fiOrdivanilla | il Senso del Gusto: marzo 2009

domenica 29 marzo 2009

Pizza al tonno con porri al vino, pomodorini gratinati e formaggi

E' stata come una magia vedere l'impasto lievitare oltre il doppio del suo volume iniziale! Non avevo mai visto niente di simile, non avendo mai lavorato con impasti lievitati con lievito di birra! E' stata una vera sorpresa per me... ero sbalordita! Una cosa che ho riscoperto è l'amore di impastare con le mani. Una sensazione inesprimibile. Avere tra le mani questa pasta morbida, elastica, che non si appiccica alle mani... facilmente maneggiabile... e... una volta ripresa la pasta lievitata, continuavo a stenderla, riprenderla, girarla, tentare acrobazie e improvvisarmi pizzaiolo lanciandola in aria in verticale... Ok, ok, mi fermo perché rischio di perdermi in descrizioni di sensazioni che molti di voi avranno sicuramente già provato la prima volta chissà quanto tempo fa e che ormai forse avranno anche dimenticato, talmente ci han fatto l'abitudine... (o forse no, se è vero che 'la prima volta non si scorda mai').

Fortuna da principiante o no, la pizza è venuta super ed io ne sono rimasta più che soddisfatta nel vederla (e ad assaggiarne un pezzo di crosta, che era soffice, morbidissima e alta! Altro che pizzeria...) ... mia mamma più soddisfatta invece a mangiarla anziché semplicemente vederla :)
La ricetta di base per la pasta della pizza l'avevo presa da CucinaModerna, non so se generalmente la pasta per pizza si faccia in maniera simile o meno. Io ho fatto una pizza gigante in una teglia da pizza rotonda di 31 cm di diametro, nonostante le dosi prevedevano di suddividere l'impasto ottenuto in quattro panetti per quattro teglie dal diametro di circa 20 cm. Il resto dell'impasto che mi è avanzato l'ho tenuto per fare un calzone ripieno di spinaci e ricotta e speck...

Questi ingredienti che vi do per la base della pizza sono dunque per 4 teglie da 20 cm, mentre il quantitativo degli altri ingredienti per farcire la pizza è quello che ho utilizzato IO per la mia mega pizza. Quindi se intendete fare 4 pizze e non una gigante come me, regolatevi voi con i quantitativi...

Purtroppo da poco (giorno 13 novembre 2010) ho inavvertitamente cancellato una cartella in rete (su Picasa) nella quale c’erano molte delle fotografie “collegate” ai vari post del mio blog. Così ora mi ritrovo con tantissimi post senza foto. Vogliate perdonarmi, ma L’UNICA soluzione che sono riuscita a trovare è stata quella di cercare con google il titolo di ogni post e trovare una miniatura della foto, poiché queste rimangono sempre da qualche parte nel web.. Mi dispiace :(imagesPizza gigante: porri al vino bianco, tonno e formaggi
Ingredienti per la base (di 4 pizze. Con queste dosi si ottengono 600 gr di pasta):
400 gr di farina manitoba
25 gr di lievito di birra
1 cucchiaino di zucchero

Ingredienti per la farcitura (della mia pizza gigante):
passata di pomodoro (la quantità varia a seconda dei gusti, a me per esempio è piaciuto metterne abbondante perché so che a mia mamma piace)
un porro grande
una ventina di pomodorini del tipo ciliegini, tagliati a metà
2 scatolette piccole di tonno al naturale
mezzo panetto di mozzarella per pizza
25-30 gr di ricotta pecorina (q.b. per cospargere un po' la superficie)
un po' di grana grattugiato (q.b. per cospargere un po' la superficie)
vino bianco,
olio, sale, pepe

Preparazione della pasta per pizza
setacciare la farina e un pizzico di sale su di un piano e disporre a fontana.
Sbriciolare il lievito in una ciotolina a parte e unire il cucchiaino di zucchero e poca acqua tiepida, q.b. per stemperarlo schiacciandolo con una forchetta. Lasciarlo fermentare per circa 10 minuti.

Aggiungere il mix di lievito alla farina e versare altra acqua tiepida per un totale di circa 200ml (tenendo presente quel poco di acqua già aggiunta con il lievito). Impastare a lungo gli ingredienti fino ad ottenere un composto di pasta liscia ed elastica. Metterla in una ciotola infarinata, inciderla in superficie con un grosso taglio a X, coprire con un telo umido e lasciare lievitare per almeno un'ora in un luogo tiepido (andrebbe benissimo riporre la ciotola nel forno a microonde spento precedentemente riscaldato a massima potenza per qualche minuto. Oppure un luogo vicino ad una fonte minima di calore).

Tagliare una ventina di pomodorini del tipo ciliegini e asciugarli con della carta assorbente da cucina.
Disporli su una teglia rivestita di carta da forno, con la parte tondeggiante appoggiata alla carta (la parte tagliata rivolta all'insù per intenderci). Metterli in forno a metà altezza e impostare l'opzione GRILL. Farli "gratinare" per una decina di minuti o fin quando saranno appassiti e leggermente abbrustoliti. Toglierli dal forno e lasciarli da parte.
Tagliare il porro a rondelle e qualche pezzo tagliarlo più sottilmente; mettere in una padella un goccio di olio e farlo scaldare leggermente: versarvi il porro tagliato, rosolarlo, insaporirlo di sale e di pepe e poi farlo appassire con mezzo bicchiere di vino bianco più un goccio di acqua. Far ritirare un po' (ma non del tutto) il liquido. Spegnere il fuoco e lasciare da parte.
Aprire le due scatolette di tonno e scolarlo in un colapasta, frammentandone i pezzi con una forchetta.
Tagliare a fette la mozzarella.
Sbriciolare in una scodellina la ricotta pecorina.

Riprendere la pasta, dividerla in 4 panetti oppure uno unico se per una teglia grande come la mia e stendere la pasta nella teglia leggermente unta d'olio, schiacciandola bene con i polpastrelli anch’essi unti d’olio.
Versare a cucchiaiate abbondante passata di pomodoro e disporla su tutta la superficie aiutandosi col dorso di un cucchiaio. Appoggiare sopra le fette di mozzarella. Prendere i pomodorini con una paletta da cucina cercando di "raccoglierli" mantenendoli nella stessa posizione, cioè senza rigirarli e adagiarli nello stesso modo sulla pizza. Per dirlo meglio: raccoglierli così come sono con la parte tagliata e abbrustolita all'insù e disporli altrettanto così sulla pizza, sempre con quella parte all'insù. Adagiarvi sopra il tonno e poi i porri. Cospargere con la ricotta pecorina sbriciolata, salare, pepare e irrorare con un filo appena d'olio.
Infornare a 220° per 5 minuti. Estrarre la teglia dal forno, cospargere di grana grattugiato e continuare la cottura per altri 4/5 minuti. Prima di estrarre la pizza fare andare il grill per un minuto o due se si vuole gratinare un po' il grana. Sfornare e mangiare subito, calda, caldissima e filante :) 

 
IL trucco
un geniale e ideale trucco per chi non ha sempre molto tempo per preparare la pasta per pizza in anticipo e soprattutto aspettare/rispettare i tempi di lievitazione, è questo: dopo averne fatto una palla dell'impasto e averlo messo in una ciotola di media grandezza, ricoperto con un telo inumidito, porre la ciotola nel forno a microonde; azionare il microonde alla temperatura minima (circa 100 gradi) per 20/25 minuti. E... Meravigliatevi: la pasta sarà lievitata e pronta da usare.

lunedì 23 marzo 2009

Gauffres alla zucca e mandorle caramellati – inaugurazione cialdiera

Durante questa settimana ho fatto talmente tante preparazioni, dolci, ricette di vario tipo.. soprattutto biscotti.. che mi innervosiva il solo pensiero di non avere tempo per postarle. Ma le ho tutte in "archivio" e chissà che prima o poi trovo del tempo per elaborarle; per mancanza di tempo non riesco a sciverle, talvolta nemmeno riesco a fotografarle a dire il vero (ma questo più che per mancanza di tempo, per la velocità con cui sparisce il cibo).
Stamattina però dovevo trovare il tempo minimo ma indispensabile almeno questa per postare questa. Ieri sera ci ho provato, ma ero stanca e assonnata, giornata nemmeno tanto pesante, ma lo stress accumulato durante la settimana si fa sentire proprio appena si riesce a trovare un di tregua. Mi stavo addormentando sulla scrivania. 
©fiOrdivanilla

Per inaugurare la cialdiera ho fatto questi waffel ispirandomi ad una ricetta presente nel ricettario allegato e devo dire che sono venuti straordinariamente buoni ma, ahime', credo la prossima volta di dover cambiare dosi delle uova, non so... forse un albume in meno o addirittura mettere solo un uovo. Perché una volta raffreddati avevano un sapore di uovo piuttosto forte e che a me non piace (magari a qualcuno si). A caldo comunque erano squisiti :) Beh comunque questa è stata la mia prima esperienza con la cialdiera e posso dirmi senz'altro soddisfatta!

Per circa 15 waffel:
150 gr di polpa di zucca cotta e schiacciata
2 uova (ma io consiglio un uovo e in più aggiungere almeno 40 grammi di burro; in tal caso, montare l’uovo con il burro e lo zucchero)
60 gr di zucchero e 20 di zucchero a velo
2 cucchiai di succo di limone (filtrato)
2 cucchiai abbondanti di miele
cannella in polvere (1/2 cucchiaino) oppure vanillina
100 gr di farina setacciata

mandorle
zucchero di canna

Ungere la piastra per waffel, chiudere la piastra e fare riscaldare. Intanto ridurre in purea la polpa di zucca ormai raffreddata. Montate le uova dapprima da sole, poi una volta spumose e chiare aggiungere zucchero, succo di limone, miele e cannella. Aggiungere la polpa di zucca e continuare a sbattere. Aggiungere la farina e sbattere ancora. Girare tutto bene a mano con un lecca-pentole, ripulendo bene da tutte le pareti e mescolare un po'. Lasciare riposare per qualche minuto.

Versare alcuni cucchiai di impasto nel centro della superficie di cottura della piastra aiutando il composto col dorso di un cucchiaio (o meglio con un lecca-pentole in silicone) a distendersi su tutta la superficie della cialdiera. Chiudere la piastra e lasciar scaldare a potenza 1 o 2 (bassa o media) per ALMENO un 1 min. e mezzo/2 SENZA aprire. Trascorsi i due minuti starà a voi decidere della cottura, dovrete andare un po' ad occhio (o a tatto).. io più o meno li ho lasciati per 4 minuti a cottura 1 (la più bassa); la seconda "waffelata" (nuovo neologismo?) l'ho fatta cuocendoli per 3 minuti a potenza media (2/3).

Mentre sono ancora a cuocere, passati i due minuti iniziali "obbligatori", alzare la piatra superiore della cialdiera con cautela. mettere una manciata di mandorle sopra la superficie dei waffel ormai quasi cotti e poi una manciata di zucchero di canna; richiudere con la parte superiore della cialdiera e lasciare chiuso a scaldare ancora per 1min e mezzo/2 (tenere sempre d'occhio).

Togliere i waffel con una spatola di silicone, tagliarne la forma già corniciata dalla cialdiera e, se si vuole, spolverare di zucchero a velo oppure di un mix di cannella e zucchero a velo (la cannella sta molto bene con la zucca). Potete anche gustarli con una farcitura di marmellata di lamponi o di crema alla vaniglia (oppure yogurt alla vaniglia).

©fiOrdivanilla
©fiOrdivanilla

Buoni buoni... e poi...
tanto soffici!

©fiOrdivanilla
©fiOrdivanilla

giovedì 19 marzo 2009

Torta di pane ricca

OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Per la festa del papà.
Per il mio papà che è tutto muscoli e poca ciccia ma che ciononostante non può mangiare troppi grassi…
E allora ho fatto questa torta favolosa che non include l’uso di grassi, non contiene né olio né di burro, solo latte e frutta secca, resa ancora più saporita dall’aggiunta di amaretti sgretolati, un tocco di cannella e semi di papavero…
Era già un po’ che meditavo sulla torta di pane, mai fatta in vita mia. Ma mi ispirava e tanto. Ho trovato diverse varianti (tra cui anche una prelevata dal vecchio, antico e antiquato libro de “Le ricette di nonna papera”… - ebbene sì, quando ero piccola in casa mia circolavano questi libri del genere Nonna-Papera e le Giovani-marmotte (presente Qui, Quo, Qua!?) - … e, prendendo spunto qua e là, ne è venuto fuori questo.

Torta di pane ricca
Ingredienti:
300 gr di pane raffermo, metà quantitativo di pane bianco e metà integrale
1 litro di latte parzialmente scremato
80 gr di zucchero bianco e 70 di zucchero di canna
4 mele sbucciate, private del torsolo e tagliate a quadretti
70 gr di uvetta, metà uvetta scura e metà uvetta secca chiara (ne ho trovate di questi di tipi al supermercato e così le ho usate tutte e due)
25 gr di pinoli
un bicchierino di liquore all’amaretto
10 amaretti sbriciolati
30 gr di gocce di cioccolato
cannella, circa un cucchiaino (o a piacere)
semi di papavero a piacere
+
burro e pan grattato, per lo stampo;
zucchero di canna granulato grosso, da cospargere sul composto prima di infornarlo e a fine cottura dopo aver sfornato la torta.

Spezzare il pane in pezzettoni e porlo in una ciotola capiente; versare il litro di latte e lasciarlo in ammollo per il tempo necessario affinché diventi morbido, poltiglia. Ci vorrà una mezzora circa. Di tanto in tanto girarlo con un cucchiaio di legno.
Mettere l’uvetta a mollo nel liquore; tostare in una padella per due minuti i semi di papavero, così che sprigionino meglio il loro profumo e sapore.
Aggiungere l’uvetta col suo liquore, i semini di papavero i pinoli, le gocce di cioccolato, gli amaretti, la cannella e lo zucchero (ho dimenticato qualcosa?:) al composto di pane e latte. Girare bene e mescolare con cura. Aggiungere le mele e mescolare ancora per bene, portando in superficie col cucchiaio ciò che c’è in fondo alla ciotola e continuando a rimestare così per un minuto, in modo che tutti gli ingredienti siano sparsi in modo omogeneo e che non ci siano ammassi di pinoli da una parte e uvetta dall’altra, per dire : )
Prendete uno stampo dal diametro di 23-24 cm, non lo consiglio più piccolo di 23 perché potrebbe richiedere tempi di cottura diversi. Tantomeno consiglio uno stampo più grande di 24 cm, perché il bello di questa torta con questi quantitativi di ingredienti è proprio che permette di ottenere un “tortone” bello alto e compattissimo, bello proprio (e buonissimo)! Io, regolandomi al momento, vedendo coi miei stessi occhi la quantità e il volume di composto, ho pensato fosse adatto uno stampo da 23 cm… e devo dire che è stato perfetto. Quindi imburrate leggermente lo stampo (preferibilmente NON a cerniera, per evitare possibili fuoriuscite del latte in eccesso) e cospargere di abbondante pan grattato: girare lo stampo con movimento circolatorio per far scorrere da tutte le parti il pane grattugiato e farlo aderire bene sia sul fondo, sia sulle pareti dello stampo. Versare il composto e appiattire con una spatola o con il dorso di un cucchiaio inumidito di acqua fredda.
Prima di infornare, cospargere la superficie con abbondanti granuli di zucchero di canna e qualche fiocchetto di burro. Infornare in forno già caldo a 180° per 45 minuti, fino a che la superficie sarà dorata. Fare la prova stecchino come al solito: deve risultare umido ma non eccessivamente bagnato. In caso non dovesse essere ancora pronto, proseguire la cottura per 4 minuti, spegnere il forno e lasciare la torta al suo interno – a forno spento per intenderci - per altri 5 minuti. Controllare con lo stecchino tra un passaggio e l’altro.

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Ho fatto due creme “accompagnatrici”: crema di vaniglia leggermente salata (stesso metodo usato per fare il formaggio Labne, preso da qui) e pura crema di pistacchi non salati, fatta da me e di cui sono rimasta folgorata per la bontà. La crema di pistacchi l’ho fatta mettendo in un frullatore 60 gr di pistacchi e facendo andare per 2 minuti da soli, in modo che diventino polvere; ho aggiunto del latte (circa 150/200gr) poco per volta, in modo tale da tenere a bada la consistenza: non deve essere liquida, ma rimanere abbastanza densa; continuare a frullare i pistacchi con il latte per almeno 5 minuti. Dovrà risultare una crema senza alcun granello residuo.
La crema alla vaniglia a mio parere è buonissima e particolare… con il sapore del pane dolce della torta ce l’ho vista bene e dopo aver fatto il Labne, mi è venuta un’illuminazione e ho provato a prendere uno yogurt alla vaniglia da 500ml e, con lo stesso
procedimento (aggiunta di sale, ecc.) ho ottenuto una compattissima crema alla vaniglia… leggermente salata col fleur de sel.

Questa torta pur nella sua semplicità, mi ha soddisfatto parecchio e penso varrà proprio la pena di rifarla in un’altra occasione. Ho già in mente una versione ancora più ricca e sicuramente più gustosa: con aggiunta di albicocche secche ammollate e prugne oppure datteri.
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martedì 17 marzo 2009

Gnocchi di semolino con cime di rapa e mandorle

Non so come mi è venuta in mente questa ricetta, però è stata clamorosa e ne sono soddisfattissima! Ho solo assaggiato, ma quel assaggio mi è bastato per confermare il giudizio altrui! L’idea ha preso il sopravvento quando mettendo a posto la spesa, i miei occhi si sono incontrati con un sacchettino ancora sigillato di Semolino Barilla. OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Mia mamma ha questo vizio di comprare, comprare e comprare… senza avere bene in mente che farne poi di alcuni prodotti (e a dire il vero lo sopporto ben poco questo vizietto, soprattutto in momenti di “crisi” come questi in cui andare a fare la spesa talvolta per molti diventa un’angoscia al sol pensiero di arrivare alla cassa. Man mano che la cassiera passa i prodotti sbirciamo (..ditemi di no?) sul display che mostra i prezzi di ogni prodotto, mentre con le mani mettiamo nei sacchetti la spesa senza neanche quasi guardarla; pensiamo magari di poter riuscire a fare un calcolo anche solo approssimativo di quello che ci spetta..) ..mi ritrovo così a dover mettere e rimettere in ordine ogni due per tre gli armadietti, mettendo i prodotti/alimenti prossimi alla scadenza, davanti a quelli da poco acquistati. Delle volte mi sembra di essere come alla Prova del Cuoco, dove i cuochi di ciascuna squadra, quella del peperone verde e quella del pomodoro rosso, ignari degli alimenti che gli spetteranno, dovranno decidere quasi all’istante sul da farsi, cosa preparare, quali piatti creativi cucinare, ecc. (almeno così è quello che ci dicono, poi i dietrolequinte io non li so:)… Con l’unica differenza che io, rispetto a loro, per quanto riguarda gli alimenti… ho l’imbarazzo della scelta!

Ed è così che è successo per quel povero semolino (mica tanto povero in questa ricetta), incontrato per caso e finito nelle mie mani per una gran bella preparazione.

Gnocchi di semolino con erbette e mandorle gratinate.
Ingredienti:
500 ml di brodo vegetale
145 g di semolino
1 cucchiaino in tutto di maggiorana+timo (possibilmente freschi, altrimenti andranno bene anche quelli essiccati)
1 uovo sbattuto bene
mezza tazza di parmigiano grattugiato
cime di rapa

3 cucchiai di burro salato

2 spicchi d’aglio tritati finissimi
sale e pepe

Mettete il brodo in una pentola capiente e portate a bollore a fuoco medio. Versate il semolino a pioggia mescolando vigorosamente e cuocere circa 10 minuti continuando a mescolare per evitare la formazione di grumi. Fate intiepidire.

Unite al semolino il timo e la maggiorana, l’uovo sbattuto e metà del formaggio grattugiato. Impastate bene fino a che l’uovo non sia ben amalgamato. Aggiungere le cime di rapa precedentemente sbollentate/cotte al dente e tagliuzzate in piccoli pezzi. Amalgamare di nuovo il composto.

Stendete il composto di semolino su carta da forno appoggiata su un tagliere e formate uno OLYMPUS DIGITAL CAMERA         strato dello spessore d 12 mm e fate raffreddare e solidificare.
Un consiglio per formare lo strato: aiutatevi con la carta da forno, chiudete i lati sopra al semolino e schiacciate con le mani o meglio una spatola, formando un rettangolo (o un quadrato che sia) abbastanza alto da ottenere lo spessore di 12mm.

Mettete il tagliere - con sopra il semolino racchiuso in carta da forno – per una decina di minuti in freezer a far solidificare (potete anche lasciarlo a temperatura ambiente, ma ci metterebbe molto più tempo). Quando il semolino è freddo, tagliatelo a quadratini di 2,5 cm di lato con un coltello bagnato sotto acqua corrente fredda, così non rischia di appiccicarsi alla lama.

Con una spatola sollevate delicatamente tutti i quadrati di semolino per staccarli bene dalla carta da forno. Disponeteli sul tagliere e rimettete la stessa carta da forno in una teglia. Disponetevi i quadratini di semolino in maniera obliqua, ossia prima uno, poi in obliquo (inclinato sopra al primo
) appoggiateci il secondo e così via.

Mischiate il formaggio rimasto con una o due manciate di mandorle (di quele affettate finemente); se il formaggio vi sembra poco aggiungetene dell’altro. Di questo mix, cospargetene subito una parte sulla superficie degli gnocchi.

Fate fondere i 3 cucchiai di burro salato a fuoco basso in una pentola. Aggiungete l’aglio tritato e regolate di sale e pepe. Versate il composto di burro sugli gnocchi. Fate cuocere in forno preriscaldato a 220° per 10 minuti, tirate fuori la teglia e cospargete con il mix formaggio-mandorle rimasto. Infornate di nuovo per altri 5-10 minuti, finché gli gnocchi si saranno gonfiati e dorati.
Servite immediatamente ben caldo.
Gnocchi-semolino2

domenica 15 marzo 2009

Clafoutis con verdure saporite, allo zafferano

Benché sia un piatto di per sé caldo, questa versione è possibile proporla anche fredda, in quanto non ha del formaggio che deve essere “filante” come variante. Lo dico perché il colore di questo clafoutis è così bello, allegro e solare, che rispecchia proprio questi giorni molto soleggiati OLYMPUS DIGITAL CAMERA         ed è stato molto amato tiepido ma anche a temperatura ambiente.
La primavera è ormai alle porte, il 21 marzo è vicino ed io ho voluto inaugurarla anticipatamente con questa idea ultra saporita, leggera e colorata… – i colori solari mettono di buon umore ed io, che sono molto meteoropatica, ne ho assoluto bisogno – …perché chissà che poi l’arrivo della Primavera riservi brutte sorprese, come piogge persistenti, grigiori diurni, nuvole…
Carpe Diem, no? Quindi come se fosse un rito propiziatorio, do il via a queste “danze” colorando la tavola con i piatti più deliziosi oltre che per il palato anche per la vista e iniziando proprio da questo clafoutis…

Respiriamo l'aria e viviamo aspettando primavera
siamo come i fiori prima di vedere il sole a primavera
ci sentiamo prigioniere della nostra età
OLYMPUS DIGITAL CAMERA         con i cuori in catene di felicità,
sì respiriamo nuovi amori
aspettando che sia primavera…


Clafoutis verdure saporite e zafferano.

Ingredienti per 4 porzioni
3 uova
70 gr. di farina (3 cucchiai abbondanti)
250 ml di panna liquida o LATTE INTERO

1 patata grande
1 finocchio
1 zucchina
20 ciliegini circa
40 gr circa di formaggio sbriciolato (io ho usato la ricotta pecorina; potete usare anche la feta per esempio)
uno spicchio d’aglio
una bustina di zafferano
qualche pizzico di pan grattato
un po' di rosmarino fresco (qualche ago o anche un rametto)
sale, pepe e prezzemolo tritato


Preparazione
Pelare la patata e tagliarla a rondelle sottili. Sbucciare l'aglio, privarlo dell' "anima", tritarlo finemente e soffriggerlo pochissimo senza farlo dorare troppo con una noce abbondante di burro salato, un pizzico di sale e il rosmarino; aggiungere le patate tagliate a fettine e soffriggere fino a quando saranno quasi del tutto ben dorate. Spegnere il fuoco e trasferire le patate su un foglio di carta assorbente da cucina, insieme ad un po' dell'aglio soffritto.

Pulire e tagliare il finocchio a spicchi, la zucchina a bastoncini e i pomodorini a metà; cuocere i primi due a vapore, per 10 minuti circa, mantenendoli al dente. Intanto lasciare i pomodorini in un
colapasta a perdere un po' del loro liquido quindi adagiarli su un pezzo di carta assorbente da cucina, avvolgendoli.
Asciugare il finocchio e la zucchina dall'acqua del vapore di cottura e mischiarli in una ciotola insieme al formaggio sbriciolato (se si vuole, aggiungere un misto di erbe/spezie, come rosmarino, timo, prezzemolo...).

Separare i tuorli dagli albumi.
Stemperare lo zafferano nella panna e regolare a piacimento di sale e di pepe. Aggiungere 2 grossi pizzichi di prezzemolo tritato.
Sbattere bene i tuorli in una ciotola, finché non siano aumentati di volume e siano spumeggianti; unire il composto di zafferano e panna. Incorporare anche la farina setacciandola e
continuando a mescolare bene per non fare grumi; aggiungere molto delicatamente gli albumi dopo averli montati a neve. Dare una leggera e brevissima frullata (a velocità minima) di fruste al composto finito nel caso non si riuscissero ad incorporare bene gli albumi.

Ungere una pirofila/teglia con del burro:
- disporre sul fondo i pomodorini asciugati e spolverarli con qualche pizzico di pan grattato,
- adagiarvi sopra le patate croccanti con un po' dell'aglio tenuto da parte,
- disporre sopra a queste una piccola parte del mix finocchi&zucchine&formaggio.
- Versare il composto di uova,
- adagiare/immergere infine il mix di finocchi&zucchine&formaggio rimasto.

Cuocere in forno a 180° per 25 minuti circa o fino a che il composto vi sembrerà pronto, abbastanza sodo. A metà cottura potete cospargere il clafoutis di parmigiano grattugiato se volete e se pensate di servire il piatto caldo o tiepido. Ma il parmigiano anche se raffreddato, non è comunque male, a voi la scelta quindi.

A
ccorgimento importante: Se il vostro clafoutis non dovesse essersi rassodato abbastanza dopo i 25 minuti, vi consiglio di fare così:
una volta sfornato, tagliarlo in mezzo o addirittura in quadrati, come se doveste tagliare delle porzioni, ma senza estrarle. Lasciate il clafoutis così tagliato nella teglia. Questo serve semplicemente per "aprire" il clafoutis e permettergli di venire a contatto con l'aria; lasciarlo intiepidire così tagliato per cinque minuti: questo accorgimento farà si che il composto si asciughi e si compatti. A questo punto rimettetelo in forno e cuocete ancora per 5-10 minuti. Se dovesse tendere a scurirsi in superficie, ricoprire con un pezzo di carta stagnola.
Sfornare il clafoutis, lasciare intiepidire 5 minuti (perché intiepidendosi si rapprende un po’) e servire.

E’ venuto squisito e perfetto, soprattutto usando quest’ultimo accorgimento che vi ho suggerito riguardo la cottura (maturato con le recenti esperienze nel fare clafoutis a go go!). Ho deciso di scrivere la ricetta perché è stato veramente molto molto gradito!
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giovedì 12 marzo 2009

Cuori di cioccolato alle Noci di Macadamia.. con “happy end”

Questa è la storia dei Cuori di cioccolato, nati da un’ispirazione, creati, ed evuluti dal desiderio di un qualcosa di nuovo…
 The Story
Cuori-cioccolato-granella
Tutto parte dall’idea di provare nuovi biscotti, come sempre. Non mi piace essere ripetitiva e fare le stesse cose, stessi biscotti, stessi impasti… per quanto si possano cambiare i sapori e giocare sulle spezie e/o ripieni, sempre quelli rimangono. Ammetto però che ci sono diversi dolci che rifaccio spesso, ma questo capita quando mi affeziono (meglio, gli altri si affezionano) ad un dolce particolarmente buono che per la sua semplicità, originalità e bontà è buona cosa rifarlo.

Come è emerso precedentemente nei commenti in un “botta e risposta” con
Onde, io amo andare con ordine nel seguire le ricette di un libro: se ho un libro in mano, non vado oltre le prime 10 pagine e soltanto tra quelle traggo la mia ricetta preferita da provare per prima. Non vorrei rischiare di perdermene qualcuna, saltanto qua e là e poi magari dimenticandomi quale ho fatto o quale no. E, altra cosa, come prima volta la ricetta è da seguire alla lettera!

Sono cuori cioccolatosissimi, non friabili che si spezzano e frantumano, ma leggermente croccanti e al contempo morbidi.
L’unica cosa che ho scoperto non piacermi (in generale) è quando viene messa la granella sui biscotti prima di infornali. In questo modo la granella, in forno per un determinato tempo, inizia a tostarsi un po’ troppo dando – a mio parere – un sapore quasi di bruciacchiato. E questo non mi piace assolutamente. Quindi io ho provveduto, 5 minuti dalla fine della cottura, a mettere un cerchietto ritagliato di carta da forno su ognuno dei biscotticuore..

I biscottini in questione, presi dalle prime pagine de Il libro d’oro del cioccolato,  sono però stata costretta a modificarli un po’, intanto per il tipo di frutta secca utilizzata, per mancanza di quella suggerita che prevedeva l’uso di granella di nocciole.
Poi ho usato anziché solo zucchero di canna chiaro, metà di questo e metà di zucchero bianco semolato. Ho cambiato un po’ anche i tempi di cottura dalla ricetta, ma questo lo faccio sempre, perché io (ho già detto anche questo, ma lo ripeto:) non amo i biscotti che si frantumano, mi piace rimangano sì cotti, ma morbidi. Quindi li tolgo dal forno sempre 4 minuti circa prima del tempo previsto per la cottura completa che poi, una volta lasciati raffreddare, tendono comunque a indurirsi ancora un poco, quindi secondo me sono perfetti così.
Infine li ho spolverati di zucchero a velo. Ma tutti questi cambiamenti stamattina evidentemente non mi bastavano… (sarà stata la notte a portarmi consiglio?)

Infatti questi biscotti li ho preparati ieri sera e all’alba di questo mattino mi sono ritrovata a fare il
dulce de leche poiché mi sono alzata prima del previsto, causa insonnia.
E ahimè, non ho saputo resistere dal ‘decorarli’ come di consueto faccio quando ne ho la possiblità: col dulce de leche appunto. Finito? No, non è ancora finita…
Ne avevo assaggiato un piccolo pezzo, un quarto di una metà di un cuore… mancava qualcosa, quel tocco che lo avrebbe distinto. E così l’illuminazione. L’happy end.  … il fleur de sel. Ho inumidito leggermente la superficie dei biscotti e ho sparso un pizzicone di fleur de sel su di ognuno.
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E fu così… che i cuoricioni al cioccolato vissero felici e contenti per tutta la vita… (anche se suppongo non vivranno ancora a lungo)…
 
Questa era la storia di questi miei Cuori di cioccolato… 
Ma passiamo ora a cose più serie che sicuramente apprezzerete di più :)

Cuori di cioccolato alle Noci di Macadamia
(ricoperti da granella di arachidi)
Ingredienti per 20-30 biscotti:
125 gr di noci di macadamia tritate finissime
60 gr circa di arachidi tritate grossolanamente
210gr di farina bianca
50 gr di cacao amaro
70  di zucchero di canna
70 di zucchero semolato
125 gr di burro
fleur de sel
2 uova
sale

Setacciate 200 gr di OLYMPUS DIGITAL CAMERA         farina (10 gr all’incirca serviranno verso la fine per spolverare la spianatoia sulla quale stenderete l’impasto), i 50 gr di cacao e un pizzico di sale in una ciotola di media grandezza.
Lavorate il burro e lo zucchero in un mixer (potete farlo anche con le fruste elettriche; io ho preferito il mixer per comodità e velocità) e fate andare ad alta velocità fino ad ottenere una crema (cioè il burro con lo zucchero che mano a mano si scioglie).
Unite un uovo intero e un tuorlo, ma senza mescolare troppo.
Incorporate gli ingredienti secchi (mix di farina e cacao) e le di noci macadamia tritate finissime, in modo da formare una pasta liscia. Continuate a far andare il mixer. Piano piano si compatterà il tutto e otterrete una palla di pasta liscia e lucina (bellissima! Verrebbe quasi da mangiarla così!).
Avvolgetela nella pellicola trasparente e riponete in frigorifero per una mezzora.
Passata la mezzora, estraete l’impasto e iniziate a preriscaldare il forno a 180°. Rivestite con carta fa forno due piastre. Stendete la pasta su una superficie leggermente infarinata (ecco gli altri grammi di farina da utilizzare), con uno spessore di 5 mm.
Ritagliate i cuori di pasta con una formina possibilmente da 4 cm di diametro. Togliete i ritagli in eccesso e uniteli a formare ancora una palla. Con l’aiuto di una spatola mettete intanto i cuori sulla piastra foderata, distanziandoli circa 2,5 cm l’uno dall’altro. Con la pasta rimasta ripetere l’operazione di stesura (5 mm di spessore) e ritaglio e così via fino ad esaurimento pasta.
Una volta disposti tutti i cuori sulle teglie, battete un po’ a neve l’albume rimasto e usatelo per spennellare i biscoti. Cospargeteli con le arachidi tritate grossolanamente.
Fateli cuocere per 10-15 minuti (tenere d’occhio e tastare la consistenza dopo circa 10 minuti) o fino a quando la granella sarà appena appena leggermente dorata (in caso, usare ritagli di carta da forno come ho accennato all’inizio per evitare il sapore di bruciacchiato). OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Estraete le teglie e ponete i biscotti a raffreddare su una griglia. 
                                                            

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Da qui potete procedere in questi diversi modi, a seconda di come preferite ovviamente:
- lasciarli così come sono (buonissimi ma ‘mancanti’, secondo me);
- spolverizzarli di zucchero a velo;
- coprire la superficie con decorazioni abbondandi di dulce
de leche o addirittura ricoprire l’intera superficie; se il dulce de leche è appena fatto e quindi ancora morbido e appiccicoso, mettere direttamente sopra un bel pizzico di fleur de sel, in modo che si attacchi;
- se non volete il dulce de leche o se non avete voglia di prepararlo, potete mettete direttamente e subito un pizzico generoso di fleur de sel su ogni cuore non appena sfornati. Potete anche lasciarli raffreddare e successivamente inumidirli appena appena con dell’acqua (o del latte) e poi metterci il fleur de sel.
- oppure fare ognuna di queste cose! :D 
Che dire… sono soddisfatta di questa realizzazione! Si sono rivelati una vera bontà.

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mercoledì 11 marzo 2009

Quanti Baci? Dolci o salati?

Per la ricetta mi sono ispirata a quella vista tempo fa su giallozafferano.it 

I baci di dama sono sempre d’effetto, siano essi dolci o salati. Questi baci sono favolosi poiché proponibili nelle più diverse occasioni; nei buffet, come antipasto (infatti li preparo spesso per il pre-cena a mia mamma)… come stuzzichino/merenda; ma il massimo della loro bontà secondo me la raggiungono se gustati il giorno dopo, al culmine del loro sapore, quando l’impasto è ormai impregnato del gusto del formaggio grana di cui l’impasto è in parte fatto e quando le due parti di baci che aderiscono alla mousse, sono ormai un tuttuno con questa e nemmeno rischiano di staccarsi. Quindi, se non consumati tutti la sera stessa, il giorno dopo sono il top. Perfetti anche da mettere in un contenitore da portarsi in ufficio, piuttosto che per un pic-nic al parco (queste prime giornate di gran sole mi fanno pensare già ai pomeriggi con le amiche, lo ammetto…)… insomma, bellissimi e buonissimi, freschi, morbidi (se cotti qualche minuto in meno) o più durini se cotti seguendo la cottura suggerita, a voi la scelta a seconda dei gusti (io li ho preferiti morbidini, come faccio sempre anche per i biscotti tipo amaretti. Non mi piacciono gli impasti che addentandoli si sgretolano tutti frammentandosi tra la bocca e le mani, col risultato poi che è più quello che cade che quello che si mangia); in più, ci si può sbizzarrire con l’intermezzo” (inteso come ‘ripieno’)… l’importante è che sia riducibile ad un impasto della consistenza di una mousse, come un formaggio spalmabile. Io qui propongo quelli al formaggio, ma oltre a questi li ho fatti anche… rosati! Ossia con una mousse di prosciutto e philadelphia. Buo nis si mi.

Baci di dama salati
Ingredienti per l'impasto di circa 20 baci:
80 gr di Burro freddo a cubetti
100 gr Farina
90 gr di Mandorle in polvere o tritate finissime + 20 gr di cocco (oppure potete usare 100 gr di sole mandorle)
80 gr di un Mix parmigiano e pecorino grattugiati
1 grosso pizzico di sale
20-30 ml di Vino bianco (vorrei provare anche col vino rosso, forse verrebbero ancora più saporiti)
semi di papavero

per la farcia
Philadelphia + un altro formaggio spalmabile alle erbe 60 gr (o anche un poco di più)

Mettete tutti gli ingredienti in un robot da cucina e impastate fino a che il composto risulta liscio e omogeneo. Potete farlo anche impastando a mano e viene ugualmente benissimo, solo che con un robot è naturalmente più veloce.

Estraete l'impasto dal robot e compattatelo. Non sarà appiccicoso, dovrebbe essere facilmente maneggevole: fatene una palla.
Questa operazione che segue è variabile o anche trascurabile, nel senso che io ho voluto aggiungere a metà impasto qualcosa che lo arricchisse: ho scelto di mettere dei semini di papavero, perché conferiscono un gusto divino.
Metà dell'impasto quindi lo mischiate con una manciata di semini di papavero, l'altra metà dell'impasto lasciatela tale e quale oppure mischiatela a qualche altra spezia (o seme) a vostro piacimento (semini di sesamo, erbe di Provenza, prezzemolo, peperoncino, curry, cumino...)
Prelevate mano a mano dall'impasto dei pezzetti di circa 8-10 gr l’uno formando delle palline tra i palmi delle mani*; adagiatele su una teglia rivestita con carta da forno, disponendole 3-4 cm l'una dall’altra e mano a mano premete le palline leggerissimamente! Questo solo per fare in modo che la parte che adesce alla carta da forno, si appiattisca un poco.

Infornate a forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti, ma attenzione: dopo i dieci minuti controllate lo stato dei vostri Baci perché i miei Baci dopo una decina di minuti (con forno PRERISCALDATO) erano già pronti.
Estraete la teglia e lasciate raffreddare i biscottini salati. Intanto preparate la vostra farcia: potete ammorbidire un qualsiasi formaggio cremoso, oppure mischiare 30 gr di Philadelphia e 30 gr di gorgonzola; in ogni caso, lavorate i formaggi con un mestolo di legno o con una forchetta per amalgamarli bene e renderli cremosi (potete farlo anche con le fruste elettriche).

Mettete la crema di formaggio in una tasca da pasticcere con bocchetta grossa e liscia (ma anche semplicemente aiutandovi con un cucchiaino); prendete un biscottino salato, metteteci un ciuffo di farcia preparata e appoggiateci sopra la parte piatta di un altro biscottino,
Ed eccovi con in mano il vostro bacio salato :) Ecco... ora però anziché mangiarvelo.. finite di preparare gli altri! :)

Se non li servite immediatamente, potete conservarli in un contenitore col coperchio o coperti con della pellicola trasparente, mantenendoli in frigorifero o altrimenti in un luogo comunque molto fresco. Si conservano bene per 2 o 3 giorni

*attenzione a non fare palline troppo grandi! Lo dico perché la prima volta che li ho fatti mi sono venuti dei baci enormi! Altro che antipastini... sembravano dei panini!

domenica 8 marzo 2009

Mousse superba al fondente

“Mousse al fondente”… tanto per non chiamarla come è ormai arcinoto mousse au chocolate.
Qualche giorno fa avevo voglia di preparare qualcosa da poter tenere in frigo a lungo, comodo per ogni eventualità, per ogni occasione (in particolare quella di ieri sera). Comodo per gli arrivi a cena da ultimo minuto. Comodo per finire un pasto in dolcezza e per far contenta la mamma, a cui piace mangiare il suo bel dolcetto dopo cena. Comodo perché è lì, già pronto, perfetto da tirar fuori fresco di frigorifero e servire.
Cheesecake a parte, che ben rispetta questi parametri, mi è capitato appena settimana scorsa di prendere la rivista Cucina Moderna perché attratta dal libricino in allegato: Dolci Francesi. Arrivo a casa e inizio a sfogliare… Non vado oltre le prime pagine perché già una delle prime creazioni mi colpisce ed è quella che proprio in questi giorni mi è tornata in mente perché faceva al caso mio: una ricetta impeccabile, sempre buona e sempre gradita, possibilmente accompagnata anche da biscottini adeguati come le tipiche
lingue di gatto.
E’ la mousse al cioccolato. Una mousse che si presenta egregiamente, così semplice nella sua natura ma allo stesso tempo raffinata.
©ManuelaViel

giovedì 5 marzo 2009

Fudge ai cristalli di sale

©ManuelaViel
Il tormento e l’estasi.
No, non si tratta del film su Michelangelo Buonarroti. Si tratta della titolazione che avrei voluto dare a questo post. Ho pensato però che vi avrei disorientato…  
Questa ricetta merita anzitutto due dediche: è la prima ricetta che ho scelto del libro Il caramello delle meraviglie” di Trish Deseine, tanto per inaugurarlo alla grande. Il libro non escludo che siate già in moltissimi a conoscerlo.
La seconda dedica è per
Onde. Ed è proprio da lei (dallo scambio di “botta&risposta” sulle cose che abbiamo in comune) che mi è venuta l’ispirazione di titolo iniziale, “Il Tormento e l’estasi”.

Come ho detto, non si tratta del film dedicato alla vita di Michelangelo ma mi riferisco invece a lui, il Caramello. In particolare quello salato, per cui vado matta. Tormento e estasi. Se una parte di me è tormentata perché mi suggerisce di non eccedere, l’altra si arrende e cede, presa dall’estasi di un indescrivibile piacere. Ecco perché questo paradosso. 

Il fudge, o ‘tablet’ in Scozia, è una specie di caramello al burro cristallizzato che si rompe meravigliosamente sotto i denti, prima di sciogliersi sulla lingua. Sappiate che deve essere ben meritato perché richiede 10 minuti di intenso lavoro per essere sbattuto!”  Trish Deseine.

Fudge
Per una ventina di dolcetti
In tutto 30 minuti di cottura

Ingredienti:
500 gr di zucchero
60 gr di burro salato
3 cucchiai e 1/2 di latte condensato
170 ml di acqua

Imburrate un piatto medio da gratin  (io ho usato una teglia media rettangolare in ceramica).
Mettete tutti gli ingredienti in una casseruola capiente poi scaldate finché il burro e lo zucchero si sono sciolti completamente.
Portate a ebollizione mescolando di continuo perché il fudge non si attacchi sul fondo della casseruola. Fate sobbollire per circa 10 minuti. E’ necessario che il composto sia denso e che il colore sia passato dal bianco a un bel caramello dorato.
Togliete la casseruola dal fuoco e lasciatela raffreddare per circa 5 minuti.
Sbattete il fudge energicamente con un cucchiaio di legno per altri 5-10 minuti. Comincerà a indurirsi.
Prima che sia troppo solido, mettetelo nel piatto da gratin (la teglia rettangolare si cui sopra) dove continuerò a indurirsi. Prima che sia completamente duro, tagliatelo a pezzetti poi fatelo raffreddare.

Considerazioni
io non so perché, ho fatto un casino. Dal risultato non si direbbe assolutamente però mi chiedo (e me lo chiedo giustamente, perché proprio non capisco dove ho sbagliato) perché mai non abbia avuto bisogno di tutto quel “lavoro di dieci minuti” che la ricetta richiedeva. Ho continuato a mescolare anche dopo l’ebollizione, ho continuato a far sobbollire per un po’ ma ho dovuto spegnere ben prima dei 10 minuti perché si era già indurito, anche troppo!  La prossima volta valuterò meglio tutti i passaggi…
Però è venuto bene ugualmente, ve l’assicuro! :)
©ManuelaViel ©ManuelaViel

martedì 3 marzo 2009

Truffles di cioccolato all'arancia e Macadamia

Non so spiegarmi il perché ma mi era venuta voglia di usare le noci di Macadamia, che avevo comprato nel periodo natalizio e avevo utilizzato per fare dei biscotti. Non ne erano rimaste molte, poco più di due manciate. In più avevo del cioccolato fondente al 70% all'arancia (con veri pezzettini di arancia) che volevo utilizzare, perché non mi piace vedere gli avanzi in credenza! O tutto o niente : ) E così ho pensato che questo sarebbe stato un buon accostamento. Cioccolato con pezzetti di arancio e noci di macadamia tritate dentro + polvere di Macadamia per la copertura fuori. Mi piaceva l'idea del sapore intenso e corposo del cioccolato all'arancia, della freschezza al palato conferita dalla panna e il croccante delle noci Macadamia tritate insieme dentro… e che copro il cioccolatino anche fuori.

Le noci di Macadamia hanno un sapore particolare, dolce e delicato. Qui in Italia non sono diffusissime. Una curiosità che mi ha stupito è stata sapere perché vengono vendute sempre senza guscio (a differenza di altra frutta secca che la si può trovare sgusciata o no): per rompere il guscio delle noci di Macadamia occorrerebbe una forza di quasi 150 kg.

A parte questo, trovo che queste particolari noci siano molto buone perché delicate. Ho provato anche il gelato a questo gusto e mi è piaciuto tantissimo. Hanno un sapore molto delicato e croccante, al palato dà un senso di “rotondità”, corposità.
Vi confesso che le vedrei benissimo anche così: "nude e crude", al naturale, intere... solo ricoperte da cioccolato fuso, poi solidificato. Degli snack niente male, no? Magari affiancate da una ciotolina stile made in japan, che fa un sacco chic, di crema di caramello salato. Oppure anziché di cioccolato, intinte nel caramello e fatte colare, cosicché si formi una striscia lunga e una volta solidificata si potrebbe appoggiare la “nocciolina” siffatta, con la punta del caramello all’insù, su un dolce al cucchiaio, che sia una mousse bianca magari, al cioccolato bianco, o al cocco… 

Truffles
cioccolato all’arancia e Macadamia

Ingredienti

200 gr di cioccolato all'arancio (con pezzetti di arancio)
125 ml di panna fresca
½ cucchiaino di liquore all'arancio (Grand Marnier, Cointreau, Aurum .... ma anche qualche goccia di essenza va bene)

Per la copertura
predisponete in diverse ciotoline:

zucchero a velo (a piacere)
noci Macadamia polverizzate 
cacao amaro

In una ciotola spezzettare finemente il cioccolato. 
Scaldare la panna sul fuoco (ma senza farla bollire) e versarla sopra al cioccolato; aggiungere il cucchiaino di liquore (o qualche goccia di essenza all'arancia), coprire e lasciar riposare fino a quando il cioccolato si sarà sciolto. A questo punto mescolare il composto e continuare a girare fino a che la crema non diventi liscia e lucida.

Riporre la ciotola in frigorifero per un paio di ore o comunque fino a che il composto non sia del tutto rappreso.
Togliere dal frigo e con un cucchiaino prelevare un po' di composto per volta formando delle piccole palline e rotolandole tra i palmi delle mani... Io vi suggerirei di farle asimmetriche, nel senso non perfettamente sferiche: per sembrare veri tartufini dovrebbero infatti avere una forma irregolare, quindi le palline fatele meno perfette che potete! Insomma, non metteteci troppo impegno a formarle! 

Rotolare le palline prima nella polvere di Macadamia e poi nel cacao (ricoprendo gli spazi non coperti dalla polvere di Macadamia). Stessa cosa per lo zucchero a velo (se è di vostro gradimento): rotolate prima nella polvere, poi nello zucchero a velo.

Servite in pirottini di carta. Sopra ogni tartufino appoggiarci qualche ricciolo di buccia di arancia (fatto con il
rigalimoni se possibile). Per farlo aderire basterà una goccia di acqua... ma dovrebbe comunque restare semplicemente in equilibrio sul cioccolatino, tra la polvere di Macadamia :)
I tartufi si conservano bene per una decina di giorni al fresco in frigorifero, ancor meglio se mantenuti dentro un contenitore a chiusura ermetica. Ma questo vi interessa solo se riescono a durare così tanto.. ;)  per l’appunto: non sono riuscita a fotografare i tartufini perché li avevo fatti per la sera, per una cena con i parenti… pensavo (speravo) ne avanzassero un po’ e invece…

lunedì 2 marzo 2009

Cheesecake di pere alla panna acida

 Le cheesecake sono un mio pallino. Mi piace da matti farle e mi piace da morire osservarle nella loro compostezza, quasi fossero pignole. Sono eleganti, come cigni, raffinate, precise (forse la mia un tantino meno perché sono ancora un po' inesperta in materia cheesecake, ma mi sto impratichendo:)
Questa cheese è nata dalla voglia di usare la panna acida, che tra l'altro non aveva ancora molti giorni di 'vita'. Peraltro il vero cheesecake prevede proprio la panna acida…
©Manuela Viel