fiOrdivanilla | il Senso del Gusto: giugno 2009

mercoledì 24 giugno 2009

Frollini alla noce moscata e arancia

con copertura di zucchero di canna, mix di pepi e cacao amaro. Frollini alla noce moscata e aranciaCome detto, ecco uno spazio a sé per questi biscottini, già presentati nel post precedente..
Sono nati come frollini da salato, in particolare da abbinare a formaggi ricchi, “spessi”, molto saporiti.. degustandoli adeguatamente ho poi appreso che ben si abbinano anche come dopo pasto, soprattutto dopo pranzo, ché quel pizzico di mix di pepi e cacao, con un buon
caffè, risulta davvero una delizia. Un pasto con un dopo assai raffinato. 

Frollini alla noce moscata e arancia
mix di pepi e cacao amaro

Ingredienti

60 gr di burro freddo a pezzetti
1 cucchiaio di zucchero
2 cucchiai di miele di Acacia
110 gr di farina 00 setacciata con 1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino raso di noce moscata in polvere (e due grattate di noce moscata intera)
mezzo cucchiaino di essenza di arancia (o a seconda dei gusti) 
zucchero di canna
mix di pepi da macinare (il mix contenente pepe rosa, nero e verde)
cacao amaro in polvere

Mettete nel mixer burro, zucchero e miele e impastare fino a quando si amalgamano. Aggiungete farina setacciata con lievito, le spezie e impastate ancora per un attimo, fino a che il composto si amalgama bene (magari aprire il mixer, togliere il composto dalle pareti e metterlo in mezzo per far sì che si amalgami tutto. Mixare ancora).
Togliete dal mixer e impastate con le mani fino a ottenere una bella palla liscia. Avvolgete in pellicola trasparente e mettete a riposare in frigorifero fino a che riprenda consistenza.

Accendete il forno a 180°.
Stendete l’impasto con un matterello tenendolo alto circa 4 mm. Ritagliate i biscotti con un tagliapasta e posizionateli sulla teglia ricoperta con carta da forno. Cospargete ogni tondino con dello zucchero di canna, mezza macinata di mix di pepi e una spolverata di cacao fatto scendere al momento da un setaccino. Non esagerate con il mix di pepi altrimenti tenderà a prevalere e il sapore non sarà tutta questa delizia come dovrebbe essere.
Infornate per 8 minuti circa, max 10, la pasta deve dorare ed essere cotta. Fate attenzione perché a scurirsi e cuocersi troppo è un attimo.
Fate raffreddare su griglia metallica.

Questi biscotti sprigionano e mantengono un aroma davvero stuzzicante. Si conservano bene per più di una settimana (se vi durano) in vasetti di vetro a vite o contenitore ermetico.
Buonissimi per accompagnare antipastini di formaggi e salumi, formaggi e confetture adatte a formaggi e via dicendo. Ma, come dicevo, ottimi anche per un dopo pranzo, da servire con caffè oppure con un tè delicato e non speziato, affinché non si sovrappongano troppi sapori forti e piccantini (essendoci già la noce moscata nei biscotti e il pepe sopra).
Frollini alla noce moscata e arancia

domenica 21 giugno 2009

Biscottini “agrodolci”

… aria fresca, stamattina si sta bene, fin troppo…  Ieri sera e stanotte ha piovuto molto. Mi lamento spesso quando ho caldo, ma lo facciamo un po’ tutti per abitudine… ma non ne soffro tanto quanto il freddo. Io d’inverno soffro come un cane,  non potete immaginare quanto. E’ persino capitato più volte che rimanessi a casa dall’università nel periodo invernale proprio per la mia intolleranza al freddo. Sono freddolosa, ma questa aggettivo ben poco descrive la sofferenza che patisco con le basse temperature invernali ma anche non invernali (per me “basse” significa 12°. Per questo ho sempre detto: anche se mi regalassero un viaggio con tanto di pernottamento in suite da sogno, tutto pagato, all inclusive in Russia, Polonia, o posti simili… beh, rifiuterei senza pensarci due volte).

…perciò stamattina una bella tazza di orzo&cacao fumante non me l’ha tolta nessuno. Una tazza d’orzo con un goccio appena di latte di soya per dargli quel tocco di sapore lievemente diverso.. e anche per il gusto di schiarire quel marrone troppo intenso e scuro, tingerlo un poco di bianco, come se fosse la tavolozza di un artista, dove vengono variegati i colori chiari con quelli più scuri e viceversa. Quella macchiolina bianca centrale di latte, andava via via separandosi formando arabeschi e variegature sulla superficie visibile della tazza di orzocacao. Insieme, due pavesini al gusto caffè e la vista dal mio terrazzo verso un cielo pacifico e tenue, sottile e delicato, completamente sprovvisto di pompose nuvole e che ormai quasi albeggiava, riflettendo nei miei occhi la luce del nuovo giorno. Ancora un paio d’ore e si sarebbe svegliata la mamma, anche lei mattiniera.

Lascio la finestra spalancata mentre preparo del caffè. Preparo la moka con del caffè nuovo nuovo, preso da Peck proprio venerdì, apposta per lei. Lei che non è un’amante del caffè in senso stretto, ma più che altro è una caffeinomane, il che è ben diverso. Però chi lo sa, con un caffè un poco più pregiato forse riesco a trasformare la sua dipendenza dal caffè in un qualcosa di più piacevole e non solo un’abitudine, trasformare il vizio nella scoperta di un qualcosa di stimolante per il proprio Gusto e nella possibilità di scoprire un aroma sempre diverso, da un retrogusto fruttato, a note di cioccolato o di miele, al lontano sapore di ciliegia … Questa è stata la volta di un gran caffè, un caffè monorigine, il Guatemala Maragogype (uno dei Gran Cru). Dovete sapere che anche il Guatemala è da annoverare tra i paesi che soddisfano il fabbisogno mondiale oltre al Brasile (che da solo produce quasi un terzo del caffè nel mondo). con le qualità Arabica lavato e Robusta. Dall'Arabica si ricavano il Bourbon, Tipica, Maragogype, Coban, Antigua, Amatitlan. Questi sono particolari perché hanno una spiccata acidità (dovuta al metodo di lavorazione), un profumo speziato ed un aroma profondo di cioccolato. Sono prodotti con il metodo bagnato (l’altro metodo è il metodo asciutto/secco (chi conosce i tè meglio dei caffè, saprà che ci sono vari metodi di lavorazione di questi prodotti, per ottenere vari gradi di acidità, alta o più attenuata), ossia un metodo che richiede attrezzature specifiche e una grande quantità di acqua (infatti l’umidità conferita ai chicchi di caffè è circa del 57%). L’altro metodo, a secco, ed è il metodo naturale. Il metodo bagnato è quello da cui derivano i caffè più pregiati.
Tra le varietà dell’Arabica, il Maragogype è il migliore e metaforicamente potete pensare alla completezza dei cinque (o sei;) Sensi. Infatti è il più perfettamente bilanciato: ha un particolare sapore, gusto, corposità, acidità e aroma. Al contatto col palato è altamente morbido e maturo, liscio, corposo e piacevolmente acido.. l’acidità è di quelle piacevoli, spiccate e deliziose… è come l’involucro di una fava di cacao. A proposito delle fave di cacao…
Come dicevo a Romy.. Dalle mie ricette e dalle descrizioni, molti avranno spesso pensato che io sia patita e amante del cioccolato.. Non è proprio proprio così. La cosa che più mi piace il realtà è lavorare il cioccolato. Questo alimento che fondendosi diviene sostanza fluida, colante e densa come lava, liscia, amabile, profumata e aromatizzata, bevanda, polvere o cibo degli dei se originaria e naturale… ecco, ci siamo. N a t u r a l e. Questo è ciò che mi piace di un cioccolato. Che sia il più naturale possibile, quindi amaro. Mai assaggiate le fave di cacao? Beh, provateci e mi direte. Io, come Romy, amo il cioccolato fondente amaro, le fave di cacao ho avuto occasione di assaggiarle ad una degustazione di cioccolati Cru.. hanno un sapore insolito ma che ho amato sin dal primo assaggio: intenso ma educato, carico del sapore di cioccolato ma al contempo secco, infatti ha la raffinata caratteristica di lasciare la bocca pulita.

Mi sono dilungata anche troppo in altro, che ben poco c’entra con il titolo del post : ) ma io sono fatta così, parlo, parlo parlo… e non mi accorgo di uscire spesso fuori tema (ma quando si parla di cibo, bevande, cucina, qualità, sapori… non si è mai fuori tema, o no?).

Quelle che vi propongo oggi sono più che altro idee, stuzzichini e antipasti che ho proposto qualche sera fa; non starò a dare precisamente le ricette di ognuna perché non sempre c’è molto da spiegare… senz’altro vi dico quella dei miei biscottini di frolla alla noce moscata e essenza di aranciada abbinare a formaggi ricchi, spessi, saporiti.. Ma, provandoli, ho appreso che ben si abbinano anche come dopo pasto, soprattutto dopo pranzo, ché quel pizzico di mix di pepi e cacao, con un buon caffè (ed ecco trovata la scusante per il mio dilungarmi nel discorso caffè e cioccolato!:) risulta davvero una delizia. 

Frollini alla noce moscata e arancia
con zucchero di canna, mix di pepi e cacao amaro 

Frollini alla noce moscata e arancia         Frollini alla noce moscata e arancia Frollini alla noce moscata e arancia
con zucchero di canna, mix di pepi e cacao amaro
Ingredienti
60 gr di burro freddo a pezzetti
1 cucchiaio di zucchero
2 cucchiai di miele di Acacia
110 gr di farina 00 setacciata con…
…1 cucchiaino di lievito
1 cucchiaino raso di noce moscata in polvere (e due grattate di noce moscata intera)
mezzo cucchiaino di essenza di arancia (ma mettenene a seconda dei gusti)
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zucchero di canna
mix di pepi da macinare al momento (pepe rosa, nero e verde)
cacao amaro in polvere

Mettete nel mixer burro, zucchero e miele e impastare fino a quando si amalgamano. Aggiungete farina setacciata con lievito, le spezie e impastate ancora per un attimo, fino a che il composto si amalgama bene (magari aprire il mixer, togliere il composto dalle pareti e metterlo in mezzo per far sì che si amalgami tutto. Mixare ancora).
Togliete dal mixer e impastate con le mani fino a ottenere una bella palla liscia. Avvolgete in pellicola trasparente e mettete a riposare in frigorifero fino a che riprenda consistenza.

Accendete il forno a 180°.
Stendete l’impasto con un matterello tenendolo alto circa 4 mm. Ritagliate i biscotti con un tagliapasta e posizionateli sulla teglia ricoperta con carta da forno. Cospargete ogni tondino con dello zucchero di canna, mezza macinata di mix di pepi e una spolverata di cacao fatto scendere al momento da un setaccino. Non esagerate con il mix di pepi altrimenti tenderà a prevalere e il sapore non sarà tutta questa delizia come dovrebbe essere.
Infornate per 8 minuti circa, max 10, la pasta deve dorare ed essere cotta.. ma fate attenzione perché a scurirsi e cuocersi troppo è un attimo!
Fate raffreddare – come sapete ormai bene – su griglia metallica.

Questi biscotti sprigionano (e mantengono) un aroma buonissimo e stuzzicante. Si conservano bene per più di una settimana (se vi durano) in vasetti di vetro a vite o contenitore ermetico.
Buonissimi per accompagnare antipastini di formaggi e salumi, formaggi e confetture adatte a formaggi e via dicendo. Ma, come dicevo, ottimi anche per un dopo pranzo, da servire con caffè oppure con un tè delicato e non speziato, affinché non si sovrappongano troppi sapori forti e piccantini (essendoci già la noce moscata nei biscotti e il pepe sopra).

Ciliegini confit al fornoCiliegini confit al fornoTagliate i pomodorini a metà e disponeteli con la metà tagliata all’insù in una teglia ricoperta di carta da forno. Cospargete con pochissimo zucchero a velo setacciandolo dall’alto; cospargete poi con un mix di odori (tipo erbe provenzali) e irrorate con un filo di olio. Infornare a 150° per un’oretta.

Doppia sfoglia ripiena – formaggio, pomodorini, asparagi 
Doppia sfoglia ripiena – formaggio, pomodorini, asparagi      Stendere un disco di pasta sfoglia già pronta e ritagliare circa 8 cerchi (a seconda del diametro che usate, potete farne di più o di meno).
Quattro di questi cerchi predisporli sulla teglia ricoperta di carta da forno.
All’interno degli 4 di questi cerchi ricavare un cerchio più piccolo e toglierlo, magari lo userete per fare qualcos’altro. Il ritaglio rimasto (il cerchio quindi bucato) sovrapporlo ognuno su di un cerchio di quelli già predisposti su carta da forno, così da avere: disco di sfoglia interno alla base e un altro disco di sfoglia sovrapposto bucato. Mettere in forno e cuocere a 180° fino a che sono belli gonfi e dorati (non fateli scurire troppo, perdono altrimenti la loro bellezza estetica).
Tirateli fuori dal forno e lasciateli raffreddare. Una volta freddi frantumate il buco all’interno dei dischi, e togliete le briciole mettendole in una ciotolina. In questa ciotolina aggiungete del formaggio a vostra scelta (di quelli che si sciolgono e rimangono belli filanti come la mozzarella per pizza per farvi capire.. ) e pomodorini. Mettete al microonde per 30 secondi circa alla max potenza. Lasciatecelo altri 30 a microonde spento (il calore si espanderà facendo sciogliere il formaggio, senza che le microonde continuino a cuocere l’alimento, rischiando di farlo “bollire” o bruciare). Togliete la ciotolina dal microonde, salate, pepate e aggiungete semini di senape. Mescolate vigorosamente e riempite le sfoglie.
Decorate con asparagine (non so quando riusciate ancora a trovarne, io grazie a mio padre ne ho di buonissime ancora che vengono da lontano) e aggiungete sulle punte un pizzico di fleur de sel.

Mostarda francese – al ribes e al dragoncello – e confettura di pomodori verdi Mostarda francese – al ribes e al dragoncello – e confettura di pomodori verdi Mostarda francese – al ribes e al dragoncello – e confettura di pomodori verdi

Formaggio ai pistacchi e sale al limone
Lavorare a crema un formaggio di vostra preferenza (io taleggio), farne delle palline, passarle nella granella di pistacchi mescolati con un qualche pizzico di fleur de sel al limone. Infilare uno stuzzichino. Disporli. Formaggio ai pistacchi e sale al limone Formaggio ai pistacchi e sale al limone
Dopo l’aperitivo è seguita la cena.
Infine, sempre in tema “mignon”, il dolcetto…

Yogurt greco al lampone con zucchero di canna 

Yogurt greco al lampone con zucchero di canna Yogurt greco al lampone con zucchero di canna    Yogurt greco mescolato ad un cucchiaio di zucchero di canna e 4 lamponi schiacciati. Conservato in frigo e all’ultimo decorato con uno spuntone di yogurt greco al naturale e sopra un lampone freschissimo passato in succo di limone dolcificato.

Buona domenica a tutti! :-)

giovedì 18 giugno 2009

Coppa pan di Spagna, yogurt greco e crema fondente al caffè

Non è proprio una ricetta, si può dire sia una semplice composizione ecco. E siccome mi sono svegliata presto stamattina (ma no, ma dai? E quando mai…), ancor prima del solito, mi son detta massì, buttiamola lì questa coppa carina e golosa…

La cosa che più mi piace è che gli ingredienti principali sono autoprodotti.. e sinceramente pur essendo questa una semplice coppa, mi dà soddisfazione.
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Coppa pan di Spagna, yogurt, crema fondente al caffè
Ingredienti:
pan di Spagna al cacao (il procedimento per un semplice pan di Spagna,
qui)
2-3 cucchiai di Alchermes
yogurt greco (
autoprodotto)
1 cucchiaino di zucchero di canna scuro
crema fondente al caffè (o una qualunque crema voi preferiate)

Tagliate il pan di spagna a quadrotti, mettetelo in una ciotolina e irroratelo con 2-3 cucchiai di Alchermes – o, a piacere, se si vuole il pan di spagna più intriso, aggiungerne anche 3 o 4. Copritelo con pellicola e mettete in frigorifero per tutta la notte.
Disponete il pan di Spagna sul fondo di una coppetta. Lavorate a crema lo yogurt greco con il cucchiaino di zucchero di canna; fate colare lo yogurt greco sul pan di Spagna. Fate colare sopra allo yogurt greco la crema.
Decorate con un lampone o una ciliegia e servite.


Approfitto di questo post per ringraziare Kostantina del premio bellissimo e anche molto poetico che mi ha regalato.. e la ringrazio anche per l’augurio dedicato…
premio_5
“La fantasia è l’aquilone più alto che si possa far volare”.... e questo lo voglio donare a mia volta a queste persone: a Onde99, “mia consimile e allodola amica”, a Nicky, con tanto affetto e con l’augurio di rimettersi al più presto; a Romy, una delle donne più dolci, affettuose e romantiche mai conosciute, Regina dei Tè e dei Fiori, sì mi piace pensarla così; e a Genny, con la speranza che non sparisca di nuovo! :))
… a tutte voi, con questo premio-pensiero, auguro a di poter arrivare con la fantasia laddove la realtà non consente di arrivare..

Ringrazio inoltre anche le sorelle Elisa e Silvia.. meglio conosciute come LeCiorelle : ) .. per questo estivo, allegro e simpatico premio
premioestate
lo regalo come simbolo e stimolo di felicità e allegria – di nuovo – a Onde99, Romy, Nicky e anche alle gemelle Manu&Silvia, Kostantina, Marilì, Carolina, Dada, a Mariluna e a Maricler… Per un pizzico di colore in più nella propria vita, non perché non ci sia già in ognuna di voi, ma perché un tocco di vivace colore in più non è (e non deve essere ) mai abbastanza.


martedì 16 giugno 2009

Torta ai Tre Cioccolati – Auguri mamma!!

Torta ai Tre Cioccolati > su Flickr
Torta ai Tre Cioccolati > su Flickr
Un bel po’ in ritardo, ma non ho avuto modo di sbrigarmi prima: il compleanno della mia mamma è stato il lunedì passato, il giorno 8 giugno, ma festeggiato la domenica.
La mia torta è stata accuratamente scelta badando ai suoi gusti: il cioccolato. Questo di base, principalmente. Quindi quale miglior torta se non una ai diversi – e più o meno pregiati – cioccolati? L’avevo vista su una rivista di cucina, poi tenendo a mente che si sarebbe dovuta fare tipo ‘mousse’, l’ho revisionata e riadattata come potevo e volevo al momento di farla. Anche perché, l’originale ricordo che prevedeva una base di marquise, che non avevo la benché minima idea di come si potesse fare (chi ha suggerimenti, mi illumini, ne sarei felice. Grazie!)… io ho quindi fatto un semplicissimo pan di spagna basso al cacao.
Per la torta ho scelto dei cioccolati abbastanza buoni, in particolare quello al latte che è davvero di una bontà infinita. Voi direte, ne esistono migliori.. ok, senza dubbio. Ma io questo lo conoscevo e lo ho da sempre trovato fantastico.
Nel Papua di Nuova Guinea la pianta del cacao si esprime al meglio, qui le varietà Criollo e di Forastero assumono la medesima colorazione rosa ramato conferita dal particolare suolo di Papua. Papua Nuova Guinea con il 35% di cacao e il 23% di latte è di una consistenza quasi impalpabile, da momento che poggia sulla lingua un pezzo di questo latteo e roseo cioccolato, la dgustazione è come se avvenisse direttamente nella gola.. si scioglie facilmente tra lingua e palato e viene vissuto nel tragitto come compie per essere deglutito. Trattenetelo per qualche istante sulla lingua, fatelo sciogliere dolcemente con il calore della bocca… risalteranno gli aromi con tonalità fruttate e delicate le tonalità speziate. E’ un cioccolato al latte virile con aroma impercettibile di miele/caramello.

Base di pan di spagna, strato di cioccolato fondente superieur al 74%, strato di cioccolato al latte originale di Papua Nuova Guinea, al 35%. E per finire strato di cioccolato bianco. Tutti e tre gli strati proposti sempre in una consistenza simile ad una mousse. Refrigerata in freezer e tolta 7 minuti prima di servire.. decorata con tanto di numeri degli anni che ha compiuto, che ho fatto con del cioccolato fondente e infilzati sulla superficie della torta. I numeri non sono riuscita a fotografarli, perché se li sono mangiati subito -__-“ ma era bellissimi. Li ho fatti fondendo a bagnomaria del cioccolato al gianduia, poi con un cucchiaino ho disegnato i numeri su un pezzo di carta da forno, in più ho disegnato dei ghirigori astratti che ho poi appoggiato orizzontalmente sulla superficie della torta (e non infilzati come i numeri). Se volete fare i numeri ricordate di fare alla base del numero una linea sottile verticale verso il basso, che andrà ad infilzarsi nella torta. Poi li ho messi in frigo a solidificare e al momento di servire la torta ho disposto il tutto sulla superficie.
Torta ai Tre Cioccolati.
Ingredienti:
1 base di pan di Spagna sottile
io l’ho fatta in casa, in tal caso vi occorreranno:
- 3 uova (tuorli e albumi separati)
- 125 gr di zucchero
- 55 gr di farina
- 20 gr di cacao amaro
*
450 ml di panna da montare
100 gr di cioccolato bianco (possibilmente ridotto a scaglie, così si scioglie più facilmente senza che venga scaldato troppo)
100 gr di cioccolato al latte (idem)
100 gr di cioccolato fondente (idem)
3 uova più 3 tuorli
40 gr di zucchero semolato
cioccolato gianduia per decorare

Per il pan di Spagna
Montate 3 tuorli  con 125 gr di zucchero finché avrete ottenuto un composto spumoso al quale unirete gli albumi montati a neve ferma e ben soda. Unite delicatamente al composto 55 gr di farina setacciata alla quale avrete aggiungo 20 gr di cacao amaro.
Mescolate dal basso verso l’altro, come di consueto, per non smontare il composto; disponetelo in uno stampo a cerniera di 22cm (o 24cm) di diametro leggermente imburrato e infarinato.
Mettete in forno a 180° per circa mezzora.
Non toglietelo subito dal forno. Dopo aver spento il forno aprite lo sportello lasciandolo quindi socchiuso. Dopo un po’ toglietelo pure dal forno e assicuratevi di farlo completamente raffreddare prima di sformarlo.
Ricavate dal pan di Spagna un disco sottilissimo (3-4mm) che userete come base della vostra torta a mousse.

Per le mousse
Mettete la base del pan di Spagna nello stampo a cerniera, dello stesso diametro della base ovviamente. Lo stampo vi consiglio di ricoprirne la base con carta da forno.
In una ciotola ampia, montate la panna con una frusta elettrica. Mantenetela in frigorifero e toglietela ogni qualvolta vi servirà.
Fate fondere, separatamente, a bagnomaria (o anche al microonde se usato con dovuta attenzione al tempo e alla temperatura), il cioccolato bianco, quello al latte e quello fondente. Preparate quindi la mousse al cioccolato fondente: montate in una ciotola un uovo, un tuorlo e 40gr di zucchero, sbattendoli ocn una frusta elettrica (già pulita dalla precedente panna ovviamente) fino a che non risultino ben gonfi e spumosi; quindi unite il tutto al cioccolato fondente. Aggiungete 150 gr di panna montata e mescolate bene con la frusta dal basso verso l’alto per non smontare il composto. Versate sul fondo di pan di Spagna il composto e livellate bene la superficie con il dorso di un cucchiaio. Riponete quindi il dolce nel freezer.
Nel frattempo preparate la mousse al cioccolato al latte: montate ancora un uovo e un tuorlo, unite il tutto al cioccolato al latte fuso e infine aggiungete ancora 150 gr di panna montata, procedente come per il cioccolato fondente.
Togliete lo stampo dal freezer, versate il composto sulla mousse di cioccolato fondente e livellate anche questo secondo strato. Riponete di nuovo nel freezer.
Unite al cioccolato bianco fuso l’ultimo uovo montato con il tuorlo e aggiungetevi la panna montata rimanente e mescolate bene come al solito.

Togliete lo stampo dal freezer, distribuite l’ultimo strato di cioccolato (bianco) sullo strato di mousse di cioccolato al latte e livellate benissimo. Rimettete lo stampo nel freezer per 3-4 ore.
Al momento di servire, togliete la mousse ai tre cioccolati dallo stampo e decoratela con le figure precedentemente fatte con del cioccolato gianduia (come spiegato sopra).
OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Note.
Ricordatevi che è molto importante nel caso delle mousse non sgonfiare il composto. Quindi quando dico “mescolate dal basso verso l’alto” non prendetelo alla leggera : ) altrimenti la mousse perde il suo essere mousse e la torta non avrà la consistenza tipica che deve avere.

domenica 14 giugno 2009

Aggregatori e premi (e una mattinata da raccontare)

Aggregatori consigliati e sconsigliati…

Ultimamente ho iscritto il mio blog a diversi aggregatori di blogger.. non lo avevo mai fatto prima ma penso sia una buona utilità, quindi sotto il consiglio di alcuni di voi e su proposta degli stessi autori (“autori”, sì… che poi non so se mandano msg automatici o che cosa, ma pazienza…) ho deciso di aggregarmi anche io a qualcuno di questi.
Gli aggregatori sono linkati a fondo pagina sulla colonna di
Blog di Cucina - i migliori sono quidestra, mentre cito l’ultimo, che mi è stato consigliato di recente da Lory e che ringrazio molto, ed è Ricette di cucina – i migliori sono qui.



Per quanto riguarda i premi ringrazio le gemelline
Silvia&Manu e Imma, che mi hanno Good Morning BLOGregalato questo simpatico premio… Mi sento un po’ anomala dovendo trovare un nome a questo simpatico mostriciattolo che, a differenza della maggioranza, risponderà ad un nomignolo che lo vedrà come esserino mattiniero anziché dormiglione. Volevo chiamarlo Svegliolo. Si, Svegliolo. L’ottavo nano potremmo dire? Possiamo, sì che possiamo. Soltanto che ho (per fortuna!) visto che persino Elga lo ha chiamato così. Nn potevo crederci quando ho visto lo stesso nome! Dovrò dunque assumere che siano gemelli! Quindi lo chiamerò…… Svegliolino. Essì, è l’unica chance :)
Svegliolino, il fratello contrario di
Svegliolo si sta decisamente riprendendo (mi auguro) con quella tazza fumante di.. (?). Perché io sono così, tutta al contrario di dormiglioni o simili. Non perché non mi piaccia dormire.. o meglio, non lo so! .. Non ci riesco, quindi non saprei dirvi. Soffro d’insonnia da ormai moltissimo tempo e se riesco a dormire per più di 4 ore di fila lo considero un miracolo.
Mi sveglio con la sveglia biologica, alle 4.30 (dopo diversi risvegli notturni) o alle 5.00/5.30 mi alzo dal letto.. C’è anche da dire che non mi alzo delicatamente e tranquillamente, magari stiracchiandomi, magari adagio adagio mettendo giù un piede prima, poi l’altro… no. Mi alzo con la schiena retta retta d’improvviso, appena spalanco gli occhi! Come fossi l’Anticristo! Poi scatto giù dal letto e vado a preparare il caffé per la mia mamma. Mentre la moka è sul fuoco (o la macchinetta del caffè è pronta), preparo il resto della colazione, sempre per lei. Una volta pronto il caffè vado a svegliare mia mamma e mentre lei con calma si alza e si connette al mondo, io preparo la mia tazza d’orzo. Si, io bevo l’orzo. Orzo Bimbo per la precisione oppure Orzo&Cacao, dolcificato con il Tic. Finita la colazione lei si prepara, si lava, si veste…  Io? Dipende: alcuni giorni mi metto subito a studiare, altri giorni vado a correre, altri vado in palestra, altri ancora vado a Milano con mia mamma sin dal mattino presto, così una volta arrivata a Milano attendo le ore 8.30/9.00 per poter entrare in biblioteca all’università.

La mia è una sveglia biologica, non ho bisogno di puntare il cellulare o una sveglia elettronica. Alle 5.00 al massimo suona il campanellino d’allarme nella mia testa. Ma in tutto ciò non mi lamento.. ormai non più. Ho imparato ad apprezzarne i lati positivi (per me ce ne sono), nonostante ce ne siano parecchi anche di negativi… come la stanchezza che arriva si fa sentire già nel tardo pomeriggio, per non parlare della sera, quando alle 20.30 ho già un sonno inverosimile. Ma, dicevo, i lati positivi non posso trascurarli.. La magia del mattino. Questo in primis. E non è paragonabile a niente! Assistere al risveglio del sole, al cambio di temperatura, dalle prime frescure, fino alla temperatura mite di metà mattino e pian piano assistere al sole che si scalda – questo in primavera-estate naturalmente. Ma anche l’inverno regala i suoi izucncantevoli risvegli… La nebbia bassa sugli enormi campi di grano a formare uno strato sottile e quasi perfetto, illimitatamente lungo e ampio… e che io chiamo respiro della terra. Mi piace pensare che la nebbia sia il suo respiro. E quando la nebbia è così bassa – tanto che se avesse consistenza ci si potrebbe saltare sopra come se fosse una rete elastica - provo piacere ad immaginarmi di passarvi attraverso, lasciandomi dietro una lieve apertura di passaggio.. Mi immagino come se camminassi tra le nuvole, in mezzo ad esse. E tanto altro… ma forse ormai avrete dedotto che non c’è cosa che io non apprezzi della natura (insetti a parte:). La natura mi emoziona.

Tanto per restare sul tema dei risvegli, questa mattina è stata meravigliosa.
La sveglia (biologica) mi ha fatto aprire gli occhi alle ore 5.00, all’incirca. Mi sono alzata con l’illuminazione di un nuovo tipo di biscotti. Allora ho preso il mio diarietto dove appunto le mie creazioni e ho iniziato a scrivere e appuntare. Poi vi farò sapere se è venuto bene… è abbastanza originale, particolare, da abbinare… ai formaggi! o almeno questa è l’idea. Formaggi non leggeri, ma piuttosto gustosi, saporiti, “spessi”. Sono biscotti alla noce moscata ed essenza di arancia, ricoperti di granelli di zucchero di canna e un mix di pepi e cacao amaro. Si , si,  vi farò sapere.
Ho preparato l’impasto e messo in frigo a far riprendere consistenza al burro… Lo avrei ripreso poi nel pomeriggio: nel frattempo ho preparato la colazione a mia mamma per quando si sarebbe svegliata.. crema di nocciole al cioccolato fondente, pane tostato, yogurt al lampone (fatto da me), una coppetta di pop-corn dolci glassati al caramello e un piattino di burro da spalmare sul pane.
OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Mi sono cambiata, lavata, vestita… e sono uscita in rollerblade. Avevo intenzione di andare fino  all’
Azienda Agricola di Bollate per prendere il latte crudo.. e così ho fatto. Armata di zainetto, bottiglia in vetro, mp3… Ho impiegato un’oretta.. e dopotutto ne è valsa la pena. Infatti è stato un tragitto meraviglioso quello che ho fatto per arrivare all’azienda, fino ad oggi raggiunta sempre in macchina.
Che paesaggi… e che quiete a quell’ora! ..mi sembrava davvero di essere in campagna, mancavano soltanto le vallate, i recinti di case agricole, pecore al pascolo (e poi magari Heidi e Peter :D)… era bello davvero. Quanto più mi avvicinavo alla cascina, tanto più l’odore di stalle, di fieno, di mucche e cavalli riempiva l’aria circostante. E non aspettatevi che vi dica ‘che puzza’, perché a me infonde una sensazione di benessere ineguagliabile.
Il percorso è stato a tratti pista ciclabile - marciapiede pedonale – strada e persino un ponte. Quasi tutte le strade costeggiavano caseggiati con immensi giardini verdi, tantissimi campi di pannocchie, di grano, per ora ancora in fase di maturazione. Infatti la semina dei chicchi di mais – future pannocchie – viene solitamente fatta nel mese di maggio: a
inizio mese scorso, passando sempre per quelle strade in macchina, vedevo i contadini che col loro grosso “carro” (non mi viene in mente il nome della macchina apposita che usano per seminare nei campi) inseminavano e inseminavano… avanti e indietro per tutto il campo già dalle 6.00 della mattina. ‘na faticaccia. Un mese dopo la semina i chicchi si possono osservare già i germogli – ed è quello che ho potuto vedere io stamattina - Si vedono spuntare dalla terra delle piccole piantine che arrivano poco sopra al ginocchio. Sono di un verde tale che mette gioia solo a guardarlo… illumina gli occhi… e il colore brillante assieme alla tenerezza dell’ancora giovane piantina fanno quasi sorridere e gioire insieme. Durante l’estate la crescita delle piantine di mais avviene a dismisura… Dopo circa tre/quattro mesi le piante raggiungono quasi il metro e mezzo di altezza. Infine, ad ottobre, avviene la spannocchiatura… e la cosa curiosa è che questa viene fatta quando le piante sono ormai diventate secche, quando assumono cioè un colore giallognolo, più sull’ocra, color ocra chiarissimo. Perché è allora che ci si intrufola fra le piante secche per staccare le pannocchie mature.
Ricordo che tanti anni fa una bambina andava insieme ai suoi piccoli amici a rubare le pannocchie in questi campi… dico rubare perché è ovvio che non si potrebbe. Questa bimba, come del resto tutti gli altri bambini, non sapevano nemmeno cosa ne avrebbero fatto con quelle pannocchione giallissime… ma il gusto di andare a prendere qualcosa in proprietà private,  riempire sacchetti di plastica del supermercato e fuggire a più non posso con il cuore in gola che batte all’impazzata, la paura di essere visti… e tornare a casa col fiatone della corsa e gridare ‘mamma mamma guarda che cos’ho qui!!’ col sorriso stampato in faccia… ecco, tutto questo non ha prezzo.
Quella bimba ero io.

Più avanti, oltre i campi e le piantine di mais, v’erano poi delle case e ognuna di esse aveva come delle aie, dei cortili antistanti le case che separano le stesse dalla strada con un piccolo giardino. Le mura relativamente alte dei giardini diventavano quasi inesistenti poiché travestite da piante rampicanti Jasminum, stracolme dei loro profumatissimi fiori. Ed è di lì, che passando veloce con i miei pattini, sfioravo meravigliosi gelsomini in fiore, di cui mi inebriavo dell’intenso e intrigante profumo, quasi pungente, forte e quasi estatico.
A seguire, qua e là piante di glicine la cui profumazione era sottile ed evanescente; infatti quei glicini – o finti grappoli d’uva ? –
erano di un colore violetto sbiadito, poiché evidentemente giunto oramai al termine della sua fioritura, nonostante la pianta rimanga fronzuta fino ad autunno inoltrato.
Il percorso a ritroso non è stato una noiosa ripetizione, ma anzi, occasione di ulteriore meraviglia e piacere.

mercoledì 10 giugno 2009

Milano Food Week 9>14 giugno 2009

MilanoFoodWeek MilanoFoodWeek
pronti per la settimanona??
Intanto vi indirizzo al sito ufficale:
http://www.milanofoodweek.com
Sarò  breve, dato che sono stanca e ho proprio voglia di andarmene sul letto a leggere un po’ (macché, a dormire, altro che leggere!).
Non c’è molto altro da dire, visto che trovate tutto in modo completo sul sito!
Volevo solo rendervi partecipi dell’evento e dire naturalmente che.. io ci sarò! Quasi sicuramente con l’ormai mia fidata spalla Nicky :D

Quel che è certo per ora è che parteciperemo a questi eventi:
SaporBio,
un evento che racchiude il mondo bio-ecologico in un percorso divulgativo e culutrale con lo scopo di dare una notevole visibilità alla produzione biologica ed ai sistemi eco-sostenibili. SaporBio, il cui testimonial è Marco Columbro, è un evento unico nato per coinvolgere i cittadini nella divulgazione del messaggio del mangiare e vivere sano, nel rispetto dell’ambiente.
Venerdì 12 giugno // 15:00 > 22:00
Sabato 13 e domenica 14 giugno // 10:00 > 22:00
Parco Sempione
c/o PinC Parco in Comune (Organizzato Dalla Five Bio Con il testimonial Marco Columbro)

E sicuramente parteciperemo anche a questo… (cliccate sul link per maggiori info) in particolare penso parteciperemo all’ntervento/corso: sala "iLOVE Cooking" - Salt Expo con spiegazione e degustazione dei sali del mondo e a uno dei corsi di cucina Shoowcooking di Simone Rugiati.
ILOVECooking, tre giorni di corsi di cucina, per quelli che amano esprimere la propria arte ai fornelli usando prodotti dell’eccellenza italiana. Direttore creativo: Simone Rugliati.
Venerdì 12 giugno // 18:00 > 23:00
Sabato 13 giugno // 11:00 > 23:00
Domenica 14 giugno // 11:00 19:00
Spazio Auditorium
c/o Umanitaria, via San Barnaba 48
infoCorsi: 33 89 77 28 77

E ancora, un altro evento a cui mi interesserà sicuramente partecipare, è..
PanMi, una serie di appuntamenti legati alla panificazione che si terranno in alcune locations della Milano Food Week. Gli oltre 1.800 panificatori aderenti all’Associazione Panificatori Milano e Provincia diverranno “Luoghi della MFW” producendo in esclusiva per la settimana una pizza tricolore che prenderà il nome della manifestazione.
Mercoledi 10 giugno // 18:00 > 23:00
Giovedì 11 giugno e sabato 13 giugno // 11:00 > 23:00
casello Porta Venezia (Organizzato dall’Associazione Dei Panificatori della Provincia di MIlano)

Ma ci sono così tanti eventi e occasioni.. che spero di riuscire a fare molte più cose di queste!
Vi auguro di riuscire a partecipare : )

Un salutone a tutti (mi scuso per la mia latitanza ma sono sotto esame e lavorando anche part time, non mi rimane molto tempo).

vostra, fiOr.

domenica 7 giugno 2009

Sorbetto di fragola al lime e vaniglia

Sorbetto di fragola © Manuela Viel - fiordivanilla.blogspot.comTempo d’estate – o quasi  - ..
Tempo di gelati… A chi non piace il gelato? Una volta si usava dire del gelato “da passeggio”… ma ora chi non ne tiene una vaschetta artigianale o confezionata del supermercato sempre in freezer? O un sorbetto al limone, da proporre a fine pasto o come intermezzo tra due pasti da proporre in coppette qualora si offrano due secondi (pesce e carne).. e così via.

… una piccola lettura…

chi ha provato il primo gelato della storia, cinesi o babilonesi? Gli antichi romani o gli arabi in Sicilia? Rimane un mistero…
Di fatto rimane che, in tempi ultra remoti, qualcuno deve pur aver pensato di mischiare neve e succo di frutta o latte, quando si cercava di arrangiarsi con quel che si aveva a disposizione, servendosi anche della natura quindi (la neve). Ma se oggi giorno abbiamo la possibilità di gustare un bel gelatone e varie delizie che si scorgono nei frigoriferi di gelaterie e supermarket, sembra che sia in particolare uno il personaggio da ringraziare: Bernardo Buontalenti, fiorentino, visse nel ‘500. Fu pittore, scultore, architetto e … inventore della prima crema gelata a base di latte, panna e uova! Appunto.
A ideare invece la prima gelatiera fu un certo Francesco Procopio dei Coltelli, in Francia noto con lo pseudonimo Le Procope (perché fondò lui il più antico caffè a Parigi, chiamato appunto Le Procope) ma fu noto cuoco italiano (evviva!:). Costui sfruttò una rudimentale gelatiera a cui aveva lavorato il nonno e, una volta emigrato a Parigi, aprì il Cafè Procope che citavo prima, diventato poi famoso per la frequentazione di personaggi del calibro di Voltaire, Diderot, Hugo, Balzac.

A parte la suddivisione tra quello industriale e quello artigianale, il gelato si distingue in due diverse categorie: quello a base latte e a base frutta. I primi sono costituiti da una base composta da latte e/o panna, uova e zuccheri. I secondi sono costituiti principalmente di acqua o latte e polpa o succo di frutta. Poi, nelle creme si vanno ad aggiunere a seconda dei gusti di gelato, leccornie come canditi, cacao, frutta secca, croccanti e via dicendo.

In ogni caso però, in entrambi i gelati, uno e uno soltanto è “l’ingrediente” comune e indispensabile, immancabile: l’aria. Lei, che unicamente e insostituibilmente rende il gelato cremoso, soffice ma al tempo stesso consistente e corposo. E da qui si può capire anche perché i gelati a base di frutta risultano un po’ più duri (ghiacciati quasi a volte, quando si tratta di sorbetti puri) di quelli a base crema: infatti i gelati di frutta contengono il 30-40% di aria, la metà degli altri, che invece ne contengono 80% e oltre. Si veda il ghiacciolo ad esempio… che di aria ne ingloba pochissima nella sua fattura, circa il 10%.

°*°

Grazie a Erborina per aver postato questo sorbetto che mi ha aperto una nuova strada all’insegna del sorbetto – appunto – e del gelato in generale. E’ infatti in freezer ora un’altra vaschetta di gelato fatto in casa – non sorbetto – al cardamomo di PH, quest’ultimo prelevato dal blog della magnifica Dada.

Inoltre questo sorbetto è un bellissimo e utilissimo modo per smaltire il mio
yogurt fatto in casa… per questo sorbetto uno yogurt più compatto è meglio, perché lo renderà molto più gustoso e cremoso.

Sorbetto di fragola lime e vaniglia

Ingredienti:
405/410 ml di acqua (il motivo di questo minuzioso e pignolo quantitativo d’acqua è sovuto al fatto che: dovendo subire due volte il surriscaldamento (di cui una ebollizione), molta andrebbe persa con l’evaporazione).
250 gr di fragole già pulite
1 limone
1 lime
mezza stecca di vaniglia
250 gr di yogurt naturale non zuccherato
autoprodotto (potete usarne uno qualunque)
200 gr di zucchero

Mettere in una pentola l’acqua e portarla quasi ad ebollizione con i semini di vaniglia estratti con un coltellino dal mezzo baccello e il baccello stesso. Spegnere il fuoco e lasciar riposare coperto per mezzora/un’ora. Filtrare.
Prepare ora lo sciroppo con l’acqua e lo zucchero: far bollire l’acqua, aggiungere lo zucchero, mescolare bene fino a quando sarà completamente sciolto e far cuocere a fiamma bassa per 10 minuti. Tenere da parte e far raffreddare.
Spremere il limone e il lime, passare il succo al colino. Aggiungere allo sciroppo freddo e mescolare bene.
Passare le fragole pulite e asciugate con un minipimer fino a ridurle in purea.
Mescolare lo yogurt con la purea di fragole e aggiungere lo sciropo di limone. Mescolare molto bene.
Mettere in freezer in un contenitore ampio (magari più alto che largo) coperto (in modo da evitare che vada dentro della brina magari presenti nel freezer (andrebbe benissimo anche la pentola in acciaio che avete usato precedentemente, se non è troppo grossa, purché la copriate con un piatto quando la mettete in freezer).
Estrarre il contenitore e passare il preparato del gelato con il minipimer 2-3 volte ogni 2 ore. La terza e ultima volta, dopo averlo frullato nuovamente con il minipimer, trasferitelo in una vaschetta più comoda (io ho preso proprio le vaschette per gelato artigianale. Chiudere e tenere in freezer. Tirarlo fuori venti minuti/mezzora prima di servire per farlo ammorbidire.

Potrete cavarne delle palline con l’apposito strumento per gelato, oppure fare dei magnifici gelatini in forma proprio come ho pensato di fare io… con gli appositi stampi ovviamente (io li ho comperati alla Co.Import).
Sorbetto di fragola © Manuela Viel - fiordivanilla.blogspot.comi assicuro che se seguite queste dosi verrà di una bontà infinita… l’unica cosa, penso sia un po’ troppo dolce per i miei gusti, anche se mi piace da morire ugualmente per via della vaniglia! Ecco, forse bisognerebbe mettere meno di mezzo baccello… Non saprei, o forse mettere meno zucchero. Soltanto che se mettessi una minore quantità di zucchero, il sorbetto si ghiaccerebbe di più essendo fatto con acqua… Consigli?? Magari potrei provare a sostituire lo zucchero con lo sciroppo di glucosio… ma in che quantità?
Grazie a chiunque mi aiuterà! : )

b&b, baci e abbracci


aggiornamento:
con questo sorbetto partecipo a due raccolte:
quella di Stefania, la cui fresca ed estiva raccolta è…
logo raccolta gelati-1[2]
a cui aggiungo anche un altra preparazione postata precedentemente, quella del semifreddo al mascarpone.

Sempre con questo sorbetto al gusto fragola (lime e vaniglia) partecipo anche alla raccolta della simpatica Minù…
anonymous-frutta-fresca-5000988 

venerdì 5 giugno 2009

Yougurt greco fatto in casa

Tutto ha inizio quando qualche settimana fa sul blog di Paoletta leggo "Come fare lo yogurt fatto in casa, sodo e compatto”.
Da quando ho letto la ricetta l'ho sperimentato tante di quelle volte.. e sempre con ottimi risultati.. tranne la prima volta per aver commesso l’errore di aver usato i fermenti di uno yogurt aromatizzato anziché uno bianco naturale.
In tutte queste prove e riprove ho fatto delle osservazioni, ho sperimentato provando leggeri cambiamenti, talvolta assumendoli come buoni, altre volte facendo un passo indietro perché non soddisfatta del nuovo tentativo e via dicendo.
Dopo prove e riprove dunque, mi sento finalmente pronta a condividere questa esperienza con tutti voi. Ho preferito aspettare perché volevo essere sicura al 100% di tutti i possibili fallimenti che potevano derivare da alcuni passaggi fatti diversamente. Viceversa, volevo essere altrettanto sicura che pur cambiando qualcosina, il risultato sarebbe rimasto invariato. Volevo avere tutte le “carte” necessarie in modo tale da poter giocare sul sicuro ecco.
Prima di cominciare però, alcune premesse
Maggiore è la qualità del latte e migliore sarà quella dello yogurt. Questo senza dubbio. Un po’ come per fare il burro: vale la qualità della panna.
Io consiglierei di usare latte crudo (nonostante gli svantaggi che comporta e che elencherò di seguito) perché è ricco di fermenti lattici (per sapere dove trovare un distributore di latte crudo vicino a voi guardate
qui), altrimenti consiglio alcuni latti freschi che ho provato io, ad esempio il latte fresco del reparto gastronomico Coin, latte fresco marca Conad e Latte fresco Crudo che ho trovato come novità all'Esselunga... SCONSIGLIO invece il latte Granarolo, non so dirvi la ragione ma lo yogurt che ho provato a fare con questo latte non mi era uscito bene. Può darsi che abbia sbagliato io qualcosa.. ma anche un'amica, che ha provato con quel latte, mi ha detto che il risultato non è stato molto buono. Potrei riprovare ma per ora mi limito a sconsigliarvelo, almeno fino a quando mi andrà di ritentare con quel latte.
Una piccola (palese) nota: il latte deve sempre e comunque essere latte INTERO.
Altra piccola nota, forse meno palese e non poco rilevante: se lo yogurt è destinato a bambini o anziani, consiglio di usare un latte fresco non crudo, questo perché il latte crudo, non essendo pastorizzato, ha una certa probabilità di contenere batteri (se ci va male potrebbero essere colonie di batteri)... senonché lo portiate prima ad ebollizione. Ma la bollitura casalinga è una metodologia abbastanza aggressiva per il latte, con il risultato che i motivi per cui volevamo usare il latte crudo (principi attivi, vitamine, ecc. ecc.) se ne vanno a farsi benedire. La pastorizzazione a differenza della bollitura casalinga è molto meno aggressiva ovviamente, quindi i principi nutritivi si mantengono.

Il latte crudo dunque, non essendo stato trattato, tende a contenere più batteri di quello pastorizzato e i batteri per riprodursi di cosa hanno bisogno? Di zuccheri, di cui il latte ne è pieno.. e di cos'altro? Di tepore, temperatura ideale per far fermentare il latte e produrre lo yogurt. Quindi, se mettiamo una bella colonia di batteri patogeni al calduccio in un bel litro di latte pieno zeppo di lattosio succede che a loro facciamo un gran favore, perché la colonia di batteri patogeni si riproduce e si moltiplica, a noi facciamo con molta probabilità un gran danno.
Non voglio con questo spaventarvi, vi sto solo dando alcune dritte per la vostra sicurezza o meglio, quella dei vostri bambini... perché se è vero tutto quanto ho detto, è anche vero che noi adulti abbiamo un sistema immunitario più forte di bambini e anziani... quindi con qualche batterio, noi siamo in grado di resistere all'aggressione molto tranquillamente.
Morale della favola, non usate latte crudo se non dopo averlo fatto bollire.

Dopo queste considerazioni, fate le vostre scelte :)
Vi anticipo però che nel procedimento con latte fresco normale – e non crudo – il latte non va portato ad ebollizione, ma alla temperatura di 90°, quando il latte cioè freme, per poi mantenerlo a temperatura costante per una quindicina/ventina di minuti.

Yogurt fatto in casa
Ingredienti e strumenti:
1 lt di latte fresco intero
2 cucchiai colmi di yogurt bianco naturale (va bene sia magro sia intero, perché i fermenti vivi ci sono in entrambi); io uso yogurt magro Vipiteno.
*
- pentola in acciaio
- termometro da cucina (NON facoltativo)
- schiumarola per togliere la panna che si forma in superficie
- colino per filtrare successivamente il latte alla perfezione
- contenitore in plastica opaca di capacità superiore a quella della quantità di latte usato (io consiglio 1lt per volta) e con chiusura ermetica

- forno capace di mantenere una temperatura minima di 40° (facoltativo)

Il procedimento, dopo le tante volte che l'ho eseguito, spero di riuscire ad esporlo chiaramente… ma sappiate che resto sempre a disposizione per qualsiasi chiarimento.

A fuoco medio, portate il latte a 90°. Non deve bollire ma soltanto "fremere". Trasferite la pentola di acciaio sul fornello più piccolo che avete e mettete la fiamma al minimo. La temperatura rimarrà così costante tra 85/90 gradi.
Mescolate di tanto in tanto per non fare attaccare sul fondo. Fare cuocere per almeno una quindicina di minuti.. Più cuocete il latte cuoce più lo yogurt che otterrete sarà cremoso. Quindi il mio consiglio è di cuocere un po’ di più, anche 20 minuti. Con una schiumarola togliete la panna affiorata in superficie.
Spegnete il fuoco. Prendete una pentola più grande e riempitela quanto basta di acqua fredda, metteteci anche del ghiaccio se volete; immergeteci la pentola di acciaio contenente il latte e copritela per evitare il più possibile di contaminare il latte. Controllate con il termometro la temperatura del latte, deve arrivare a 40°, questa è la temperatura ottimale.
A questo punto mettete due cucchiai abbondanti di yogurt bianco (magro o intero è indifferente, come ho già detto) nel contenitore di plastica (pulitissimo e asciuttissimo).
Accendente intanto il forno e portatelo a 50°.
Aggiungete allo yogurt un po' del latte (mezzo bicchiere circa) filtrato e amalgamateli bene affinché non ci siano assolutamente grumi. Mescolare bene fino a renderli ben amalgamati e lisci. Ora aggiungete piano piano e delicatamente il resto del latte, sempre filtrato, e mescolate il tutto per mezzo minuto, per bene.
Chiudete ermeticamente il contenitore, avvolgetelo in un panno pesante (e possibilmente scuro, così da tenerlo il più possibile al riparo dalla luce) e ponetelo in forno a metà altezza mantenendolo a temperatura di 50° per una quindicina di minuti.

Importante: Dal momento in cui mettete il contenitore nel forno non dovete più toccarlo fino al momento di metterlo in frigorifero. I fermenti non devono muoversi, il latte fermentato non deve muoversi; non deve muoversi nulla all'interno del forno, Altrimenti lo yogurt non si formerà.

Dopodiché, lasciatevi dentro il contenitore a forno spento per una notte, circa 8 ore.
Togliete il contenitore dal forno. Per constatare la riuscita dello yogurt, picchiettate leggermente il contenitore su di un lato: noterete subito se lo yogurt si è formato oppure no. 

Mettetelo in frigo a rinfrescare per molte ore prima di mangiarlo.
Ecco, il vostro yogurt sarebbe pronto.


A questo punto vi parlo del procedimento che ho adottato per ottenere uno yogurt greco perfetto: cremoso, denso, compatto e privo di traccia di siero senza così avere la seccatura di dover scartare il siero ogni volta che si vuole prelevare un po' di yogurt. Sembra complicato ma è più facile a farsi che a dirsi.

Per eliminare completamente tutto il siero e ottenere la compattezza e la cremosità tipica di uno yogurt greco, io filtro tutto lo yogurt ottenuto. Per far ciò occorrono semplicemente un colapasta e delle garze con cui rivestirlo (oppure un canovaccio leggero e poroso).
FiltraggioPrendete un colapasta e rivestitelo di garze (oppure uno strofinaccio da cucina abbastanza leggero). Ponete il colapasta sopra ad una pentola o ad una ciotola, entro il quale cadrà tutto il liquido sieroso. Versate nel colapasta rivestito tutto lo yogurt che avete nel contenitore di plastica. Rompete il coagulo e stendete un poco lo yogurt con un cucchiaio, “spezzatandolo” un pochettino qua e là (immaginate di dover bucherellare la pasta sfoglia prima di infornarla) in modo da facilitare la fuoriuscita del liquido. Ponete il tutto in frigo (se non vi ci sta potete lasciarlo anche fuori). Lasciatelo così per diverse ore, fino a quanto sarà diventato della consistenza che desiderate che può andare dal cremoso, al denso, al compatto, al compattissimo.. fino a diventare perfetto da sostituire un qualsiasi formaggio spalmabile nel cheesecake, oppure così compatto da poterlo mettere in un sac-a-posh e farne spumette per decorare dei bicchierini di mousse o altro. A voi il piacere di decidere della consistenza del vostro perfetto e delizioso yogurt fatto in casa.

Quando avrete ottenuto la vostra consistenza preferita, alzate le garze e stendetele su un piano (per non sporcare io uso un tagliere). Se lo avrete lasciato per diverse ore, sarà così compatto lo yogurt, che quasi si staccherà dalle garze senza problemi. Quindi rovesciate lo yogurt in una ciotola pulita. Con un cucchiaio, cominciate a lavorarlo vigorosamente in modo da renderlo omogeneo e cremoso. Io a questo punto, mentre mescolo lo yogurt, aggiungo 2 o 3 cucchiai di zucchero di canna. Mettete il tutto in una sacca da pasticcere con bocchetta liscia e riempite dei vasetti monodose di vetro oppure un barattolo di vetro unico più grande. Chiudete e riponete in frigorifero.
Si possono fare più barattolini monodose e ognuno arricchirlo con qualcosa di diverso.. lamponi schiacciati, oppure more, pezzetti di ciliegia (anche candita)...
i muesli consiglio di metterli al momento di mangiarlo, perché diventano molli e perciò non proprio gustosi. Eviterei anche le fragole come frutto, perché tendono ad inacidirsi così come qualche altro frutto. La cosa migliore sarebbe arricchirli di frutta al momento di mangiarli. Consiglio invece di aggiungere oltre a lamponi o more o ciliegie, anche pesche, ribes, passion fruit, mango o scaglie di cioccolato fondente, di cioccolato bianco insieme a pistacchi tritati o nocciole, frutta candita, prugne, miele e noci... Ma anche bianco non posso negare sia una vera delizia
.

Coppa yogurt e riccioli di cioccolato1-2

Se evitate il passaggio della filtrazione, lo yogurt che otterrete si presenta dapprima come una massa budinosa: è il cosiddetto yogurt a coagulo intero. Se volete uno yogurt omogeneo e cremoso senza filtrarlo, rompete il coagulo, ovvero mescolate la massa con un cucchiaio fino a renderla omogenea. Successivamente potete togliere lo yogurt dal contenitore trasferendolo in vasetti di vetro più piccoli con coperchio a vite (o in un unico vaso più grande). In questo modo non avrete eliminato il liquido e quindi otterrete uno yogurt ugualmente delizioso, ma più fluido. La cosa straordinaria è che questo yogurt non presenta alcun retrogusto acido. Per questo è ideale da gustare anche bianco. Se invece lasciate lo yogurt a coagulo intero, tenderà a separarsi il liquido biancastro, la cosiddetta scotta o siero, che accantonerete di volta in volta man mano che preleverete un po' di yogurt.
Lo yogurt fatto in casa si conserva per più di 10 giorni in un contenitore ben chiuso.

martedì 2 giugno 2009

Brioche di Christophe Felder

Brioche di Christophe Felder





















…ovvero brioche che sanno veramente di brioche come non mi è mai capitato di provarne!
Un impasto dalla consistenza e sapore quasi autentici, morbido che sembra pane appena sfornato ma dal sapore di brioche. Non ho mai assaggiato brioche così. Appena croccanti fuori, di una morbidezza invidiabile dentro e quel sapore… impareggiabile, unico. 

Nel post di ieri avevo detto che non sapevo se avrei postato lo yogurt simil greco fatto in casa o queste… Beh ecco, lo yogurt lo posterò prossimamente perché devo scaricare ancora le foto.
 
La ricetta me la sono fatta tradurre dal mio fratellone Mauro che, fortuna mia, sa il francese ma, sfortuna mia, non conosce molto la terminologia procedurale di cucina ;P
Così ho guardato meglio in rete e… altra fortuna mia (2-1 olè!): già qualcuno le aveva provate e non un qualcuno a caso: lei, Sigrid de il Cavoletto, e lei, Elga di Semi di Papavero. Così ho tirato un respiro di sollievo e mi sono messa all’opera più tranquilla e serena, certa che non avrei fatto pasticci. Ho apportato delle modifiche perché a) non avevo la granella di zucchero che serviva come decorazione, b) la dose di zucchero da usare nell’impasto secondo me era poca quindi ho seguito il suggerimento di Elga di aumentarla e anziché 30 gr suggerisco anch’io 50 ma facciamo anche 60gr. di zucchero; c) non avendo la planetaria h o usato il mixer, ma nulla di che di diverso. Devo ammettere però che anche con poco zucchero sono risultate di una bontà infinita, perché è l’impasto che le rende così uniche, il sapore, la morbidezza… dovete provarle per capire. Quindi per lo zucchero, va un po’ a gusti… io per la prima volta ne ho usati 30 di grammi di zucchero, supponendo che con 50 o 60gr potrebbero piacermi di più… ma magari mi sbaglio e sono più buone così, originali! 
Brioche di Christophe Felder
Brioche di Christophe Felder
Ingredienti:
250 gr di farina forte
165 gr di burro a temperatura ambiente
2 uova medie (o tre piccole)
30 gr di zucchero (io 50 o 60 gr)
10 gr di lievito fresco
2 cucchiai di latte
1 cucchiaino di sale
1 tuorlo
*
Mandorle a lamelle

Mescolare con un mixer o a mano su una spianatoia la farina con il sale e lo zucchero. Sciogliere
il lievito nel latte intiepidito e aggiungerlo alla farina; continuando a mescolare (a mano o nel mixer) aggiungere le uova e in ultimo il burro a pezzi. Continuare a far andare il mixer a velocità media fino a che il composto si compatta e amalgama.. ma non aspettatevi che, come una frolla, si stacchi dalle pareti: non sarà così! Se si usa la planetaria basterà lasciare l’impasto a lievitare per due ore coprendolo con uno strofinaccio. Se, come me, si usa il mixer e non la planetaria, occorrerà un po’ di buona pazienza perché bisognerà togliere l’impasto dalla ciotola del mixer, non essendo vuota come quella della planetaria, e travasarlo delicatamente girandolo il meno possibile in un altra ciotola. Una volta spostato l’impasto coprirlo con uno strofinaccio pesante, un panno va benissimo, e lasciare lievitare per 2 ore.
Al termine del tempo di lievitazione riprendere l'impasto e con l'aiuto di altra farina (perché contenendo molto burro la pasta si attaccherà alle mani) formare un filone, dal quale taglieremo tot. pezzi, a seconda di quanto grandi volete farle: io ho usato stampi rettangolari piccoli di silicone tipo super mini cake + due da muffin sempre in silicone, perché mi avanzava ancora un po’ di impasto.
Coprire e lasciare lievitare altre due ore.
Preriscaldare il forno a 180°.
Spennellare leggermente le brioche con il tuorlo d'uovo sbattuto (mescolato, se si vuole ad un cucchiaio di latte) e decorare con lamelle di mandorle.
Infornare per 20 minuti. 
Brioche di Christophe Felder