario al fine di eseguire un corretto temperaggio. Ma ci sono altri metodi che prevedono l’utilizzo di strumenti atti scaldare a temperature controllate e mescolare il cioccolato in modo uniforme. Uno è il Bimby (che io non ho), che permette di ottenere un buon risultato, da quanto ho letto. Ma non posso assicurarvi nulla di assolutamente certo perché io non l'ho provato.
Altro metodo è l'utilizzo del Mycryo. Anche se lo sconsiglio, perché è il metodo per gli "scansafatiche".
Mycryo è burro di cacao in polvere puro al 100% ottenuto mediante la criogenizzazione del burro di cacao, un processo del tutto naturale. Qui il sito internet con tante dettagliate e utilissime informazioni sul prodotto. Interessante è anche notare la tabella dei valori nutrizionali che mette a confronto il prodotto Mycryo con gli altri grassi quali oli e burro.

Per ottenere un corretto temperaggio del cioccolato col Mycryo è sufficiente utilizzarne l’1% sulla quantità del cioccolato da lavorare. Quindi ad esempio, 3 grammi per temperare 300 grammi di cioccolato.

Procedimento per il Bimby:
per 1 chilo di cioccolato
1kg di cioccolato tagliato a tocchetti (ma usando il bimbi, credo proprio potreste ridurlo in polvere in un attimo, no?:)
10 gr di mycryo.

Con le lame in movimento inserire il cioccolato e spezzettarlo.
Impostate la temperatura a 60 gradi per 7 minuti, pian piano dovrebbe cominciare a sciogliersi. Se non sarà ancora del tutto sciolto impostate 50 gradi per altri 2-3 minuti. Il cioccolato deve essere sciolto completamente.
Lasciate che la temperatura si abbassi finché la spia accesa è solo quella dei 37 gradi.
A questo punto inserite il Mycryo e azionate la velocità 3 per qualche secondo per miscelare.
Attendete ancora 2 minuti.
Altro giro di lame per qualche secondo. Il cioccolato è pronto e temperato.
Mentre lo utilizzate impostate la macchina per 20 minuti a 37 gradi a velocità 1.
Il cioccolato rimarrà perfettamente in temperatura e non dovrete ripetere l'operazione. Se ci mettete più tempo a riempire gli stampini potrete impostare nuovamente a 37 gradi per il tempo che vi serve.

> per il procedimento del temperaggio col Bimby ho messo insieme quante più informazioni possibili prese qua e là dalla rete, in particolare dal forum di Cookaround.com.

Aggiungo che si può ovviamente utilizzare la soluzione di Mycryo anche senza Bimby.
Ciò che occorre è la soluzione Mycryo naturalmente e un termometro per alimenti.
- Sciogliere il cioccolato a 40-43°C a bagnomaria
- Lasciare raffreddare il cioccolato ad una temperatura di 34°C per il cioccolato fondente o 33°C per quello al latte o bianco.
- Aggiungere l'1% di burro di cacao Mycryo o 10 g. per 1 kg. di cioccolato.
- Mescolare bene.
- Quando il cioccolato è perfettamente precristallizzato mantenere la temperatura a 34°C per il cioccolato fondente e a 33°C per il cioccolato al latte o bianco.
- Per usare il cioccolato per un lungo periodo di tempo mantenere ad una temperatura di 31-32°C per il cioccolato fondente e 29-30°C per quello al latte, bianco o colorato.

Seguendo questa semplice procedura, non avrete più problemi di temperaggio, è un metodo davvero semplice ed efficiente e potrete così realizzare cioccolatini perfettamente lucidi.


Mycryo® è una soluzione molto vantaggiosa per moltissimi altri usi. Ho letto che è possibile anche usarla nelle mousse di frutta ( o altro ) mantenendone la forma e al tempo stesso la spumosità come uscite da una pasticceria. In più funziona anche come ottimo addensante di creme e si usa nelle bavaresi al posto della gelatina. Sembra si possa anche spolverare nei/sui prodotti da forno non appena sfornati, per non far perdere la croccantezza (sulle basi della pasta frolla che devono poi essere coperte di crema o da frutta acquosa o succosa per esempio, all'interno dei cannoli siciliani prima di essere riempiti di ricotta in modo che non si affloscino, sulla pasta sfoglia e crostini vari…), oppure sui biscotti in modo da poterli sovrapporre senza farli appiccicare tra di loro, o ancora nelle impanature per evitare il passaggio nell'uovo.. bello no? :)

martedì 25 agosto 2009

Guscio fondente ripieno di pere e cocco

edit 26/08/09: non c’entra con questo post, ma voglio ringraziare Fiordilatte perché (mi)ha permesso un utile scambio di idee tramite i commenti nel suo blog. Trovo sia costruttivo, utile e al tempo stesso bellissimo tenere queste piacevoli conversazioni, tra persone che prima di tutto condividono le stesse passioni e che poi alla fine trovano via via anche moltissime altre cose in comune.

Con l’occasione e dato il tema-ringraziamenti, ringrazio tanto anche Carolina che ha “ospitato” e sostenuto nel suo blog una ricca e utilissima conversazione in merito ad una ricetta “d’autore”: lo sciroppo alla menta; con questa piacevole conversazione, che trovate nei commenti relativi al post linkato, si è arrivati persino a perfezionare, insieme, la ricetta dello sciroppo, dandoci appuntamento al prossimo anno per riproporla nella versione definitiva a cui siamo giunte (io, Fiordilatte, Carolina e Paola). Ultimamente ho capito che non solo a me piace dialogare attraverso il blog, il quale – secondo la nostra “filosofia” – non dev’essere solo spazio dedicato a foto-ricette, ma anche luogo di comunicazione e conversazione... Un salotto? Chiamiamolo anche così. Certo, richiede tempo. Io effettivamente non posto molto di frequente come molti di voi invece riescono a fare.. e invidio (positivamente) chi ci riesce. Io non ce la faccio a tenere un ritmo veloce, sia per mancanza di tempo, sia per la mia volontà a fare post enciclopedici (come lo ha piacevolmente definito Elga:). Non ce la faccio moralmente a mettere ricetta+foto e stop, fine della storia. E’ più forte di me, ma ciò non toglie che mi piace moltissimo chi lo fa, chi mantiene un ritmo assai veloce e posta ricette a go go .. per il piacere dei nostri occhi e palati :) ma ci vuole un giusto equilibrio in questa sfera di foodblogger no? Eccomi qui quindi con i miei post enciclopedici a compensare e rallentare un poco i vostri super veloci ritmi :)
Il senso di volontà che ho nel ‘tirarvi dentro’, di coinvolgervi, di farvi interagire con me e con quello che vi propongo, per me è importante perché lo trovo molto bello e utile non solo per me, ma per chiunque passi di qua.
Un saluto a tutti

fiOr.


Guscio fondente ripieno di pere e cocco

sabato 15 agosto 2009

Mafalde al pesto di…

Il dubbi erano tanti. L’intento era quello di fare un buon pesto, un po’ diverso dal solito,ma buono e molto saporito. Inizialmente ero indecisa tra mandorle-noci e mandorle-pinoli.
Apro un armadietto della cucina, guardo .. frutta secca di ogni tipo. Mandorle, noci, pinoli, anacardi, pistacchi, arachidi, noci macadamia, noci del Brasile… l’unica soluzione era quella di sperimentare. Come ? Con gli assaggi! E così, prendi un po’ di uno e di un altro, assaggia qui, assaggia lì… ero molto indecisa. Ho provato ad assaggiare pinoli e mandorle insieme.. poi pinoli e noci brasiliane… poi un goccio d’acqua frizzante per pulirmi la bocca; poi ancora, noci brasiliane e pinoli…
Mafalde corte al pesto di - photo ©Manuela VielInsomma, dopo vari assaggi mi sono decisa. E il risultato mi ha piacevolmente stupito.. il momento più stuzzicante che mi ha convinta della buona riuscita del pesto, è stato quello in cui ho sentito il profumo sprigionato dagli ingredienti, dopo averli pestati insieme. Divino.
La pasta che ho scelto l’ho trovata adattissima, appena l’ho vista tra gli scaffali del supermercato l’ho immaginata già calda nel piatto ad accogliere, tra le sue armoniose ondine, questo ricco e squisito pesto… trattasi di mafaldecorte!

Ah, ma non vi ho ancora detto quale frutta secca ho deciso di usare per il pesto!

Mafalde corte al pesto di noci del Brasile e pinoli
Ingredienti
3 ½ cucchiai di capperi sotto sale
300 g di pomodori ciliegini sgocciolati dall’acqua in eccesso
6 foglie di menta fresca ben lavate
1 mazzetto di basilico
2 cucchiai di pinoli + una manciata per decorazione finale
40 gr di noci Brasiliane (noci dell’Amazzonia)
2 spicchi d’aglio
6 cucchiai di olio d’oliva (il mio extra vergine)
50 gr di pecorino stagionato
Pepe
Sale (facoltativo)

350gr di Mafalde corte

Sciacquate bene i capperi e sgocciolateli altrettanto bene. Tagliate a pezzettini i pomodori e fateli sgocciolare dall’acqua in eccesso.
Spezzettate grossolanamente le noci, con un batticarne o con un coltello, e scaldatele leggermente in un padellino antiaderente; così facendo si esalterà il loro aroma. Fate lo stesso con i pinoli.
Raccogliete in un mortaio (o ciotola) la frutta secca (meno una manciata dei pinoli, che serviranno alla fine) insieme a una presa di sale, due spicchi d’aglio (cui avrete eliminato l’“anima”, ossia la parte interna),
alle foglie di basilico e di menta. Pestate tutto assieme. Un mortaio sarebbe l’ideale, io non trovando più il pestello in legno ho dovuto pensare ad una tattica last minute*… che tutto sommato ho trovato geniale e molto utile per sfogare tensioni e nervosismi :D (vedere nota).

Mettete capperi e pomodori con il trito di frutta secca nel tritatutto e fate macinare fino ad ottenere un ‘pesto’ di buona consistenza. Io l’ho lasciato non troppo granuloso ma nemmeno troppo frullato. Se vi piace totalmente cremoso, continuate a frullarlo. Incorporate l’olio e il formaggio grattugiato finemente (con la mitica zester) e frullate ancora fino a che è tutto ben amalgamato. Aggiungete una macinata di pepe grattugiato al momento, se vi piace.
Non preoccupatevi se vi sembra troppo liquido, deve essere così e lo capirete quando andrete a condire la pasta. Fidatevi.

Lessate la pasta al dente in acqua leggermente salata (ci sono già i capperi nel pesto + una presa di sale, ricordate). Scolate e sgocciolate. Mescolate subito con il pesto freddo e cospargete con i pinoli tenuti da parte.
Decorate, se volete, con qualche ricciolo di pecorino.

Note
* per pestare: ho preso un sacchettino-gelo per gli alimenti destinati al freezer. Ho messo dentro il tutto – frutta secca, aglio, basilico e menta e una presa di sale (io ho usato il fleur de sel) – ho chiuso il sacchetto attorcigliando a spirale l’estremità, ho avvolto la parte da pestare in un panno da cucina (per non rischiare di rompere il sacchettino) e ho pestato col batticarne – sapeste che liberazione! Continuavo a pestare e a pestare! E’ stato il momento più divertente! – Pestate bene l’aglio vi raccomando. Ogni tanto anziché pestare, schiacciate le erbe premendole come se steste lavorandole in un mortaio, cosicché sfregando con gli altri ingredienti, liberino molto più aroma.
Anche senza panno, il sacchetto comunque non si rompe (provato).

Ah, dopo aver pestato… ho trovato il pestello in legno. Era “nascosto” in un cesto.


Curiosità – piccoli (ap)puntini…
Il Noce del Brasile è una pianta alta fino 45/50 metri e presenta un fusto capace di inspessirsi fino ai due metri di diametro.

Il frutto di questa pianta, grande circa 15 cm di diametro, più o meno della grandezza di un melone, al suo interno produce molti semi (a seconda della grandezza del frutto, dai 12 ai 20) che si presentano come grosse capsule legnose a guscio spesso.
I frutti, pesando più di due kg l'uno, cadono da soli dalla pianta e una volta al suolo vengono (faticosamente suppongo!) raccolti. I semi del frutto prendono il nome comune di noci del Brasile, altrimenti chiamate Noci dell'Amazzonia o Noci del Parà (precisamente "castanha-do-parà", Parà è uno degli stati del nord del Brasile, il più grande produttore di questo 'alimento') e il loro interno è costituito da 'mandorle' (dove per 'mandorla' intendo dire 'la parte carnosa di un seme' e non LA mandorla:) il cui gradevole sapore è a metà fra quello della noce nostrana e quello della noce di cocco, un sapore più leggero e delicato delle nostre comuni noci, che sono molto oleose e hanno sono rivestite da una pellicola esterna piuttosto amara.
Mentre scrivevo questo post, per riuscire meglio a descriverne le caratteristiche organolettiche, masticavo un pezzetto per volta di noce brasiliana, apposta per cercare di capire qual è il gusto che più prevale, se quello di noce o di cocco. Ebbene, il mio parere è questo: in un primo momento mi ha persino ricordato il sapore della noce di macadamia; alla masticazione si prova una piacevole sensazione di levigatezza ed è forse questa in particolare che più mi riporta alla noce australiana (la Macadamia). Una volta degustata, lascia in bocca il ricordo di un sapore diverso da quello percepito all’assaggio: un retrogusto molto deciso di noce di cocco. Non so se avete bene presente la sensazione, ma quando si mangia una fettina di cocco fresco rimangono alcune piccolissime, minuscole scagliette un po' ovunque in bocca; micro granuli biancastri tra i denti e nei denti, sopra e sotto la lingua, sul palato e... ecco, stessa sensazione, stesso sapore. A mio parere la noce brasiliana è molto buona. Inoltre ha il pregio di essere particolarmente ricca di Selenio e questo oligoelemento gioca un ruolo importante nel funzionamento della ghiandola tiroide; i soli altri cibi che contengono buone quantità di selenio sono cereali, pesce e uova.

Se provate questo pesto, prima di farne delle (sicuramente buonissime) variazioni.. provatelo con queste noci!! :)

Ne approfitto per ricordarvi di partecipare numerosi alla Rubrica Post-in-Kitchen!, per accedervi c’è il comodo link in alto alla pagina, sotto l’header : )

lunedì 10 agosto 2009

Misto bosco meringato

Notte di stelle cadenti… l’aspettavo, con ansia. Ma da me di cadente ci sono stati solo fulmini e pioggia. Se vi capita di vedere più stelle cadenti, magari ditegli di fare un salto anche da me eh! E il tempo da voi, com’è stato? Qualcuno si è ricordato che queste sono le notti delle stelle cadenti? :)

*
Misto bosco meringato @ Manuela Viel

_ Scusate non lo avevo specificato nel post, ma lo dico ora con questo piccolo aggiornamento _
nelle note vi ho scritto come è meglio "trattare" gli albumi da utilizzare, senza però dirvi come ho fatto io: ho usato albumi vecchi di due giorni e prima di montarli li ho lasciati a temperatura ambiente per una mezzora buona.


Per la ricetta che seguirà, mi sono ispirata ad una rivista Svizzera.
Tempo fa ci avevo provato non una, ma più e più volte, con risultati pessimi. Ho capito che la cosa più sbagliata era quella di aggiungere il sale per montare gli albumi, poiché destabilizza la schiuma e forma acqua durante la cottura. L’uso di un pizzico di sale è una leggenda metropolitana tramandata erroneamente che, se è vero che ai tempi si usava davvero e per qualche strana ragione consentiva di ottenere apparenti vantaggi, ora non è più così dato che siamo tutti dotati di sbattitore elettrico o dalla planetaria.
Negli ultimi tempi mi sono messa in testa che dovevo riuscirci, anche perché ricette con la meringa mi piacciono moltissimo e poi la meringa mi ispira tanta creatività… in tutte le sue versioni, francese, italiana, svizzera… e ho letto che ci sarebbe anche la versione giapponese, a cui vanno ad aggiungersi le mandorle tritate.
Vi consiglio vivamente di leggere il chiarissimo e utilissimo post di Dario Bressanini a cui io stessa ho fatto cieco affidamento; a differenza di tutte le spiegazioni che si trovano spesso in rete, fornisce le migliori informazioni poiché seguono una logica basata sulla scienza, dalla cui verità obiettiva che ci permette di raggiungere, non ci si può sottrarre.
I link interessanti da leggere sono questo
qui e questo qua.

Delle tante golose ricette provenienti dalle diverse regioni elvetiche, questa che vi propongo proviene dalla regione di Berna. Come avevo letto da qualche parte, la gastronomia elvetica subisce il fascino delle regioni confinanti. Infatti il Ticino per la maggior parte adotta una cucina molto simile a quella del Trentino ma anche della stessa Lombardia, cosi come il Vaud e la Svizzera romanda (la parte francofona della Svizzera) rientra più o meno nei canoni della cucina francese e cosi via.
Presto vorrei provare anche i famosi Lackerli, questi provenienti da Basilea; buonissimi e speziatissimi biscotti fatti principalmente con miele, mandorle, chiodi di garofano, cannella e arancia candita.
Ma veniamo a noi!
Questa composta di frutti di bosco sommersa da una lucida, bianchissima e dolce meringa, soffice, morbida e in superficie quasi croccante … mi ha affascinato parecchio. Non so dirvi bene il perché, forse sono condizionata dal fatto che per la prima volta mi è venuta la meringa!, perché del resto la preparazione è di una facilità estrema. Venti minuti per la preparazione e circa quindici-venti minuti per la cottura in forno, minuti in cui dovrete solo attendere.
La meringa rimane soffice e la superficie amabilmente croccantina – facendo attenzione a farla soltanto leggermente imbrunire e appena appena si colorano le prime punte, più o meno dopo il tempo indicato, è già pronta da portare in tavola e servirla calda o tiepida***
Il mio consiglio è di procurarvi (se riuscite) dei buoni mirtilli e ribes, perché ci starebbero davvero bene e li avrei adoperati se solo ne avessi trovati di decenti! Purtroppo ho trovato solo dei buoni lamponi, more e le ultime fragole che mi aveva portato papà.


Misto bosco meringato
Ingredienti per 4 pirofiline:
400 gr di frutti di bosco o bacche miste (ad es. more, lamponi, mirtilli, ribes, fragole)
80 grammi di zucchero semolato
2 albumi (circa 60 grammi)
20 gr di amido di mais*

zucchero a velo per finire

Se avete delle fragole grosse, tagliatele in 4. Se sono piccoline tagliatele in 2 (idem per more e lamponi: se sono abbastanza grandi, tagliateli in due). Portatele a ebollizione con gli altri frutti di bosco e un terzo circa dello zucchero (25 gr). Mettete da parte.
Preriscaldate il forno a 150°C.
Montante a neve ben ferma gli albumi**
Una volta montati a neve, versate a pioggia lo zucchero restante mescolato con l’amido di mais. Continuate a montare finché il composto risulta fermo e brillante.
Le fruste devono scrivere; il composto deve rimanere immobile anche capovolgendo la bacinella.

Trasferite i frutti di bosco nelle pirofiline, con un po’ dello sciroppo di zucchero, regolatevi voi quanto ne volete.
Con un cucchiaio e l’aiuto di un altro cucchiaino, distribuite il composto meringato adagiandolo morbidamente sulla composta di frutta e zucchero.
Cuocete nella parte centrale del forno per circa 15/20 minuti, fino a che iniziano a dorarsi le prime punte. Dopo i 15 minuti comunque controllate per evitare il rischio che scuriscano troppo.
Sfornate, cospargete appena appena di zucchero a velo e servite caldo.


Il consiglio.
aromatizzate gli albumi con una o due gocce al massimo di mandorla; disporre la meringa e cospargerla con mandorle a lamelle. Infornare.
quando aggiungere l’essenza? Quando gli albumi sono già montati bene e avrete già incorporato zucchero+amido. Allora aggiungerete quell’una o due gocce continuando a sbattere per mischiarle bene.

Note.
*l’amido: perché usare l’amido? perché consente di mantenere più facilmente la forma finale in cottura.
**per gli albumi, essenzialmente:
- usare una bacinella (bastardella) alta e stretta, naturalmente in acciaio perché l’acciaio una volta pulito rimane quasi incontaminato da grassi residui da precedenti preparazioni, al contrario della plastica. L’albume va quindi montato in un recipiente pulitissimo privo di tracce di grasso o di sporco di qualunque genere. Inoltre, non deve contenere la minima traccia di tuorlo. Neanche un goccio!
- potete benissimo usare anche albumi tenuti in freezer e poi scongelati. In tal caso, dopo averlo tolto dal freezer, aspettate sino a quando non arrivi a temperatura ambiente. Una temperatura più alta facilita la montatura.
- non aggiungere assolutamente zucchero all’inizio della montatura. Iniziare a montare gli albumi e solo dopo averli montati a neve ben ferma, cominciare ad incorporare pochissimo alla volta e a intervalli, lo zucchero mescolato all’amido. Poco-alla-volta.
***la cottura: se preferite una meringa un po’ più cotta, abbassate la temperatura e continuate la cottura per un’altra decina di minuti. Ma io personalmente ve lo sconsiglio, venti minuti al massimo sono l’ideale per la cottura a puntino di questa meringa, perché il dolce così dev’essere, uno strato di meringa soffice nella quale immergerci e sprofondarci il cucchiaino e al contempo arrivare al secondo strato di frutti di bosco leggermente immersi in un po’ del loro liquido di cottura - ma non troppo - intensamente colorato, dolce, zuccheroso. Una libidine. Penetrando la meringa con la punta del cucchiaino, non dovrete quindi sentire una superficie dura da spezzare bensì morbida, da raccogliere come una mousse, insieme alla frutta.


Gustatevela… e mi direte se non ho ragione ; )

martedì 4 agosto 2009

Mousse di cioccolato al cardamomo e caffè con sablée alle mandorle tostate

L'ho conosciuta da pochissimo, lei e il suo “dolcissimo” spazio sul sito di FrancescaV. Da quando ho visto il suo blog non ho smesso un attimo di stupirmi per la bellezza delle fotografie e la creatività dei piatti che propone e la primissima volta che l’ho visitato, mi sono innamorata della sua mousse al primo sguardo. E’ stato amore a prima vista! Senza nemmeno leggere ingredienti né procedimento ho sentito la necessità di provarla subito! Guardatela voi stessi, mi darete ragione!

Ma ecco ora la mia rivisitazione : ) 

Mousse di cioccolato al cardamomo con sablée alle mandorle

domenica 2 agosto 2009

Post-in-Kitchen! – Consigli e tecniche per un migliore uso della cucina e del cibo

>> PER CORTESIA, NON PUBBLICATE COMMENTI di apprezzamento in questo post.
Vi ringrazio, ma per opinioni, pareri, apprezzamenti, domande, ecc. vi prego di postare tutto qui:
Post-in-Kitchen!, Consigli e tecniche per un migliore uso della cucina e del cibo –  
> Quesiti, dubbi e suggerimenti <

Davvero, vi ringrazio per il sostegno e la calorosa approvazione per questa nuova rubrica, però mi tocca sottolineare nuovamente (in questo momento sto aggiornando questo post) che questo post funge da RUBRICA che si svilupperà presto evolvendosi in un vero e proprio forum su un altro spazio web. Nel frattempo però, in questo post si scrivono solo e soltanto i Post-K, ovvero i consigli utili per la cucina.
Chiedo scusa per la severità, ma al fine di mantenere un certo ordine ed evitare troppa dispersione, d’ora in avanti i commenti che, per sbaglio o disattenzione, non dovessero essere i soli accettati, ossia i “Post-K” (leggere più avanti per sapere in cosa consistono), verranno cancellatati.

*

Ecco qui, come detto nel precedente post, dopo tutti i suggerimenti, proposte, domande e risposte, è ora di cominciare a raccogliere i vostri consigli utili da condividere con tutti noi foodblogger e non!
Qui di seguito riporto alcuni pezzi del post precedente per introdurre la rubrica. Più avanti invece altre note aggiuntive e ancora, alcune piccole regoline da seguire per postare nel modo più corretto, in tutti i sensi.

Quante volte vi capita di sfogliare libri di cucina, riviste, giornali, o di navigare in rete e leggere consigli utilissimi, astuzie, consigli d'uso... e dire "toh, questo suggerimento devo assolutamente annotarmelo! Devo ricordarmelo!" e al tempo stesso pensare "e mo' dove lo segno?".
E allora prendi carta e penna, o agendina, trascrivi il consiglio, chiudi agendina e metti via.. e così giorno dopo giorno, mese dopo mese, i consigli accumulati uno dopo l'altro, come li andrete a ripescare? Con CTRL+F ?
Oppure c'è la categoria di persone molto affezionata alla tecnologia che anziché armarsi di carta e penna, prende il cellulare e trascrive su Nuovo Messaggio > Salva in Bozze. Certi che appena arrivati a casa lo trascriveranno "da qualche parte". Si, ma dove?
Avete tutti qualche quadernetto dove segnare i consigli preziosi di cucina? Molti di voi lo hanno, lo so. Un quadernetto dove avete appuntato i 'consigli utili' trovati qua e là e in anni e anni di lettura, su come si tratta una certa verdura, il modo migliore per una cottura a puntino , oppure i "consigli dello chef" che si trovano a fondo pagina annotati in piccolino sulla maggior parte delle riviste, come ottenere un composto in un modo piuttosto che in un altro, guide all'acquisto.. e via dicendo.
Io pure lo avevo o meglio, ce l’ho ancora ma oramai non lo uso più perché proprio non fa per me, “il quadernetto”.
Okei, comincio io a confessarmi: per tanto tempo ho avuto un quadernetto qua, uno là, appunti sparsi per il cellulare.. bigliettini scritti e lasciati dentro le riviste, riviste piene di orecchiette per mantenere il segno e ricordarmi che devo 'segnarmi qualcosa'.... ma se ora riprendo uno di quei miei  quei miei quadernetti/agendine/block-notes/taccuini ecc. .. non so nemmeno dove lo troverei il consiglio che vado cercando "...Eppure ora mi servirebbe proprio quella notina là, utile utile, che avevo letto qualche tempo fa... c'è l'ho in mente.. ma proprio mi sfugge... Dove l'avrò scritta?"
Questo è più o meno il pensiero che mi balena in testa ogni volta, poi aggiungiamoci che mi viene anche il nervoso perché succede allo stesso modo di quando penso ad un personaggio o a una data particolare: ce l'ho lì sulla punta della lingua ma proprio non mi viene, mi sfugge. E più ci penso, più scappa dalla mia mente.


Ecco allora da cosa nasce questa rubrica. Nasce dal bisogno di fissare un “luogo” come punto di riferimento dove riportare tutti, ma proprio tutti, i segreti di cucina di cui ogni foodblogger è (o diviene) a conoscenza. “Segreti” di cucina provenienti da qualunque fonte, sia propria sia non. Lo scopo principale è quello di non perdere né dimenticare mai più alcun prezioso consiglio, tutti i consigli infatti, dritte, metodi di cottura particolari, tecniche per facilitare il taglio o intaglio di un ortaggio e tanto altro, saranno facilmente ritrovabili in questo spazio apposito che ho pensato di creare su consigli e tecniche per un migliore uso della cucina e del cibo, la mia nuova e prima Rubrica che si propone di essere una sorta di luogo in comune tra foodblogger e non, ma comunque appassionati di cucina.
Uno spazio mio ma anche vostro, che sia utile a me ma anche a voi.
Un luogo di passaggio giornaliero o quasi, poiché spero in continui e continui aggiornamenti/inserimenti da parte di tutti voi utenti amanti della cucina e dell’arte culinaria, del cibo e delle tecniche più corrette da utilizzare.
Un luogo che mi piacerebbe
diventasse punto di riferimento e di consultazione, uno spazio molto ricco, di grande utilità e pratico, cosicché chiunque possa trovare davvero di ogni utilità relativa alla cucina.
Un luogo che si evolverà presto in un funzionale - ma chiaro e semplice - forum iper-interattivo e a disposizione di tutti, dove avrete la possibilità sia di arricchirlo, che di consultarlo. Infatti il suo evolversi e il suo arricchimento, sarà dovuto proprio grazie al vostro contributo.
Un luogo che nel suo evolversi, diverrà anche spazio di discussione e di confronto, modo costruttivo per tutti di imparare sempre più e accrescere quindi le proprie conoscenze nell’ambito culinario. Perché io ho una mia particolare filosofia di pensiero, a cui sono molto legata e che seguo costantemente:
condividi con gli altri il tuo sapere, perché indurrai gli intelligenti a fare lo stesso e questo, sarà fonte di sempre maggiori conoscenze.

Tutti i vostri commenti avranno un “nome”: i Post-K, letto post-ki o chei, come si pronuncerebbe la K in inglese, ma voi pronunciatelo in mente come preferite;) che sarebbe l’abbreviazione di Post-in-Kitchen (dite la verità… ora state già facendo le prove per sentire come vi suona meglio!:D), così da intendersi senza doverli sempre nominare ‘consigli’, ‘suggerimenti’, ‘tecniche’ ecc.. , come ho fatto io finora cercando di variare il più possibile per non risultare ripetitiva :P


Di seguito, pochi punti da rispettare per poter vedersi confermato l’inserimento dei i propri post-k:
1) i post-k possono riguardare: consigli; annotazioni; accorgimenti; dritte; astuzie; consigli d'uso; consigli dello "chef”; tecniche di preparazione (di impasti, di cottura, ecc.), metodi di uso (come conservare, come tagliare, i modi migliori e pratici per mondare ortaggi e frutti, ecc.)… e tutto ciò che di simile vi viene in mente. 
2) tecniche e consigli devono essere preferibilmente già testate et  collaudate da voi stessi, ma non è del tutto necessario. 
3)
ogni post-k deve iniziare con un titoletto come oggetto seguito dalla fonte di provenienza.
Esempio:
“L’idea in più” > fonte: Cucina Moderna Oro, num. 56
Per dare ancora più sapore ad alcune preparazioni con gelatina, profumarla con due o tre cucchiai di Cognac o Sherry.
oppure
”L’idea in più" > fonte: Cucina Moderna Oro, num. 56
Per ottenere le listarelle di buccia di limone usate il rigalimoni. Non solo vi permette di tagliare solo la parte gialla della buccia, ma anche di realizzare listarelle perfette e decorative. 
4) ad ogni post-K non vostro, dunque proveniente da fonti terze (riviste, libri, ecc..) può essere completato con informazioni aggiuntive di vostra conoscenza; in tal caso vi rimando al punto 2), che non è più “preferibile”, ma è necessario che le informazioni proprie aggiunte a quelle provenienti da altre fonti, siano provate.
Scriverete allora il vostro post-k aggiungendo semplicemente alla fine della nota “vostro_nick aggiunge…
Esempio:
fiOrdivanilla aggiunge…


C o n s i g l i  . p r a t i c i :
- il passaparola di questa nuova rubrica sarebbe utile non solo per me ma per tutti noi, affinché siano in molti a prenderne parte e diventi sempre più ricca e quindi maggiormente utile;
- sottoscrivervi a questo post/rubrica in attesa del trasferimento in un forum per essere sempre aggiornati su varie modifiche, cambiamenti, inserimenti, ecc.
- sottoscrivetevi “per e-mail” ai commenti di questa rubrica per ricevere al vostro indirizzo di posta elettronica i nuovi post-K; in alternativa, visitare la rubrica frequentemente;
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Chi volesse propormi un banner per questa rubrica, sarei lieta di discuterne insieme.
Io non ho proprio tempo di farlo, quindi se dovessi farlo da me mi ci vorrà parecchio.